RASSEGNA STAMPA

25 MAGGIO 2000
DARIO ANTISERI
Dottori in prognosi molto riservata
Mezzo secolo di prassi terapeutiche: l'analisi critica di Cagli sul decadimento della disciplina
Lati negativi: il ricorso eccessivo a esami di laboratorio e il ritardo nelle strutture e nella tecnologia
Si preferiscono amministratori a buoni studiosi. E accanto c'è anche la crisi dell'opera infermieristica
Allievo di maestri quali il biologo Aldo Spirito, il patologo Guido Vernoni e il clinico Cesare Frugoni, il professor Vito Cagli - direttore del Centro per lo studio e la cura dell'ipertensione -, nel suo più recente lavoro (Viaggio attorno al mio studio.
Riflessioni di fine secolo sulla medicina e non solo, per i tipi della Editmabi) guarda agli ultimi cinquant'anni della medicina in Italia, potremmo dire, con occhio clinico, non scevro da critiche pungenti ma anche ben consapevole dei meriti della tradizione clinica italiana. Una tradizione,questa,che sulla scia di Maurizio Bufalini, di Augusto Murri, di Cesare Frugoni e con il successivo apporto di clinici quali Giuseppe Giunchi e Mario Austoni è caratterizzata da un estremo rigore epistemologico teso al controllo più severo di ogni affermazione. "Nella clinica come nella vita - diceva Murri ai suoi allievi - bisogna dunque avere un preconcetto, uno solo, ma inalienabile - il preconcetto che tutto ciò che si afferma e che par vero può essere falso: bisogna farsi una regola costante di criticare tutto e tutti, prima di credere: bisogna domandare sempre come primo dovere, perchè devo io credere questo?". E Cagli, parlando di Murri, ne ricorda un altro grande insegnamento: "Per la formazione di un retto criterio medico sarebbe di beneficio incalcolabile una cattedra di Storia della medicina o, meglio degli errori medici; l'esame critico di questi errori costituirebbe il più utile insegnamento di logica medica". Quello di Murri - rammenta Cagli - fu un lavoro di un autentico scienziato che - umilmente, si avvicinava al letto del malato, parlava con lui, esaminandolo accuratamente con i propri occhi, con le proprie mani, con le proprie orecchie. Di Murri e di medici come Murri il Cagli non ne fa dei miti. E, tuttavia, egli fa presente, c'è sempre bisogno di qualcuno a cui guardare - soprattutto ai nostri giorni, giacché: "trasformare ogni dirigente in un travèt può forse aiutare a tenere in ordine le pratiche amministrative, ma non può riuscire a dare un servizio di qualità, a creare organizzazioni innovative, a fare qualcosa che non tutti sanno fare. Non so - annota amaramente il Cagli - se sia peggiore lo spettacolo di un medico che comanda o quello di uno che avrebbe stoffa e capacità per guidare gli altri ridotto alla mediocrità". Sarebbe bene, se fosse possibile evitare l'una e l'altra cosa. Ma, intanto: le riforme dell'Università che hanno non di rado consegnato l'insegnamento a mediocri i quali, a loro volta, hanno prodotto allievi ancor più mediocri; l'abolizione della libera docenza (che avrebbe dovuto essere mantenuta nella sua serietà selettiva) che non ha favorito la formazione scientifica del medico - tanto che "oggi, scomparso ogni tipo di revisione alla fonte, si vedono arrivare nelle poche riviste mediche italiane superstiti lavori non solo metodologicamente carenti, ma anche scritti in una prosa che meriterebbe sì la pubblicazione ma... nel "museo degli orrori""; un ricorso eccessivo agli esami di laboratorio (anche ai più costosi) o alle ospedalizzazione indiscriminata; il ritardo nella costruzione dei nuovi ospedali; la non acquisizione in tempo utile di nuove tecnologie; il "contentino" della dirigenza "offerto come un'offa ad una classe medica da controllare" - sono questi tutti elementi che inducono il Cagli a delineare un quadro "pieno di ombre". E a ciò si aggiunga il decadimento della formazione infermieristica - Cagli, a tal proposito, mette a confronto l'eccellente Scuola per Infermieri professionali della Croce Rossa guidata a Roma da Anna Platter con quanto avvenuto negli ultimi anni, durante i quali egli ha visto allieve e allievi disinteressati, ignoranti, maleducati, "con qualche eccezione, s'intende". E siffatto decadimento nella formazione degli infermieri ha avuto - per chi, come Cagli, ne è stato accorto testimone - pesanti riflessi nelle corsie degli ospedali "perchè la perdita dello "spirito di servizio" nell'assistenza infermieristica non è stata compensata da alcune punte di maggiore elevazione culturale registrabile soprattutto nei settori specialistici". Ovviamente, Cagli è attento anche a tutti gli sforzi che nella ricerca medico-biologica e nell'assistenza ospedaliera si sono fatti negli ultimi cinquanta anni. "Le istituzioni - ha scritto Karl Popper - sono come le fortezze, resistono se è buona la guarnigione". E la buona guarnigione di ricercatori e clinici e organizzatori che hanno aiutato la sanità italiana a crescere viene passata in rassegna negli agili capitoli del libro di Cagli, ricchi di annotazioni storiche, di riflessioni epistemologiche, di prese di posizione etiche, spesso di amare considerazioni politiche, e di affettuosi e riconoscenti ricordi dei maestri e degli amici scomparsi. Libri, riviste, fogli sparsi nel suo studio portano quasi per mano il Cagli a inseguire i fili che si intrecciano nel tessuto della sanità in Italia; e questo lavoro egli lo svolge con estrema sensibilità umana e un invidiabile patrimonio culturale.
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