| Due esperimenti in America e in Italia intaccano un dogma senza
smentire la teoria della relatività | Due esperimenti intaccano un dogma: quello secondo cui la velocità
della luce è la massima possibile in natura. Sono due esperimenti di
tipo diverso, uno americano e uno italiano. Quello americano non è
ancora stato pubblicato su una rivista scientifica: i consulenti di
Nature lo stanno valutando. L'esperimento italiano invece è già
apparso su Physical Review Letters il 22 maggio. Ieri il New York
Times riferiva su entrambi, aprendo scenari fantascientifici. In teoria
in un universo di particelle più veloci della luce (battezzate tachioni,
dal greco takùs, veloce), la causa precede l'effetto, si potrebbe
addirittura tornare indietro nel tempo per modificare il passato. La
realtà scientifica è diversa: in alcune condizioni molto particolari il
"muro della luce" viene infranto, senza tuttavia violare né la teoria
della relatività di Einstein né la nostra esperienza quotidiana, che
esclude - ahimè - i viaggi nel tempo. Protagonista dell'esperimento
americano è Lijun Wang, origini cinesi, dottorato di ricerca
conseguito nel 1992 alla Rochester University, specialista in fisica
dei laser. Nel suo esperimento, compiuto a Princeton, un impulso
luminoso entra in una scatola e qui viene potenziato con una tecnica
laser eccitando e diseccitando tutti insieme degli atomi di cesio.
Risultato: l'impulso luminoso sembra viaggiare a una velocità ben
300 volte maggiore della "normale" velocità della luce nel vuoto,
che è di 300 mila km al secondo. L'esperimento italiano, compiuto
in un istituto del Cnr di Firenze, utilizza invece microonde e indica
che la "velocità di gruppo" e di fase (non quella del segnale) risulta
del 25 per cento superiore a quella della luce. |