MEDICINA E FILOSOFIA| Il nostro corpo, libro per leggere pensieri nascosti |
| La questione del rapporto tra mente e corpo, che ha appassionato tante generazioni di studiosi e di
clinici, si pone oggi in termini molto differenti da quelli prospettati quasi quattro secoli fa da Cartesio (il
quale riteneva che la mente umana, res cogitans, fosse del tutto indipendente dal corpo, relegato nella
res extensa). Oggi appare evidente, infatti, che la psiche è profondamente radicata nel soma, mentre,
d'altro canto, il soma è ampiamente pervaso dalla psiche. Cerchiamo di riassumere di seguito in poche
parole alcune delle evidenze che la ricerca e la clinica ci forniscono oggi su quest'argomento.
Considerando che le nuove sperimentazioni degli ultimi trent'anni si sono mosse sul terreno di trovare
risposte a molti degli antichi quesiti posti dalla filosofia
La psiche è profondamente radicata nel soma in quanto l'attività mentale è strettamente dipendente dal
funzionamento di quella parte altamente specializzata del soma che è il cervello. Senza cervello non
esiste attività psichica. Ad ogni evento psichico (emozione, ricordo, percezione, ecc.) corrisponde
sempre un evento cerebrale più o meno complesso. Questa oggi non è più un'ipotesi, ma una certezza:
le tecniche di visualizzazione del funzionamento del cervello in vivo, come la tomografia ad emissione di
positroni (PET), permettono oggi di studiare direttamente gli eventi di attivazione o disattivazione delle
diverse aree cerebrali che si accompagnano ai vari eventi mentali. Ciò vale, naturalmente, sia per gli
eventi mentali "normali" che per quelli "patologici" (come, ad esempio, le ossessioni e le allucinazioni).
Tuttavia, il fatto che si comincino oggi ad evidenziare gli eventi cerebrali che si accompagnano agli
eventi psichici patologici non autorizza affatto ad affermare, come fanno alcuni psichiatri e
neuroscienziati riduzionisti, che le malattie mentali sono tutte "malattie del cervello". Infatti, in alcune
malattie mentali l'evento cerebrale è realmente "primario" rispetto all'evento psichico (cioè, se si vuole
usare un'espressione più semplice, ma meno precisa, l'evento cerebrale "causa" l'evento psichico), ma
in altre l'evento cerebrale è invece "secondario" rispetto all'evento psichico (cioè, è soltanto un riflesso
di quell'evento). Ad esempio, ci sono alcune depressioni (le quali si manifestano indipendentemente da
qualsiasi fattore psicosociale e si alternano regolarmente a periodi di esaltazione) in cui l'evento
cerebrale è verosimilmente "primario", ed altre depressioni (più o meno chiaramente legate a fattori
psicologici) in cui l'evento cerebrale, comunque presente, è verosimilmente "secondario".
Se da un lato la psiche è profondamente radicata nel soma, è ampiamente pervaso dalla psiche. La
lingua tedesca è, a questo proposito, più espressiva della nostra, perché possiede due parole diverse
per indicare il corpo inteso come compagine anatomica (Kòrper) e il corpo com'è vissuto dall'individuo
che lo possiede (Leib). La clinica ci pone oggi di fronte, accanto alla moltitudine delle affezioni del
corpo-Kòrper, anche a varie affezioni del corpo-Leib. Tali sono, ad esempio, le sindromi da
somatizzazione (in cui una parte del corpo viene ingiustificatamente vissuta come deforme) e l'anoressia
mentale (in cui la persona vive il suo corpo come grasso mentre il peso corporeo è assai al di sotto di
quello minimo in rapporto all'età e alla statura). Naturalmente queste persone non sono affatto "malati
immaginari": il loro disturbo, con la relativa sofferenza e disabilità, è del tutto reale. Esso riguarda però il
Leib, non il Kòrper.
È ovvio che il medico moderno deve essere ben consapevole di questa stretta compenetrazione tra
psiche e soma. Egli non può più pensare che il suo unico oggetto di indagini e di intervento sia il soma,
o meglio, il Kòrper del suo assistito. D'altra parte, nessuna persona attenta e colta può oggi ancora
rappresentarsi la mente ed il corpo come quelle due entità nettamente separate ed indipendenti di cui
parlava Cartesio. |