I geni dell'uomo| Scoperto il gene delle facili illusioni |
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| Richard Lewontin, "It Ain't Necessarily So: The Dream
of the Human Genome and Other Illusions", New York, Review of Books, New York 2000, pagg. 330, $ 24.95 | "Ci vuole un certo coraggio morale per accettare il
messaggio dell'ignoranza scientifica, con tutto ciò che
esso comporta", scrive Richard Lewontin,
complimentandosi con Ruth Hubbard e Elijah Wald per
aver scritto, nel 1994, il primo libro che ricostruiva
lucidamente i modi di produrre e manipolare
l'informazione sulla genetica da parte di scienziati,
medici, giornalisti, case farmaceutiche e compagnie
assicurative. In realtà a denunciare le illusioni della
"genomania" che è seguita al varo del Progetto Genoma
Umano - e alla strategia propagandistica adottata dai
suoi promotori, basata sul determinismo genetico e sulla
promessa che, a sequenziazione ultimata, sarà possibile
debellare ogni genere di malattia, a partire dal cancro -
era stato proprio Lewontin, nel '91, con una serie di
trasmissioni radiofoniche poi raccolte in Biologia e
ideologia. La dottrina del Dna (Bollati Boringhieri).
La denuncia è ora ribadita, con una batteria di argomenti
che coinvolge ogni aspetto delle scienze della vita, in It
Ain't Necessarily So. Lewontin vi raccoglie i saggi
pubblicati dall'83 a oggi sulla "New York Review of
Books" (in parte tradotti sulla "Rivista dei Libri"), e vi
aggiunge le discussioni che ne seguirono e alcuni
illuminanti "prologhi" di aggiornamento ai capitoli più
importanti. Si tratta di recensioni di libri, ma che diventano
occasioni per svolgere un'attività di divulgazione e di
critica della scienza che ha pochi eguali per lucidità e
competenza nel panorama intellettuale odierno.
I temi vanno dalla fallacia dei test di misura
dell'intelligenza all'inaffidabilità delle indagini sociologiche
sui costumi sessuali, dal darwinismo all'embriologia, dagli
studi sul cervello all'eugenetica al femminismo.
L'antideterminismo in biologia, come suggerisce il titolo, è
il collante che li unisce.
Lewontin è uno dei più stimati biologi contemporanei, e
non c'è niente di antiscientifico nel suo atteggiamento.
Egli sa bene che di progressi in campo biologico se ne
sono avuti, e li descrive con accuratezza. Si limita solo a
far notare che quasi mai essi hanno a che vedere con il
Progetto Genoma e con le sue altisonanti aspirazioni. La
sua simpatia va a biologi più indipendenti, e più attenti alla
diversità genetica: tra i quali Craig Venter, soprattutto
nella fase in cui sosteneva che il sequenziamento
completo del Dna non è particolarmente utile a causa
delle ridondanza del patrimonio genetico.
Al contrario della maggior parte degli scienziati, Lewontin
ha il coraggio di porre l'accento su ciò che non
sappiamo, e che probabilmente non potremo mai sapere,
smascherando i venditori di facili illusioni. Ma egli non si
limita a sostenere che le nostre conoscenze sul
funzionamento del Dna, sul sistema nervoso o sullo
sviluppo degli esseri viventi sono molto più limitate di
quanto si creda. In certi campi esistono delle vere e
proprie impossibilità concettuali, che rendono vano e
illusorio intraprendere certe ricerche, e disonesto
presentarle come la premessa per la lotta contro il cancro
o contro la fibrosi cistica. Due esempi non scelti a caso:
rispetto al cancro secondo Lewontin i progressi degli
ultimi anni sono derivati da un affinamento di tecniche che
già esistevano, e non dal Progetto Genoma; e le terapie
geniche per la fibrosi cistica possono ben dirsi l'emblema
dei progressi annunciati che invece non arrivano.
Da dieci anni non vi è aspetto della vita sociale o
individuale che non venga attribuito ai geni. L'idea
deterministica secondo cui "sarebbero i geni a farci,
anima e corpo" è diventata vulgata corrente. Non c'è
giorno che non si scoprano "geni per la schizofrenia,
geni per al sensibilità agli inquinanti industriali e alle
condizioni pericolose di lavoro, geni per la criminalità e la
violenza, geni per il divorzio e geni per il vagabondaggio":
"qualsiasi malattia, fisica psichica o sociale, nonché
qualsiasi perturbazione del corpo politico o somatico
viene attribuita all'azione dei geni". Ma lo scetticismo di
Lewontin su tutto ciò si basa in realtà su ciò che ogni
biologo sa, o dovrebbe sapere. La fallacia del
determinismo genetico consiste nel supporre che i geni
"facciano" l'organismo. Ma ciò è falso: "In base a un
principio fondamentale della biologia dello sviluppo, gli
organismi sono sottoposti a uno sviluppo continuo, dal
concepimento alla morte, uno sviluppo che è l'irripetibile
conseguenza dell'interazione dei geni all'interno delle
cellule, della sequenza temporale di ambienti attraversata
dagli organismi e dei processi cellulari casuali che
determinano la vita, la morte e le trasformazioni delle
cellule".
Ogni individuo è geneticamente diverso da un altro. Ma
Lewontin sa bene - e lo dice - che la sua visione
antideterministica della biologia ha molte più difficoltà a
sfondare sul piano della comunicazione, mentre il
determinismo è traducibile direttamente in slogan semplici
ed efficaci. Per questo, anche solo per fare
dell'informazione puntuale e non trionfalistica (ma
neppure, ovviamente, catastrofistica), è necessaria una
certa dose di coraggio morale. |