RASSEGNA STAMPA

29 APRILE 2000
ELIO MARAONE
Bausola tra fede, ragione e dialogo
Un uomo schivo che seppe dimostrare grande fermezza nel governo dell'ateneo
Un uomo che, pur onorando la logica, riconosce l'insufficienza dei procedimenti puramente logici, e che è disposto a confrontarsi anche con ciò che appare inconoscibile: in primo luogo e soprattutto Dio, che gli si rivela in modo inesauribile. In questo autoritratto immaginario ma non troppo di Friedrich Wilhelm Schelling (specialmente dell'ultimo, quello dell'Essenza della libertà umana)avrebbe amato probabilmente rispecchiarsi Adriano Bausola, il grande filosofo teoretico e rettore dell'Università cattolica del Sacro cuore morto ieri mattina al Policlinico Gemelli di Roma. Una predilezione, quella per Schelling, che si consolida nel lungo studio del filosofo tedesco (distillato negli anni Sessanta in saggi irrinunciabili), e che si esprime, arrischiamo, in un parziale calco biografico. Come Schelling, il provinciale Bausola (è nato ad Ovada, nell'Alessandrino, il 22 dicembre 1930) lucida i suoi precoci talenti nella grande città. A Milano, alla Cattolica, si laurea in filosofia con Gustavo Bontadini, il sottile maestro della neoscolastica del Novecento, al quale si deve anche la prima formazione di Emanuele Severino. Come Schelling (e qui interrompiamo il parallelo, ma potremmo continuare) Bausola è studiosissimo, curioso di tutto.
Incoraggiato da Sofia Vanni Rovighi. si applica al pensiero crociano, prendendo da questo distanze via via più nette; subisce il fascino di Pascal e di Leibniz, ma è molto attratto da quello più moderno e problematico di Brentano e John Dewey. È l'avvio, già tesissimo, di un arco di ricerca che porterà Bausola a cercare - quando possibile - i punti di convergenza fra pensiero cattolico e pensiero laico, soprattutto sui grandi temi etici, e sin dentro le regioni estreme dell'esistenzialismo. Sul piano teoretico, e per dirla altrimenti, le permanenti direzioni di indagine del filosofo sono quella etica (fondazione della morale), quella antropologica (il problema della libertà), quella della cultura (della cultura cristiana in particolare) e quella della metifisica. In saggi e lezioni (dal 1962 è libero docente di Filosofia morale; nel 1970 vince la cattedra di Storia della filosofia alla Cattolica) dimostra come sia possibile, e fecondo, il legame fra ricostruzione storico-biografica e ripensamento critico, alla luce - dichiarata - del pensiero cattolico. Nell'insieme, egli esprime sino all'ultimo (anche attraverso contributi a riviste e convegni internazionali) una posizione volta, attraverso l'instancabile dialogo con le più interessanti prospettive della filosofia contemporanea, al rovesciamento di ogni concezione statica del sapere. Uomo di dialogo, ma non di cedimenti, curioso di tutto, ma non sincretista, fedele alla Chiesa e pronto a spendersi pubblicamente per essa anche nei momenti di maggiore incertezza e smarrimento del mondo scientifico (e non soltanto scientifico), lo schivo, riservato, a volte timido Bausola si rivela, quasi a sorpresa, grande organizzatore e uomo d'azione negli anni Settanta e Ottanta. Così difficili - tra l'altro - per la presenza organizzata dei cattolici nella società. Dal 1974 al 1983 è preside della Facoltà di Lettere e filosofia alla Cattolica. Nel 1983 è designato all'unanimità rettore dell'ateneo, che reggerà per 15, intensi anni. La situazione, anche economica, è delicata. Bausola, con la sua opera discreta, tenace, restituisce all'università prestigio e tranquillità. Nascono tre nuove facoltà (Seconda di Economia, Lingue e Letterature straniere, Economia di Piacenza), il Centro di ricerca in scienze biomediche a Campobasso, quindici scuole di specializzazione.
Nel quindicennio di rettorato gli studenti passano da 21 mila a 40 mila. Negli ultimi anni, aggravato dal male che sopporta con esemplare pazienza, dà un importante contributo, quale vicepresidente del Comitato scientifico, alle Settimane sociali dei cattolici promosse dalla Conferenza episcopale. Adriano Bausola è stato, nella vita e nelle opere, un incomparabile testimone della fede. Saranno certamente molti a dargliene atto, nella Santa messa di suffragio che sarà celebrata alle 10 di oggi nella chiesa centrale del "Gemelli" di Roma da monsignor Giovanni Battista Re, sostituto della Segreteria di Stato. E saranno altrettanto numerosi, nella "sua" Milano, i partecipanti ai funerali che avranno luogo alle 10 di martedì 2 maggio in Sant'Ambrogio.
La liturgia sarà presieduta da un suo dichiarato estimatore, il cardinale arcivescovo Carlo Maria Martini.
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