Manichei, gli eretici che conobbero la luceFurono combattuti dagli imperatori romani e dai primi cristiani. Si difesero portando il loro messaggio dalla Spagna alla Cina Una corrente religiosa sopravvissuta sino ai nostri giorni. Esce la prima raccolta di testi in
italiano |
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| "Il Manicheismo. Antologia dei testi", a cura di Aldo
Magris, Morcelliana, pp. 398, 40.000 lire | Che senso ha oggi parlare dei manichei e della loro religione che si propagò dalla Spagna alla
Cina per oltre un millennio? Che cosa può suggerirci ancora Mani, il fondatore, che fuse nel suo
credo le dottrine di Buddha, Zarathustra e Gesù, nonché alcune suggestioni della letteratura
apocalittica ebraica? È difficile offrire una risposta precisa, anche perché la raccolta del corpus
manicheo è in corso di stampa (presso la Brepols di Turnhout) e molti scritti
attendono di essere interpretati. Intanto esce la prima raccolta di testi in italiano: l'ha
curata Aldo Magris per Morcelliana, si intitola Il Manicheismo . A prescindere dalla
sistemazione di questo lascito che occuperà per anni gli specialisti, resta il fatto che
numerose tracce di quel mondo fiorito tra il III e il XIII secolo della nostra era
continuano a sopravvivere nel contemporaneo. Lo stesso aggettivo "manicheo" indica
l'atteggiamento di chi condanna un'idea contrapponendone un'altra degna di esclusiva
esaltazione. È l'ultimo residuo della lotta tra la Luce e le Tenebre, tra Dio e la materia
della cosmogonia di Mani. È una convinzione che permea il pensiero dell'Occidente:
si applica alle nostre categorie di giudizio allorché definiamo senza sfumature una
certa cosa Bene e un'altra Male. Anche il dualismo tra anima e corpo, che tanto
interessa la psicoanalisi, si ritrova in un frammento scoperto a Turfan, scritto in
mediopersiano. In tal caso la separazione non è netta: l'anima non è solo una entità
spirituale e il corpo un puro dato anatomico, giacché per Mani il nostro involucro di
carne ha uno spirito perverso che ne guida le manifestazioni maligne, soprattutto
aggressività e concupiscenza. Numerose sorprese riserva la morale manichea. Nel
libro di Magris, in un capitolo tradotto dal copto da Claudio Gianotto, ci si accosta a
idee che riflettono l'atteggiamento della solidarietà globale: "Abbiamo misericordia
gli uni degli altri, in modo che anche noi riceviamo misericordia; perdoniamoci l'un
l'altro, in modo che anche noi siamo perdonati". Quest'altro passo ricorda la tarda
filosofia greca: "Tutti si affannano perché vogliono guadagnare qualche cosa per la
loro anima; tutti sono spaventati e sconvolti perché vogliono salvare la propria vita".
Non sono che esempi di una spiritualità sorta presso Babilonia (Mani nacque nel 216
in un sobborgo di Ctesifonte) e che raggiunse - attraverso la Via della seta - India e
Cina, che seppe coinvolgere le più disparate religioni e influenzò alcune sètte del
nostro medioevo, come gli Albigesi. Anzi, presso la tribù turca degli Uigùri, fu
religione di Stato sino al XV secolo; stando all'importante saggio di Lieu sul
manicheismo (pubblicato a Tubinga nel 1992), sopravvisse in Cina in piccole
comunità sino ad epoche recenti. Il carattere camaleontico di questa religione fu anche
la sua forza; inoltre, a differenza del giudaismo e del cristianesimo, essa si presentò
sempre come un sistema compiuto e l'unico autore di riferimento fu il medesimo
Mani, tanto nei principi pratici che in quelli teorici. Per questo è riuscita a passare
indenne attraverso i secoli e le forme espressive. Egli fece miracoli e prodigi come
Cristo, come lui morì dopo una lunga sofferenza (scorticato e impagliato, quindi
esposto al ludibrio); a Gesù rivolse l'ultima preghiera. Il manicheismo parlava di
salvezza, di redenzione, praticava il battesimo e la confessione, anche se con
differenze rispetto al cristianesimo. Sant'Agostino fu manicheo per un decennio e poi
si trasformò in acerrimo nemico. I suoi scritti contro questa religione occupano ben
tre volumi dell'opera completa in corso presso l'editrice Città Nuova (sino ad oggi ne
è uscito uno solo, che contiene le Due anime e la Natura del Bene ). Gli imperatori
romani della decadenza colpirono duramente i manichei. Si conoscono editti di
Teodosio I e II, Valentiniano I e III: chiusura dei luoghi di culto, confisca dei beni,
esilio perpetuo, distruzione dei libri. Giustiniano nel 527 comminava per la prima
volta la pena di morte. Ma quella religione innamorata della luce si spostava, si
sottraeva. Per Mani gli esseri luminosi non sanno reagire e il Padre li soccorre
decidendo da "se stesso". Anche se in aramaico, la lingua che Mani parlava, "se
stesso" si dice nafsha' , ovvero "la propria anima". Ed è quindi la "sua propria
anima" che Dio evoca come personaggio a sé stante e invia a combattere. |