RASSEGNA STAMPA

24 MAGGIO 2000
LUIGI DELL'AGLIO
E lo scienziato scoprì l'uomo
Cabibbo: grazie alla fede, nasce una nuova coscienza sociale
Contributo decisivo per risolvere i problemi dei Paesi più poveri e per uno sviluppo sostenibile del pianeta
Per il fisico, presidente della pontificia Accademia delle Scienze, il Giubileo dei ricercatori, in corso in Vaticano, rappresenta un momento importante per riflettere sull'impatto di acquisizioni e nuove tecnologie sulle persone E sulle conseguenti responsabilità. Ma anche per fare il punto sugli scenari futuri dell'indagine su materia e cosmo
"Con l'enciclica Fides et ratio, il Papa ha detto essenzialmente agli scienziati: non dimenticate che dovete occuparvi anche della tutela della persona umana. La Chiesa chiede alla comunità scientifica una grande attenzione alle questioni nuove dell'umanità. La persona umana subisce l'impatto delle modificazioni sociali prodotte anche dalla tecnologia". Il professor Nicola Cabibbo, presidente della Pontificia Accademia delle scienze, ordinario di Fisica delle particelle all'università La Sapienza di Roma, vede nel Giubileo degli scienziati un evento di grande importanza ai fini del dialogo tra scienza e fede. L'arrivo di tanti fisici, biologi, cosmologi, informatici, astronomi, è l'occasione per una riflessione che la scienza compie su se stessa e sulle grandi sfide del secolo.
La persona umana è minacciata. E non solo dalle guerre.
"È chiaro: negli ultimi cento anni, la scienza ha permesso un grandissimo sviluppo di tecnologie che stanno cambiando la società ma ora deve tener presente il rispetto della persona umana.
Questo aspetto che il Papa definisce "sapienziale", perchè attiene alla saggezza e alla responsabilità morale. Ma questo è anche il punto di contatto riconosciuto da entrambi i soggetti del dialogo, la Chiesa da un lato e la comunità scientifica dall'altro".
Nei fatti, la scienza come sta rispondendo all'appello della Chiesa?
"Molto bene. Un esempio evidente è l'Accademia Pontificia delle scienze, alla quale gli scienziati partecipano in quanto scienziati.
Però riconoscono, in tutto il suo valore, l'invito della Chiesa a concentrarsi sui problemi aperti dell'umanità, come la sorte dei Paesi meno sviluppati".
Il dialogo tra scienza e fede non è mai stato così vivace, eppure i rischi per la persona umana non sono mai stati così forti.
"Il Giubileo degli scienziati è un segno di un dialogo aperto e fattivo. Un dialogo nuovo: sono finite le contrapposizioni.
L'invito della Chiesa è rivolto a tutti gli scienziati. Vengono a questo incontro anche per discutere del futuro della scienza. Lo scienziato è il primo a valutare gli effetti positivi e negativi che le sue scoperte potranno avere sull'umanità".
Qualche ricercatore ha detto: che belle scoperte facciamo, ma speriamo che nessuno se ne accorga. È una boutade?
"Non è realistico questo atteggiamento. Ma è chiaro che la responsabilità dell'applicazione della tecnologia ricade sull'industria, sui governi, e sulla comunità internazionale".
Ci vogliono incontri interdisciplinari come questo per chiarire gli obiettivi della scienza.
"Certo. L'anno scorso, a Budapest, l'Unesco ne aveva organizzato uno sul tema: scienza e società. Ma il mondo cattolico ha cominciato da molto tempo a toccare questo tasto; è sceso in anticipo su questo terreno di lavoro. La Fides et ratio è anche un invito a tornare all'epoca in cui non c'era distinzione tra scienza, filosofia e pensiero. Allora l'umanità era più consapevole e la cultura non era divisa in compartimenti stagni".
Le sfide da affrontare sono tante.
"L'umanità sta crescendo notevolmente dal punto di vista quantitativo. Il contributo della scienza è essenziale, se non altro per garantire approvvigionamenti alimentari. Per rendere sostenibile lo sviluppo. Per trovare nuove fonti di energia. Una volta l'uomo era ospite del pianeta; oggi ne condiziona la vita, ne modifica il volto e la struttura (vedi la deforestazione e la desertificazione). Ora la scienza ha il compito di valutare l'impatto e di progettare soluzioni per mitigarlo. La responsabilità dello scienziato è molto aumentata: lui deve saper indicare come gestire questo sviluppo".
Tardano ad arrivare progetti fattibili sulle energie pulite e rinnovabili.
"I progetti ci sono. Si va dal solare alle forme pulite dell'energia nucleare. Ma siamo ancora lontani dalla possibilità di applicare massicciamente queste forme di energia. Mentre aumenta sempre più l'applicazione delle energie tradizionali, cioè dei combustibili fossili".
La fisica che cosa promette per questo secolo?
"Nei prossimi decenni ci attendiamo sicuramente conoscenze nuove sulla natura delle particelle elementari. Qui stiamo parlando di quelle che sono le frontiere più avanzate della conoscenza. Ci sono tante idee in corso. Esperimenti di grande valore saranno eseguiti fra qualche anno (a Ginevra entrerà in funzione il nuovo acceleratore del Cern, che aprirà nuove possibilità di sperimentazione). Ne vedremo delle belle, come si dice".
Si aprono nuove prospettive per la ricerca cosmologica?
"La recente foto dell'universo primordiale ha fornito ulteriori conferme alla teoria del Big Bang. Ora, a livello di osservazioni, l'obiettivo è raccogliere la massima informazione possibile sull'universo subito dopo il Big Bang. Sono in atto altri esperimenti su satelliti (quella foto, un vero scoop, era stata ottenuta con mezzi relativamente modesti). Fra qualche anno, voleranno satelliti che dovrebbero fornirci immagini molto più precise. A livello teorico, l'attenzione si rivolge invece soprattutto a quelli che furono i primi istanti del Big Bang, della palla di fuoco".
Ma come risalire all'ora zero dell'universo?
"Naturalmente in quella fase è difficile trovare conferme sperimentali alla teoria. Ma potremo dimostrare la coerenza interna di tutto l'impianto teorico. C'è un modo indiretto, che sicuramente ci darà informazioni utili: si tratta degli esperimenti di fisica delle alte energie. Potremo esplorare il comportamento delle particelle ad altissima energia, che corrispondono a quelle che dovevano essere le particelle di un universo estremamente caldo. Ogni ulteriore elemento che raccogliamo sul comportamento delle particelle ci insegnerà qualcosa di utile, anzi di prezioso, per conoscere quali caratteristiche ebbe il momento iniziale dell'universo".
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