RASSEGNA STAMPA

4 GIUGNO 2000
GILBERTO CORBELLINI
Un esempio di pensiero evoluto
La biografia di Camillo Golgi e il nuovo libro di Edoardo Boncinelli sulle teorie darwiniane contemporanee
Ragionamenti su selezione naturale, medicina e scelte per difendersi dal nuovo oscurantismo
Edoardo Boncinelli, "Le forme della vita", Einaudi, Torino 2000, pagg. 200, L. 24.000
Paolo Mazzarello, "The Hidden Structure. A Scientific Biography of Camillo Golgi", Oxford University Press, New York, 1999 (edizione italiana, "La struttura nascosta. La vita di Camillo Golgi", Cisalpino, Bologna 1996), pagg. XII + 408, $ 90
Come ricorda, nella prefazione al libro di Mazzarello, Gordon Shepherd - autore di un classico nella storia delle neuroscienze, Foundations of the Neuron Doctrine (Oxford University Press 1991) - Camillo Golgi (1843-1926) è riconosciuto come uno dei pionieri della moderna biomedicina, ma in modo "frammentato".
I neurobiologi lo conoscono per la "colorazione di Golgi", la famosa "reazione nera" inventata nel 1873 e premiata con il Nobel nel 1906 (Nobel condiviso con Ramon y Cajal), che rese possibile lo studio a livello istologico del sistema nervoso con tutte le conseguenze che ne sono derivate; i biologi cellulari conoscono "l'apparato di Golgi", una complessa e fondamentale struttura intracellulare che controlla i flussi delle proteine nella cellula, scoperta dal patologo pavese nel 1897; i fisiologi conoscono "l'organo muscolo-tendineo di Golgi"; mentre per i parassitologi il nome dì Golgi è associato alla scoperta dei cicli di sviluppo dei parassiti della malaria umana. Insieme a Giulio Bizzozzero, Golgi, è considerato il fondatore di una tradizione di studi, tipicamente italiana, che è la patologia generale. C'è poi un Golgi meno noto, ovvero il senatore del Regno, dal 1900, che, anche come componente del Consiglio Superiore di Sanità, operò per promuovere la ricerca e la formazione medica, nonché leggi sanitarie, inchieste e interventi utili a risolvere i molti dell'Italia del tempo e a migliorare la salute pubblica.
Nonostante il peso intellettuale di Golgi e l'interesse che questa figura ha sempre suscitato tra gli storici della scienza e della medicina stranieri mancava una biografia scientifica che abbracciasse l'insieme dei suoi studi. Grazie allo storico della medicina Paolo Mazzarello questa lacuna è stata colmata nel 1996, e ora la biografia di Golgi appare anche in inglese. La nuova edizione rende molto bene l'accattivante stile narrativo di Mazzarello, ed è stata integrata con alcune annotazioni sull'evoluzione socio-politica e culturale della Italia nell'età di Golgi. Emerge dalla fluida narrazione un ricco quadro di umanità scientifica e di contributi fondamentali alle scienze della vita in una fase cruciale dello sviluppo culturale dell'Italia, ma soprattutto il carattere meticoloso e puntiglioso del grande istologo e patologo, le sue straordinarie abilità di ricercatore e di maestro, il suo conformismo teoricoscientifico e politico, ma anche la coerenza che lo vide resistere ai tentativi del suo allievo Padre Gemelli di convertirlo in punto di morte.
Se il libro di Mazzarello rappresenta un contributo storico-scientifico essenziale alla ricostruzione di una tradizione italiana di studi biomedici, in particolare istologici e istopatologici, di livello assolutamente eccelso e riconosciuta internazionalmente, l'ultima opera di Boncinelli testimonia l'impegno attuale nella divulgazione scientifica di uno dei non numerosi biologi italiani di portata internazionale.
Fisico di formazione tra i protagonisti della fondazione sperimentale della biologia dello sviluppo, Boncinelli sembra dotato di un'innata capacità di tradurre i problemi della biologia, anche i più complessi, in forme intelligibili e accattivanti. L'ultimo sforzo è dedicato alla teoria dell'evoluzione biologica, e si snoda mettendo progressivamente a fuoco i problemi da cui prende origine la spiegazione darwiniana del cambiamento evolutivo. Passa quindi ad analizzare l'articolazione della teoria della selezione naturale nonché i concetti e le scoperte sviluppati dalla genetica molecolare e dello sviluppo, che hanno dato ulteriore consistenza alla concezione darwiniana (meglio, neodarwiniana) del processo evolutivo. Boncinelli mette sistematicamente a confronto la spiegazione neordarwiniana del divenire delle forme viventi con ipotesi alternative o complementari, mostrando come la prima sia intrinsecamente più coerente e supportata da fatti. Naturalmente non elude i problemi aperti, come quelli dell'origine della vita e dell'evoluzione dell'uomo, ovvero delle nostre peculiarità cognitive.
Particolarmente bello è l'ultimo capitolo del libro, intitolato: "Pensare in termini evoluzionistici". Dopo aver ribadito la "scientificità" della teoria dell'evoluzione, e prima di manifestare la sua adesione a una forma debole del principio antropico sul fatto che la vita e l'uomo si sono evoluti sulla Terra pone di fatto qualche "vincolo alla speculazione sulla natura dell'universo"), Boncinelli svolge una serie di importanti considerazioni sul significato della sperimentazione in biologia e sull'infondatezza e i rischi che cercare nell'evoluzione biologica o nella natura un progetto e dei valori da promuovere attraverso strategie politico-socialí (eugenetiche). Inoltre, sottolinea la necessità di introdurre un approccio evoluzionistico anche ai problemi della medicina, considerando che alcune cause di malattie come gli agenti infettivi rispondono alla logica della selezione naturale e che il nostro corpo e il nostro comportamento sono plasmati selettivamente nella savana del Pleistocene. Infine svolge una riflessione sacrosanta sul fatto che la vita non è alla mercé di un qualsiasi artefice, ma piuttosto ha come peculiare caratteristica che "si difende".
Quest'ultimo è un concetto cruciale nel dibattito in corso sulle biotecnologie, dove si vorrebbe veder prevalere, ormai a stragrande maggioranza, un "principio di precauzione" Quest'ultimo è un concetto derivato dall'esperienza delle passate e attuali conseguenze degli inquinamenti radioattivi e chimici. Boncinelli osserva giustamente che non si possono paragonare i livelli di rischio associati alla diffusione nell'ambiente di sostanze chimiche o, di materiali radioattivi con gli effetti di un'eventuale contaminazione dovuta a organismi geneticamente modificati. Diversi esempi mostrano come non sia affatto facile modificare equilibri sistemici che a vari livelli dell'organizzazione biologica hanno sviluppato modalità molto efficaci per resistere ai cambiamenti. Orbene, l'organizzazione strutturale e funzionale fortemente conservativa dei genomi, vale a dire le difficoltà che si incontrano ad alterarli, nonché le modalità stesse del cambiamento evolutivo consentono di affermare che non si possono paragonare gli effetti di agenti fisici e chimici con quelli di organismi biologici modificati. E di fronte ai gravi problemi alimentari e sanitari che affliggono centinaia di milioni di persone parlare di "prudenza", senza validi presupposti logici ed empirici assume connotati quantomeno moralmente discutibili.
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