RASSEGNA STAMPA

27 APRILE 2000
editoriale
Fecondazione assistita. E' possibile trasmettere ai figli il proprio Dna
Eccezionale scoperta all'European Hospital di Roma di un'équipe di medici italiani, francesi e spagnoli "L'ovocita in prestito sarà solo un contenitore"
"Il patrimonio genetico della donna sterile può essere immesso nell'ovulo della donatrice"
e Ermanno Greco, capo dell'equipe di ricercatori. "E anche la soluzione per le persone di una certa età"
MA Raccontiamola in brutta. E' come quando svuotate un avocado per farcirlo con i gamberetti in salsa rosa. E' come il melone al porto, con solo il porto. E' come cucinare le coquilles St. Jaques ripiene di kunghi, ma senza il mollusco. E' come l'uovo, senza il rosso, ma con parte della chiara. E' la scoperta scientifica che permetterà alle molte coppie che ricorrono alla fecondazione assistita di avere un figlio con il proprio patrimonio genetico. Una scoperta rivoluzionaria che un'équipe mista ha portato a termine dopo un anno di ricerca. Sì tratta di un gruppo di ricercatori italiani, francesi e spagnoli che hanno messo a punto una tecnica in grado di permettere alle donne di trasmettere comunque il proprio patrimonio genetico all'interno dell'ovulo della donatrice.
Lo studio è pubblicato nel numero di "Human reproduction" che uscirà oggi. Alla ricerca, condotta da Jan Tesarik, del Laboratoire d'Eylau a Parigi, hanno partecipato Ermanno Greco, dello European Hospital di Roma, Carmen Mendoza, dell'università spagnola di Granada e Zolt Nagy, della clinica brasiliana Roger Abdelmassih, di San Paolo. La tecnica permette di ottenere la fusione della membrana di due ovociti, quello prelevato dalla donna infertile e quello della donatrice, e per trasferire il nucleo (la struttura della cellula che contiene il patrimonio genetico) del primo all'interno del secondo ovulo, una volta privato del suo nucleo. Ciò significa permettere ad una donna infertile di avere un figlio concepito utilizzando il proprio patrimonio genetico e quello del suo partner, come se nell'intervento fosse stato utilizzato il suo ovocita.
La tecnica, secondo i ricercatori, potrà essere di aiuto soprattutto nei casi di aborti ripetuti, quando l'embrione non riesce ad attecchire e a svilupparsi a causa di un difetto nel materiale della cellula che circonda l'ovulo, il citoplasma.
Per il momento, hanno detto i ricercatori, nessun ovulo così modificato è stato trasferito a causa delle restrizioni alla ricerca sugli embrioni esistenti in Francia, Spagna e Italia. La tecnica è simile a quella utilizzata per trasferire il nucleo cellulare negli esperimenti sulla clonazione, ma si distingue perché anziché stimoli elettrici sì utilizzano metodi chimici e meccanici. Nel primo caso si utilizzano composti organici in grado di legarsi al nucleo; nel secondo una microiniezione simile a quella della Icsi, la tecnica di fecondazione assistita che permette di trasferire un solo spermatozoo all'interno dell'ovulo.

Il professor Ermanno Greco, andrologo, direttore del centro di medicina e chirurgia della riproduzione all'European Hospital, è a capo dell'équipe che per circa un anno ha lavorato a questa nuova tecnica di fecondazione assistita. Ci spiega come e perché, d'ora in avanti, una coppia che non può avere figli e che è ricorsa alla fecondazione eterologa, cioè con l'ovulo di una donatrice, potrà ora avere figli con il proprio patrimonio genetico.
Professor Greco, cosa cambia esattamente con questa scoperta?
"Questa tecnica potrà permettere a tutti quelli che usufruiranno della donazione di ovuli, che vogliono utilizzare la donazione perché è una cosa ancora un po' sospesa in Italia, di avere un figlio con un' proprio patrimonio genetico. Un figlio proprio a tutti gli effetti. Perché, cosa abbiamo potuto riprodurre con il nostro esperimento? Abbiamo potuto trasferire il nucleo che porta la maggior parte del materiale genetico da un uovo di una paziente, da una cellula vuota di una paziente, all'uovo di una donatrice che era stato precedentemente privato appunto del nucleo. Quindi abbiamo ricostituito una cellula nuova che ha come nucleo, cioè come materiale genetico, il materiale genetico della paziente.Ma come citoplasma, che è la parte che permette poi al nucleo di esprimersi, che realizza le potenzialità del nucleo, quello di una donatrice. Cioè di una donna giovane per mezzo della quale si può ovviare a tutti quei difetti dell'impianto degli embrioni".
Questo ovulo, questo futuro bambino, non avrà nulla del patrimonio genetico del donatore?
"Dunque, c'è una parte del Dna del donatore che è però il Dna mitocondriale. I mitocondri in genere non intervengono nella trasmissione del genoma vero e proprio. Però intervengono per alcune funzioni dell'organismo sempre. Tipo il controllo del metabolismo, di alcuni aminoacidi ecc ecc. Questi sono presenti. Però noi dobbiamo pensare questo che alcune tecniche precedenti per rinforzare l'uovo di una paziente per esempio anziana, pazienti che avevano fatto diversi tentativi, trasferivano il citoplasma dall'uovo di una donatrice all'uovo di una ricevente. In questa maniera noi avevamo un mix del materiale mitocondriale perché univamo sia quello della donatrice che della ricevente. Invece con questa nuova tecnica noi abbiamo se non altro un materiale mitocondriale puro che appartiene a una sola persona. Comunque questa tecnica, a prescindere dalla fecondazione, potrebbe essere utilizzata in tutti quei pazienti che hanno malattie del metabolismo, e quindi in cui si rende necessario il trasferimento del nucleo in un citoplasma che non è malato. Sono malattie molto rare".
A quali pazienti è consigliata questa terapia?
"Nella fecondazione in vitro è consigliata a quei pazienti, diciamo intorno ai 38/39 anni, che non hanno dunque superato i quarant'anni, che hanno fatto diverse fecondazioni in vitro con diversi tentativi andati male. La novità della scoperta sta nel fatto che la fusione tra il nucleo della paziente e il citoplasma della donatrice viene fatto in maniera chimica e non in maniera fisica attraverso un'elettrofusione. Questo consente di non attivare artificialmente l'uovo e quindi consente un risultato più naturate, ecco".
L'avete già sperimentato su alcune pazienti?
"No non ancora, per motivi etici. Fin quando non ci sarà una legge che dirà quello che si potrà fare o non fare dal punto di vista pratico non possiamo realizzarlo. Però la ricerca va avanti e poi offre delle disponibilità magari in altri casi dove si potrà fare. L'importante è la ricerca. La ricerca è stata eseguita interamente a Roma, all'European Hospital. Ci abbiamo lavorato un anno".
Nell'articolo pubblicato dalla rivista Human reproduction che ha reso noti i vostri risultati si fa un riferimento all'utilizzo di questa tecnica per la clonazione
"Nei paesi dove la clonazione è consentita, questa è una tecnica che può essere utilizzata. Mi riferisco alla tecnica del trasferimento del nucleo. Però il nostro scopo non è quello di utilizzarlo nella clonazione, forse gli inglesi lo faranno".
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vedi anche
La legge sulla fecondazione