RASSEGNA STAMPA

30 APRILE 2000
ALESSANDRO ARMATI
Anche Gandhi è nato ad Atene
Il primo non violento della storia è stato Socrate: ne parliamo con Giovanni Reale
"Come Gesù non ci ha lasciato scritti. Ma la loro morte è radicalmente diversa"
"Fuori dalla cristianità non c'è che Socrate. Tu, o natura nobile e semplice, tu eri veramente un riformatore". Queste parole di Kierkegaard sono state scelte dallo storico della filosofia antica Giovanni Reale, tra i massimi interpreti contemporanei del pensiero greco, come citazione iniziale del suo libro Socrate. Alla scoperta della sapienza umana, nelle librerie tra pochi giorni per Rizzoli. Esse sono un sigillo lirico che rende bene l'idea del Socrate che esce dalle pagine, ovviamente più speculative e intepretative, di Reale: un Socrate che ha rivoluzionato dall'interno l'oralità tipica dei greci, che ha introdotto un'idea dell'anima, e di vita come "cura dell'anima", destinata a passare poi nel cristianesimo e ad entrare nel Dna della cultura occidentale, ma anche un Socrate teorico e pratico della non violenza, un iniziato al logos per cui la libertà dell'uomo stava nella vittoria sugli istinti di sopraffazione... Ma forse di tutto questo è meglio parlare direttamente con l'autore.
Professor Reale, per lei Socrate è l'eroe dell'oralità...
"La mia tesi è che la filosofia è nata all'interno dell'oralità greca.
Ma non quella di Omero e di Esiodo, che parlavano per narrazioni e immagini, bensì di una nuova forma che chiameremo dialettica, perché introduceva un modo nuovo di pensare e di ragionare: non più solo per immagini, ma per logica. Di questa oralità l'eroe assoluto fu Socrate, che non scrivendo nulla portò alle estreme conseguenze l'oralità tipica dei greci, però rivoluzionandola dall'interno. Da qui, vista l'estrema difficoltà di ricordare correttamente discorsi non in metrica, nascerà poi il dialogo scritto; a cominciare dai discepoli di Socrate, tra i quali il più celebre è Platone".
Proprio per questo fatto di non avere scritto nulla Socrate viene spesso avvicinato ad altri grandi "maestri" come Cristo e Buddha. Ha senso questo paragone?
"Le ragioni per cui Socrate non ha scritto nulla sono storicamente molto chiare, bisogna tenerlo presente, però c'è una verità di fondo. Lasciamo stare Buddha, Cristo è molto più chiaro. Cristo ha fatto esattamente quello che Socrate teorizza: ha scritto le cose più importanti nell'animo dell'uomo e non nei rotoli di carta.
Avrebbe potuto scrivere dei capolavori, ma non l'ha fatto perché riteneva più completo il dialogo di anima con anima. E insegnanti e professori di oggi non dovrebbero mai dimenticarlo".
Socrate è stato spesso paragonato a Cristo anche per altri motivi. Uno per tutti la sua condanna a morte, a furor di popolo. E anche nel suo sottomettersi alle leggi e lasciarsi uccidere Socrate assomiglia a Cristo. Usando un'espressione di Simone Weil, è lecito vedere in Socrate delle "intuizioni precristiane"?
"Tra Socrate e Cristo c'è una sostanziale differenza, e proprio nel modo di affrontare la morte: Socrate muore felice, Cristo disperato. La filosofia greca assume l'atteggiamento di mettere in parentesi la morte, e quindi tende a rimuoverla. Cristo invece, con la sua vita, ci ha detto che la morte è veramente il male più grande che c'è per gli uomini".
Alla fine dunque Cristo risulta più umano di Socrate?
"Sì".
E questo anche se Socrate ha risposto all'enigma "conosci te stesso" scritto sul tempio di Delfi con una filosofia che riconosce i limiti dell'uomo, benché non li ritenga assoluti...
"Conoscere se stessi per Socrate significa arrivare a "sapere di non sapere". Solo Dio sa in modo assoluto. Mentre l'unica sapienza a "misura d'uomo" è la filo-sofia, la quale non è un "possesso" ma una "ricerca di sapienza". L'uomo è sempre in viaggio. Chi perde questo senso della filosofia pecca di superbia. Ribaltando la cosa con Kierkegaard: "L'ignoranza di Socrate era una specie di timore di Dio o di culto di Dio"".
Deriva qualcosa da questa teoria della conoscenza?
"La scoperta più straordinaria di Socrate: che l'uomo è la sua anima e che egli deve, se vuole essere perfettamente uomo, curarsi per prima cosa dell'anima. Con quest'idea Socrate ha determinato la specificità della cultura occidentale. È l'umanesimo. Molti studiosi credono che quella dell'anima sia una dottrina creata dal cristianesimo. Mentre il cristianesimo l'ha desunta dai greci".
Ma l'idea di vita come cura dell'anima non porta a un dualismo corpo-spirito?
"No. Il corpo per Socrate è uno strumento necessario. C'è solo un primato assiologico dell'anima. È Platone che poi accetterà più pesantemente il dualismo".
Lei parla di Socrate anche come il primo ad aver formulato e praticato la rivoluzione della non-violenza. Molto prima di Gandhi quindi?
"Certamente. Per Socrate non bisognava mai scendere a patti con la forza: l'unica arma che egli ammetteva era la persuasione, nei confronti degli uomini ma anche dello Stato. Occorreva vincere con-vincendo, andando contro l'istinto, e in nessun'altra maniera.
Una sola più alta forma di non violenza conoscerà l'umanità dopo Socrate, quella dell'agape, dell'amore cristiano: ma, questa, alla grecità rimase totalmente sconosciuta. Quella di Socrate era una non-violenza più intellettuale".
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vedi anche
Storia della filosofia