RASSEGNA STAMPA

23 MAGGIO 2000
CARLO GRANDE
Un fondatore di Greenpeace accusa gli ex compagni: "Siete estremisti e dannosi"
La sua foto sui ghiacci di Terranova, mentre abbraccia un cucciolo di foca per impedire che venga ucciso a bastonate dai cacciatori di pellicce, nel 1978 fece il giro del mondo. Il canadese Patrick Moore ha fondato Greenpeace (e l'ha diretta per 15 anni) ha ballato sugli Zodiac davanti alla chiglia delle petroliere americane e delle baleniere giapponesi, era nel porto di Auckland quando l'ammiraglia ecologista Rainbow Warrior venne affondata dai servizi segreti francesi, e ci scappò anche un morto. Ora, co n qualche capello in meno e parecchi anni in più, fa il portavoce di una multinazionale del legname e nei suoi saggi, pubblicati in Nordamerica, accusa gli ambientalisti (tutti, dal Wwf alla "Rainforest Foundation", compresi i suoi ex colleghi di Greenpeace) di essere estremisti, gente "irrazionale" e "dannosa", perché molti degli allarmi ambientali lanciati negli Anni Settanta e Ottanta non non hanno più ragione di esistere. I test nucleari nel Pacifico sono finiti, afferma, le balene e gli elefanti non r ischiano più di estinguersi, la bomba demografica è quasi disinnescata e stiamo migliorando la qualità dell'aria e dell'acqua. Rivendica i suoi studi universitari di Ecologia e ridicolizza Sting e Di Caprio, colpevoli di essere saltati sul "vagone ecologico": "Non credo che Leonardo abbia profonde conoscenze di biologia molecolare". Dice di essere tuttora un ambientalista e di rappresentare una voce scientifica indipendente nel campo degli studi forestali. Che gli ecologisti sono contro la scienza, contro il mondo degli affari, contro la civiltà e persino contro gli esseri umani. Che non ne poteva più di essere "contro" tre o quattro cosa ogni santo giorno. Che Greenpeace fa ancora cose importanti, ma che in definitiva non ama le soluzioni, ma i conflitti e i "bad guys", i "ragazzi terribili" che fanno gli attivisti. A 52 anni la parabola (o l'impennata, dipende dai punti di vista) dell'ex "cattivo ragazzo" ha creato sconcerto, frustrazione, rabbia. Gli ecologisti lo considerano un traditore ("Giuda ha avuto il buon gusto di impiccarsi dopo aver tradito Gesù", ha scritto un attivista di scarso buon gusto), gli ex amici di Greenpeace dicono che è andato fuori di testa. Il "Forest Action Network" gli dà del "grassone bugiardo", e in un sito su Internet (http://www.fanweb.org/patrick-moore/liar.html) smentisce punto per p unto le sue tesi. A ogni "bugia" (dieci in tutto) il naso di Moore cresce come quello di Pinocchio. Tra gli ambientalisti Moore è ormai un isolato: si dice che se ne sia andato dall'associazione ambientalista più carismatica e combattiva del mondo perché ormai privo di potere. Ma lui non si dà per vinto e continua a chiosare sull'eco-spauracchio dei "veleni invisibili" (gli studi scientifici non hanno dimostrato collegamenti tra pesticidi e tumori, afferma), sulla crescita annuale nei Paesi industrializzati delle foreste (un ghiotto 0,2%), sull'impossibilità di riconvertire tutta l'agricoltura a base di pesticidi in agricoltura biologica, perché saremo costretti a tagliare le foreste e farne campi coltivabili, sull'industria del tabacco e delle "diete sbagliate", contro cui dovrebbero prendersela di più gli ecologisti. Peccato che Moore, scrive la "Forest Action Network", lavori per la stessa azienda che aveva curato l'immagine della Exxon dopo il disastro della petroliera Valdez, e che faceva da PR anche alla Union Carbide, industria proprietaria in India dell'impianto di Bophal, esploso nella notte fra il 2 e il 3 dicembre 1984 provocando circa duemilacinquecento morti e mezzo milione di sfollati.
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