| Un fondatore di Greenpeace accusa gli ex compagni: "Siete
estremisti e dannosi" | La sua foto sui ghiacci di Terranova, mentre abbraccia
un cucciolo di foca per impedire che venga ucciso a bastonate dai
cacciatori di pellicce, nel 1978 fece il giro del mondo. Il canadese
Patrick Moore ha fondato Greenpeace (e l'ha diretta per 15 anni) ha
ballato sugli Zodiac davanti alla chiglia delle petroliere americane e
delle baleniere giapponesi, era nel porto di Auckland quando
l'ammiraglia ecologista Rainbow Warrior venne affondata dai servizi
segreti francesi, e ci scappò anche un morto. Ora, co n qualche
capello in meno e parecchi anni in più, fa il portavoce di una
multinazionale del legname e nei suoi saggi, pubblicati in
Nordamerica, accusa gli ambientalisti (tutti, dal Wwf alla
"Rainforest Foundation", compresi i suoi ex colleghi di Greenpeace)
di essere estremisti, gente "irrazionale" e "dannosa", perché molti
degli allarmi ambientali lanciati negli Anni Settanta e Ottanta non
non hanno più ragione di esistere. I test nucleari nel Pacifico sono
finiti, afferma, le balene e gli elefanti non r ischiano più di
estinguersi, la bomba demografica è quasi disinnescata e stiamo
migliorando la qualità dell'aria e dell'acqua. Rivendica i suoi studi
universitari di Ecologia e ridicolizza Sting e Di Caprio, colpevoli di
essere saltati sul "vagone ecologico": "Non credo che Leonardo
abbia profonde conoscenze di biologia molecolare". Dice di essere
tuttora un ambientalista e di rappresentare una voce scientifica
indipendente nel campo degli studi forestali. Che gli ecologisti sono
contro la scienza, contro il mondo degli affari, contro la civiltà e
persino contro gli esseri umani. Che non ne poteva più di essere
"contro" tre o quattro cosa ogni santo giorno. Che Greenpeace fa
ancora cose importanti, ma che in definitiva non ama le soluzioni, ma
i conflitti e i "bad guys", i "ragazzi terribili" che fanno gli attivisti. A
52 anni la parabola (o l'impennata, dipende dai punti di vista) dell'ex
"cattivo ragazzo" ha creato sconcerto, frustrazione, rabbia. Gli
ecologisti lo considerano un traditore ("Giuda ha avuto il buon gusto
di impiccarsi dopo aver tradito Gesù", ha scritto un attivista di
scarso buon gusto), gli ex amici di Greenpeace dicono che è andato
fuori di testa. Il "Forest Action Network" gli dà del "grassone
bugiardo", e in un sito su Internet
(http://www.fanweb.org/patrick-moore/liar.html) smentisce punto per
p unto le sue tesi. A ogni "bugia" (dieci in tutto) il naso di Moore
cresce come quello di Pinocchio. Tra gli ambientalisti Moore è ormai
un isolato: si dice che se ne sia andato dall'associazione
ambientalista più carismatica e combattiva del mondo perché ormai
privo di potere. Ma lui non si dà per vinto e continua a chiosare
sull'eco-spauracchio dei "veleni invisibili" (gli studi scientifici non
hanno dimostrato collegamenti tra pesticidi e tumori, afferma), sulla
crescita annuale nei Paesi industrializzati delle foreste (un ghiotto
0,2%), sull'impossibilità di riconvertire tutta l'agricoltura a base di
pesticidi in agricoltura biologica, perché saremo costretti a tagliare
le foreste e farne campi coltivabili, sull'industria del tabacco e delle
"diete sbagliate", contro cui dovrebbero prendersela di più gli
ecologisti. Peccato che Moore, scrive la "Forest Action Network",
lavori per la stessa azienda che aveva curato l'immagine della Exxon
dopo il disastro della petroliera Valdez, e che faceva da PR anche alla
Union Carbide, industria proprietaria in India dell'impianto di
Bophal, esploso nella notte fra il 2 e il 3 dicembre 1984 provocando
circa duemilacinquecento morti e mezzo milione di sfollati. |