Dottori in prognosi molto
riservataMezzo secolo di prassi terapeutiche: l'analisi critica
di Cagli sul decadimento della disciplina Lati negativi: il ricorso eccessivo a esami di laboratorio e il
ritardo nelle strutture e nella tecnologia Si preferiscono amministratori a buoni studiosi. E accanto c'è anche la crisi dell'opera infermieristica |
| Allievo di maestri quali il biologo Aldo Spirito, il patologo Guido
Vernoni e il clinico Cesare Frugoni, il professor Vito Cagli -
direttore del Centro per lo studio e la cura dell'ipertensione -, nel
suo più recente lavoro (Viaggio attorno al mio studio.
Riflessioni di fine secolo sulla medicina e non solo, per i tipi
della Editmabi) guarda agli ultimi cinquant'anni della medicina in
Italia, potremmo dire, con occhio clinico, non scevro da critiche
pungenti ma anche ben consapevole dei meriti della tradizione
clinica italiana. Una tradizione,questa,che sulla scia di Maurizio
Bufalini, di Augusto Murri, di Cesare Frugoni e con il successivo
apporto di clinici quali Giuseppe Giunchi e Mario Austoni è
caratterizzata da un estremo rigore epistemologico teso al
controllo più severo di ogni affermazione. "Nella clinica come
nella vita - diceva Murri ai suoi allievi - bisogna dunque avere un
preconcetto, uno solo, ma inalienabile - il preconcetto che tutto
ciò che si afferma e che par vero può essere falso: bisogna farsi
una regola costante di criticare tutto e tutti, prima di credere:
bisogna domandare sempre come primo dovere, perchè devo io
credere questo?". E Cagli, parlando di Murri, ne ricorda un altro
grande insegnamento: "Per la formazione di un retto criterio
medico sarebbe di beneficio incalcolabile una cattedra di Storia
della medicina o, meglio degli errori medici; l'esame critico di
questi errori costituirebbe il più utile insegnamento di logica
medica". Quello di Murri - rammenta Cagli - fu un lavoro di un
autentico scienziato che - umilmente, si avvicinava al letto del
malato, parlava con lui, esaminandolo accuratamente con i propri
occhi, con le proprie mani, con le proprie orecchie. Di Murri e di
medici come Murri il Cagli non ne fa dei miti. E, tuttavia, egli fa
presente, c'è sempre bisogno di qualcuno a cui guardare -
soprattutto ai nostri giorni, giacché: "trasformare ogni dirigente in
un travèt può forse aiutare a tenere in ordine le pratiche
amministrative, ma non può riuscire a dare un servizio di qualità,
a creare organizzazioni innovative, a fare qualcosa che non tutti
sanno fare. Non so - annota amaramente il Cagli - se sia peggiore
lo spettacolo di un medico che comanda o quello di uno che
avrebbe stoffa e capacità per guidare gli altri ridotto alla
mediocrità". Sarebbe bene, se fosse possibile evitare l'una e l'altra
cosa. Ma, intanto: le riforme dell'Università che hanno non di rado
consegnato l'insegnamento a mediocri i quali, a loro volta, hanno
prodotto allievi ancor più mediocri; l'abolizione della libera
docenza (che avrebbe dovuto essere mantenuta nella sua serietà
selettiva) che non ha favorito la formazione scientifica del medico
- tanto che "oggi, scomparso ogni tipo di revisione alla fonte, si
vedono arrivare nelle poche riviste mediche italiane superstiti
lavori non solo metodologicamente carenti, ma anche scritti in
una prosa che meriterebbe sì la pubblicazione ma... nel "museo
degli orrori""; un ricorso eccessivo agli esami di laboratorio
(anche ai più costosi) o alle ospedalizzazione indiscriminata; il
ritardo nella costruzione dei nuovi ospedali; la non acquisizione in
tempo utile di nuove tecnologie; il "contentino" della dirigenza
"offerto come un'offa ad una classe medica da controllare" - sono
questi tutti elementi che inducono il Cagli a delineare un quadro
"pieno di ombre". E a ciò si aggiunga il decadimento della
formazione infermieristica - Cagli, a tal proposito, mette a
confronto l'eccellente Scuola per Infermieri professionali della
Croce Rossa guidata a Roma da Anna Platter con quanto avvenuto
negli ultimi anni, durante i quali egli ha visto allieve e allievi
disinteressati, ignoranti, maleducati, "con qualche eccezione,
s'intende". E siffatto decadimento nella formazione degli
infermieri ha avuto - per chi, come Cagli, ne è stato accorto
testimone - pesanti riflessi nelle corsie degli ospedali "perchè la
perdita dello "spirito di servizio" nell'assistenza infermieristica
non è stata compensata da alcune punte di maggiore elevazione
culturale registrabile soprattutto nei settori specialistici".
Ovviamente, Cagli è attento anche a tutti gli sforzi che nella
ricerca medico-biologica e nell'assistenza ospedaliera si sono fatti
negli ultimi cinquanta anni. "Le istituzioni - ha scritto Karl
Popper - sono come le fortezze, resistono se è buona la
guarnigione". E la buona guarnigione di ricercatori e clinici e
organizzatori che hanno aiutato la sanità italiana a crescere viene
passata in rassegna negli agili capitoli del libro di Cagli, ricchi di
annotazioni storiche, di riflessioni epistemologiche, di prese di
posizione etiche, spesso di amare considerazioni politiche, e di
affettuosi e riconoscenti ricordi dei maestri e degli amici
scomparsi. Libri, riviste, fogli sparsi nel suo studio portano quasi
per mano il Cagli a inseguire i fili che si intrecciano nel tessuto
della sanità in Italia; e questo lavoro egli lo svolge con estrema
sensibilità umana e un invidiabile patrimonio culturale. |