RASSEGNA STAMPA

26 APRILE 2000
FULVIO SCAPARRO
LA VIA INGLESE ALLA BIOETICA
Quando c'Ŕ da sbrogliare una matassa intricata non Ŕ opportuno prendere un bandolo e tirare. Si rischia di formare nodi tanto stretti da dovere rinunciare all'operazione. Da un po' di tempo a questa parte, Blair e i suoi consiglieri sembrano avere adottato, in tema di educazione e politiche della famiglia, la linea dell'"afferra un bandolo della matassa e tira". Prendiamo l'ultima proposta di istituire un'anagrafe speciale per i nati con inseminazione artificiale. Venendo da un Paese che Ŕ all'avanguardia nella ricerca sulle tecniche di fecondazione, quanto propone il ministero della SanitÓ britannico va preso con la dovuta serietÓ. L'intento del registro speciale dei nati grazie alla donazione di sperma Ŕ quello di assicurare a questi bambini la massima trasparenza sulle loro origini genetiche, un diritto che avrebbe un valore superiore a quello alla privacy della coppia dei genitori "sociali" e del donatore. Si sostiene, inoltre, che i figli dell'inseminazione eterologa sarebbero psicologicamente pi¨ fragili e che la conoscenza delle modalitÓ del proprio concepimento potrebbe dare loro maggiore soliditÓ e ridurre la possibilitÓ di crisi di identitÓ. Per non parlare, si aggiunge, del fatto che un'anagrafe in cui compaia il nome dei donatori di sperma consentirebbe di scoprire eventuali predisposizioni a malattie e, nel caso di pluridonatori, di evitare l'incontro e il formarsi di coppie tra figli dello stesso seme. Al di lÓ dei seri dubbi che la fecondazione eterologa solleva tra cattolici e laici, bisogna riconoscere che la proposta inglese ha valide ragioni. Il padre, biologico o "sociale" che sia, non diventa tale per legge ma conquistandosi giorno per giorno l'onore e l'onere di essere considerato papÓ vivendo accanto ai figli. Sono i genitori con cui abbiamo a che fare nel quotidiano dei primi anni della nostra vita che, nel bene e nel male, contribuiscono al formarsi della nostra identitÓ, fragile o solida che sia. La costruzione nel tempo di una famiglia non pu˛ essere messa a repentaglio dalla ricerca della "veritÓ" sul nostro concepimento, tanto pi¨ se questa ricerca rischia di scoprire chi non vuole essere trovato. Di fronte al mistero del nostro concepimento c'Ŕ la realtÓ della nostra esperienza e delle nostre relazioni con genitori che si sono assunti la responsabilitÓ di introdurci nel mondo. I conti, anche se talvolta non tornano, Ŕ bene continuare a farli con loro. Per quanto mi sforzi, non riesco a vedere di buon occhio un registro dei figli delle nuove tecnologie, una nuova categoria, un altro steccato. Resta tuttavia la possibilitÓ che, per esigenze di carattere medico, sia necessario risalire ai genitori biologici. Mi sembra che il problema, qualora dovesse diventare di attualitÓ in Italia, potrebbe essere risolto seguendo il suggerimento dato dal garante della privacy, Stefano RodotÓ: obbligare le cliniche del seme e dei gameti a conservare le informazioni sui donatori.
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