RASSEGNA STAMPA

31 MAGGIO 2000
PIETRO BIANUCCI
Due esperimenti in America e in Italia intaccano un dogma senza smentire la teoria della relatività
Due esperimenti intaccano un dogma: quello secondo cui la velocità della luce è la massima possibile in natura. Sono due esperimenti di tipo diverso, uno americano e uno italiano. Quello americano non è ancora stato pubblicato su una rivista scientifica: i consulenti di Nature lo stanno valutando. L'esperimento italiano invece è già apparso su Physical Review Letters il 22 maggio. Ieri il New York Times riferiva su entrambi, aprendo scenari fantascientifici. In teoria in un universo di particelle più veloci della luce (battezzate tachioni, dal greco takùs, veloce), la causa precede l'effetto, si potrebbe addirittura tornare indietro nel tempo per modificare il passato. La realtà scientifica è diversa: in alcune condizioni molto particolari il "muro della luce" viene infranto, senza tuttavia violare né la teoria della relatività di Einstein né la nostra esperienza quotidiana, che esclude - ahimè - i viaggi nel tempo. Protagonista dell'esperimento americano è Lijun Wang, origini cinesi, dottorato di ricerca conseguito nel 1992 alla Rochester University, specialista in fisica dei laser. Nel suo esperimento, compiuto a Princeton, un impulso luminoso entra in una scatola e qui viene potenziato con una tecnica laser eccitando e diseccitando tutti insieme degli atomi di cesio.
Risultato: l'impulso luminoso sembra viaggiare a una velocità ben 300 volte maggiore della "normale" velocità della luce nel vuoto, che è di 300 mila km al secondo. L'esperimento italiano, compiuto in un istituto del Cnr di Firenze, utilizza invece microonde e indica che la "velocità di gruppo" e di fase (non quella del segnale) risulta del 25 per cento superiore a quella della luce.
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