RASSEGNA STAMPA

7 MAGGIO 2000
ARMANDO MASSARENTI
I geni dell'uomo
Scoperto il gene delle facili illusioni
Richard Lewontin, "It Ain't Necessarily So: The Dream of the Human Genome and Other Illusions", New York, Review of Books, New York 2000, pagg. 330, $ 24.95
"Ci vuole un certo coraggio morale per accettare il messaggio dell'ignoranza scientifica, con tutto ciò che esso comporta", scrive Richard Lewontin, complimentandosi con Ruth Hubbard e Elijah Wald per aver scritto, nel 1994, il primo libro che ricostruiva lucidamente i modi di produrre e manipolare l'informazione sulla genetica da parte di scienziati, medici, giornalisti, case farmaceutiche e compagnie assicurative. In realtà a denunciare le illusioni della "genomania" che è seguita al varo del Progetto Genoma Umano - e alla strategia propagandistica adottata dai suoi promotori, basata sul determinismo genetico e sulla promessa che, a sequenziazione ultimata, sarà possibile debellare ogni genere di malattia, a partire dal cancro - era stato proprio Lewontin, nel '91, con una serie di trasmissioni radiofoniche poi raccolte in Biologia e ideologia. La dottrina del Dna (Bollati Boringhieri).
La denuncia è ora ribadita, con una batteria di argomenti che coinvolge ogni aspetto delle scienze della vita, in It Ain't Necessarily So. Lewontin vi raccoglie i saggi pubblicati dall'83 a oggi sulla "New York Review of Books" (in parte tradotti sulla "Rivista dei Libri"), e vi aggiunge le discussioni che ne seguirono e alcuni illuminanti "prologhi" di aggiornamento ai capitoli più importanti. Si tratta di recensioni di libri, ma che diventano occasioni per svolgere un'attività di divulgazione e di critica della scienza che ha pochi eguali per lucidità e competenza nel panorama intellettuale odierno.
I temi vanno dalla fallacia dei test di misura dell'intelligenza all'inaffidabilità delle indagini sociologiche sui costumi sessuali, dal darwinismo all'embriologia, dagli studi sul cervello all'eugenetica al femminismo.
L'antideterminismo in biologia, come suggerisce il titolo, è il collante che li unisce.
Lewontin è uno dei più stimati biologi contemporanei, e non c'è niente di antiscientifico nel suo atteggiamento.
Egli sa bene che di progressi in campo biologico se ne sono avuti, e li descrive con accuratezza. Si limita solo a far notare che quasi mai essi hanno a che vedere con il Progetto Genoma e con le sue altisonanti aspirazioni. La sua simpatia va a biologi più indipendenti, e più attenti alla diversità genetica: tra i quali Craig Venter, soprattutto nella fase in cui sosteneva che il sequenziamento completo del Dna non è particolarmente utile a causa delle ridondanza del patrimonio genetico.
Al contrario della maggior parte degli scienziati, Lewontin ha il coraggio di porre l'accento su ciò che non sappiamo, e che probabilmente non potremo mai sapere, smascherando i venditori di facili illusioni. Ma egli non si limita a sostenere che le nostre conoscenze sul funzionamento del Dna, sul sistema nervoso o sullo sviluppo degli esseri viventi sono molto più limitate di quanto si creda. In certi campi esistono delle vere e proprie impossibilità concettuali, che rendono vano e illusorio intraprendere certe ricerche, e disonesto presentarle come la premessa per la lotta contro il cancro o contro la fibrosi cistica. Due esempi non scelti a caso: rispetto al cancro secondo Lewontin i progressi degli ultimi anni sono derivati da un affinamento di tecniche che già esistevano, e non dal Progetto Genoma; e le terapie geniche per la fibrosi cistica possono ben dirsi l'emblema dei progressi annunciati che invece non arrivano.
Da dieci anni non vi è aspetto della vita sociale o individuale che non venga attribuito ai geni. L'idea deterministica secondo cui "sarebbero i geni a farci, anima e corpo" è diventata vulgata corrente. Non c'è giorno che non si scoprano "geni per la schizofrenia, geni per al sensibilità agli inquinanti industriali e alle condizioni pericolose di lavoro, geni per la criminalità e la violenza, geni per il divorzio e geni per il vagabondaggio": "qualsiasi malattia, fisica psichica o sociale, nonché qualsiasi perturbazione del corpo politico o somatico viene attribuita all'azione dei geni". Ma lo scetticismo di Lewontin su tutto ciò si basa in realtà su ciò che ogni biologo sa, o dovrebbe sapere. La fallacia del determinismo genetico consiste nel supporre che i geni "facciano" l'organismo. Ma ciò è falso: "In base a un principio fondamentale della biologia dello sviluppo, gli organismi sono sottoposti a uno sviluppo continuo, dal concepimento alla morte, uno sviluppo che è l'irripetibile conseguenza dell'interazione dei geni all'interno delle cellule, della sequenza temporale di ambienti attraversata dagli organismi e dei processi cellulari casuali che determinano la vita, la morte e le trasformazioni delle cellule".
Ogni individuo è geneticamente diverso da un altro. Ma Lewontin sa bene - e lo dice - che la sua visione antideterministica della biologia ha molte più difficoltà a sfondare sul piano della comunicazione, mentre il determinismo è traducibile direttamente in slogan semplici ed efficaci. Per questo, anche solo per fare dell'informazione puntuale e non trionfalistica (ma neppure, ovviamente, catastrofistica), è necessaria una certa dose di coraggio morale.
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