RASSEGNA STAMPA

31 MAGGIO 2000
PIETRO GRECO
engelhardt contro la morale globale
Alla Luiss il medico, filosofo, cristiano, protagonista del dibattito bioetico
Un'arringa appassionata contro la morale globale. O meglio, una lucida filippica contro quella sorta di imperativo categorico che è la ricerca di soluzioni ai problemi morali valide sempre, per tutti e in ogni luogo, che molti, qui e là nel mondo, perseguono. E con cui ci perseguitano. Un'analisi stringente, con una piccola provocazione finale. Questa è stata la relazione che H. Tristram Engelhardt Jr., medico e filosofo a Houston, nel Texas, cristiano convinto e praticante, protagonista assoluto nel dibattito bioetico e nella ricerca dei fondamenti etici della società tecnoscientifica, ha tenuto. ieri, nel pomeriggio, presso l'università Luiss di Roma, inaugurando l'attività del nuovo "Osservatorio sulla Bioetica" realizzato dalla Fondazione Luigi Einaudi.
Quello di Engelhardt non è solo un ragionamento profondo e ben meditato. E' un caldo (e saggio) invito ad alienare il nostro spirito critico e un'utile ricetta per esercitare, in concreto, il nostro senso della libertà. Ci conviene, pertanto, seguire l'analisi e prestare attenzione alla proposta di questo strano filosofo che riesce, come davvero pochi altri, a conciliare con rigore e senza sbavature una fervida fede e un illuminismo coerente.
La nostra, sostiene Engelhardt, è una società frammentata. Culturalmente ed eticamente. Ci dividiamo regolarmente su tutto. Persino sui concetti più fondamentali e, in apparenza, più "naturali" (ahi, a quanti errori induce questo termine), come quello di vita e di morte. Questo pluralismo morale dà luogo ad autentiche guerre (non cruente, si spera) tra culture diverse.
Non illudiamoci. Questo conflitto non è sanabile. La diversità culturale e morale è reale. Ed è irriducibile (per fortuna, peraltro). Non c'è infatti alcuna dimensione in cui può comporsi una sintesi morale. Non c'è nessun tavolo negoziale su cui il conflitto tra le culture può essere sanato. La sintesi non può certo essere la religione, perchè sulla religione ci dividiamo. Non possono essere le emozioni, che sono individuali e, per loro natura, poco oggettive. Ma non può essere neppure la ragione, perché anche gli argomenti razionali portano a conclusioni diverse e, spesso, in conflitto.
Insomma, la diversità morale non può essere ridotta. Né in teoria, né in pratica. I due fronti dove oggi si accendono le più aspre battaglie delle grandi guerre culturali sono la politica sanitaria e la bioetica. Prendiamo allora ad esempio un problema bioetico che è, insieme, anche un problema di politica sanitaria: l'aborto.
Tutti sanno che il feto dell'uomo diventa, in genere, una persona. Ma chi ha una morale secolare considera il feto un ente che ha le potenzialità per diventare una persona. Tuttavia il fatto che il feto sia in potenza una persona, non implica che sia già una persona, dotata di tutti i diritti riconosciuti a una persona.
Per chi ha una morale secolare il feto è un essere che ha, certo, i diritti di una persona.
Ma in potenza. Ed è per questo che nella morale secolare l'aborto è accettato quando il feto presenta difetti così gravi che, se divenisse persona e venisse alla luce dopo la gestazione, avrebbe una vita profondamente infelice e renderebbe profondamente infelice la vita dei suoi genitori e di altre persone. Cioè attenterebbe ai diritti, in primo luogo di se stesso e poi degli altri, ad avere una vita ragionevolmente serena e dignitosa.
Chi è portatore di una morale cattolica trova del tutto incomprensibile questo ragionamento. Perchè, alla luce della volontà di Dio, non c'è differenza tra "potenza" ed "essere".Persino la discussione su quando un feto riceve l'anima è irrilevante. Nei piani di Dio il feto è già una persona. Come persona (anche se solo nei "piani di Dio") ha diritto a vivere, qualsiasi sia la sua condizione attuale e futura. Queste due posizioni, la laica e la cattolica, sono incommensurabili. Cioè intrensecamente inconciliabili. Rappresentano una frattura reale nella nostra società. Di esempi simili è possibile farne in numero praticamente già infinito, eppure crescente. Su scala globale vediamo sempre più l'una contro l'altra armata svariate culture: quella religiosa e quella laica, quella cattolica e quella protestante, quella islamica e quella induista, quella orientale e quella occidentale, quella tecnoscientifica e quella new age. Queste culture diverse ci sono sempre state. Ma, probabilmente, mai hanno interagito tutte insieme sulla stessa materia sociale. Insomma, la diversità culturale e morale interagente è ormai tale che, come sostiene Tristram Engelhardt, potremmo definire la nostra società, come la società delle dispute e delle controversie.
Il fatto che egli prenda atto che nella società ci sono diverse morali, e che questa diversità sia irriducibile, non espone Engelhardt all'accusa di relativismo etico. In primo luogo perchè non tutte le morali sono uguali. Ce ne sono alcune meglio fondate di altre. In secondo luogo perchè Engelhardt individua una fonte ben definita di autorità morale: l'individuo e i diritti di cui è portatore. Sui diritti dell'individuo e dei gruppi di individui è possibile non raggiungere la sintesi morale, ma una regolazione pacifica dei rapporti tra le morali. Insomma, la democrazia dei diritti come luogo di compensazione tra interessi etici legittimi in conflitto. Con un unico veto: il veto a ciascuna parte, anche maggioritaria, di imporre la propria morale.
Questa analisi rigorosa del conflitto etico è il trampolino che Tristram Engelhardt, strano tipo di filosofo, utilizza per la sua piccola (e apparente) provocazione. Se la diversità morale è connaturale alla società, se ciascuno di noi è uno "straniero etico" per il suo vicino, se nessuno può rivendicare una "superiorità morale", allora è giusto che il pur necessario compromesso venga lasciato all'autoregolazione tra "pari". E allora sarebbe giusto che la società prevedesse la libera competizione non solo tra le bioetiche, ma anche tra i sistemi sanitari che sono il campo dove quelle bioetiche si concretizzano. La società ideale di Engelhardt è una società in cui liberamente competono un sistema sanitario del Vaticano (improntato all'etica cattolica), un sistema sanitario Islamico, un sistema Agnostico e così via.
Il modello ideale potrebbe avere qualche pecca. Per esempio quella di consentire al più forte di imporsi. E di imporre il suo sistema etico. Ma, se si estende e si articola il concetto del divieto a prevaricare, immaginando per esempio un sistema sanitario uguale per tutti ma che legittima tutte le diverse morali, non è detto che quella di Tristram Engelhardt sia solo l'estrema provocazione di un cristiano illuminista.
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Bioetica