| Il santone indiano e la pseudoscienza | Sapete cos'è il grande "Gnomone", protagonista della decima settimana della cultura scientifica in corso a Firenze fino al 28 di maggio? Lo "Gnomone fiorentino" (dal greco "gnomos") è "un'asta, uno stilo di adeguata lunghezza e conveniente orientazione, la cui ombra serve per segnare le ore negli orologi solari".La sua costruzione è dovuta al grande matematico Paolo Toscanelli che alla fine del XV secolo fece installate sulla brunelleschiana Cupola di Santa Maria del Fiore la bronzina che costituisce il foro "stenopeico" dello Gnomone per stabilire l'istante del Solstizio d'estate. Ebbene, in alcuni giorni di questa fine maggio (il 23, 26, 30) e di giugno(l, 17, 21, 26) sarà possibile osservare il passaggio del Sole al grande "Gnonome" della Cupola del Duomo dì Firenze, un modo spettacolare con cui la Settimana si propone di stimolare l'interesse verso la cultura scientifica."Un concetto che da noi non ha avuto grande fortuna" precisa Paolo Galluzzi, direttore del Museo fiorentino di Storia della Scienza e della Tecnica. "Con il termine "cultura scientifica", infatti, intendemmo reinserire nel concetto di "cultura" i
contenuti della Scienza e della Tecnica per superare quella separatezza che spesso li ha accompagnati. Cerchiamo di spiegare, insomma, che nel mondo di oggi (e in quello di domani nel quale vivranno i nostri figli e i nostri nipoti), saper discutere di morale serve per affrontare i problemi posti, per esempio, dalla biologia molecolare.
| In sostanza, professor Galluzzi, lei ripropone il tema dell'unità della cultura, che fu peculiare dell'Umanesimo? |
"Un tema importante da affrontare senza utopie e velleitarismi. L'unità che poteva essere raggiunta dai grandi intellettuali del Quattrocento, oggi è improponibile per la complessità e lo specialismo i cui livelli impegnano la divisione del lavoro. Da un lato, la ricerca affida ad una èlite il raggiungimento di frontiere sempre più avanzate della conoscenza, dall'altro, la funzione della cultura da parte dei cittadini pone un problema di democrazia. Ed è qui che si deve compiere il grande sforzo di riunificazione della cultura a cominciare dalla scuola. Perché l'università resta divisa per facoltà che costituiscono delle barriere per uno studente di Lettere che, se non segue un corso di Filosofia della Scienza, sente parlare di argomenti scientifici, mentre un ingegnere o un fisico non conosce la storia delle sue discipline".
| La riforma affronta questi problemi? |
"Non mi sembra. Anche nella scuola media superiore si ha grande cura per il miglioramento e l'ammodernamento delle scienze ma non ci si pone nella prospettiva di una "cultura scientifica". Il discorso resta però pedagogico, non si compie uno sforzo per inserire nell'insegnamento la consapevolezza che la scienza è profondamente intrecciata con la cultura e con la società"
| Lei pone anche il tema della morale. Paolo Rossi in "Naufragi senza spettatore" sostiene che l'uomo non si riscatta affidandosi alla scienza e alla tecnica come tali ma in un rapporto con la morale, la politica, la religione. E' questo lo scarto dinanzi al quale oggi ci troviamo? |
"Ma è sempre stato così. Se guardiamo alle questioni di cui oggi sì discute
in una prospettiva storica, percepiamo subito che nelle diverse epoche gli
sviluppi più avanzati della ricerca scientifica hanno determinato un vero e
proprio trauma intellettuale. Oggi la differenza è nel controllo di queste informazioni da parte della gente, negli strumenti che devono garantirlo consentendo di esprimere un giudizio maturo. Quando il Papa o una qualsiasi autorità religiosa, pone un divieto in nome di un principio assoluto di fede o di un sistema morale immodificabile, i laici non sono nelle condizioni di sviluppare una riflessione su questioni che spesso sfuggono a chi non ha una conoscenza scientifica, mentre chi ce l'ha non ha nessuna attitudine o interesse per un ragionamento morale che ha implicazioni sul piano civile e sociale. Ci si limita a dire che gli scienziati devono fare i conti con la politica, mentre il mondo della morale lancia i suoi appelli. Ma i due mondi continuano ad andare per conto loro"
| Che rapporto c'è fra scienza e tecnologia
"Io sono abbastanza contrario ad accettare il discorso del candore della scienza e delle colpe della tecnica. Sono la stessa cosa. Oggi, richiamando le discipline più avanzate, si parla di "tecnoscienza" cioè l'intreccio programmatico fra la teoria e l'applicazione. Certo, i punti di vista sono diversi. Dipende se puntiamo a investimenti verso ricerche finalizzate o se manteniamo forte l'investimento nelle ricerche di base fondamentali. Un discorso che percorre tutti i paesi del mondo e che vede l'Europa e gli Stati Uniti su posizioni abbastanza diverse dal Giappone, che ha sempre puntato alla ricerca finalizzata"
| C'è un aforisma di Novalis che dice "Se vedi un gigante guarda l'ombra del sole, potrebbe essere l'ombra di un pigmeo".Lo cita Margerita Hack per metterci in guardia dalla invadenza delle pseudoscienze. Sono un pericolo?|
"E' un tema eterno. Se oggi a noi sembra gigantesco è perché, a differenza del passato, i media amplificano questi fenomeni in tempo reale a tutto il mondo. Per me non sono in sé molto preoccupanti, salvo che assumano la forma di rifiuto delle scienze e della razionalità sulla base di credenze e superstizioni. Oggi c'è una forte tendenza alle medicine alternative, il New Age, l'astrologia, fenomeni di ritorno che pensavamo definitivamente superati dopo il positivismo. E' giusto battersi contro il paranormale o i miracoli, ma bisogna anche chiedersi perché assistiamo a questi fenomeni di ritorno. Da un lato bisogna domandarsi se nella percezione collettiva del sapere scientifico e tecnico non ci sia qualcosa che è avvertito come una minaccia e, dall'altro lato, se l'aspetto sacerdotale rimosso del sapere scientifico, non generi bisogno di avere un diretto e più intuitivo rapporto con il sapere, con il santone indiano piuttosto che con il fisico di Harward. Anche da qui vengono indicazioni precise per l'unità della cultura e per la necessità di portarla più vicino alla gente. L'unico modo per combattere la pseudoscienza è una cultura di base nella quale l'informazione sia soprattutto critica, anche nei confronti della
scienza e della tecnica, sfuggendo la celebrazione, la propaganda e una esaltazione lontana dalla cultura. Altrimenti vincerà il santone" |
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