RASSEGNA STAMPA

23 APRILE 2000
PIER LUIGI SACCO
Nelle praterie della flessibilità
La città virtuale, con le sue reti, si sovrappone a quella fisica
Richard Sennett, "L'uomo flessibile. Le conseguenze del nuovo capitalismo sulla vita personale", Feltrinelli, Milano 2000, L. 38.000
Lucio Picci, "La sfera telematica. Come le reti trasformano la società", Baskerville, Bologna 1999, pagg. 200, L. 29.000
Craig Harris, "Art and innovation. The Xerox Parc artist-in-residence program", Mit Press, Cambridge, Mass. 2000, pagg. 294, $ 35.
Quanto e come la new economy cambierà la nostra vita? Stiamo assistendo soltanto alla nascita di una nuova forma di organizzazione economica oppure anche, se non addirittura soprattutto, a quella di una new society? Questa è la domanda a cui tutti vorrebbero poter rispondere oggi, e infatti la produzione editoriale degli ultimi mesi mostra i chiari segni di una crescente attenzione verso questi temi da parte di scienziati sociali e maître a penser di varie estrazioni. Bisogna tuttavia osservare che il panorama intellettuale, e non potrebbe essere altrimenti, è ancora piuttosto confuso e che nella maggior parte dei casi ciò che viene proposto al lettore è un volonteroso tentativo di adattare logiche vecchie al nuovo contesto. I testi che oggi proponiamo rappresentano delle interessanti eccezioni in questo senso.
Il libro di Richard Sennett, sociologo attento da anni allo sviluppo delle tematiche del "nuovo capitalismo" e sensibile osservatore degli effetti che i nuovi modelli di comportamento producono sulla vita quotidiana della gente comune, ci regala un divertente e a tratti illuminante affresco tutto basato, appunto, sulla dimensione biografica, ovvero sulle micro-storie di alcuni umili protagonisti della commedia umana dei nostri giorni. Di grande valore sono ad esempio le pagine che Sennett dedica al problema esistenziale del fallimento, alle lacune della nostra capacità di rispondere adeguatamente alle sfide esistenziali poste dalla nuova società, e da come queste diano vita ad intrecci complessi e perversi tra il privato e il sociale, tra la dimensione lavorativa e quella esistenziale, per cui l'efficace inserimento nel sempre più totalizzante universo di senso del lavoro post-industriale può portare inesorabilmente alla alienazione dal mondo della famiglia e degli affetti, o viceversa.
Nella nuova economia e nella nuova società fondata sulla assolutizzazione della comunicazione, dare contenuto alla propria esistenza richiede necessariamente l'accettazione di un rischio: quello di esplorare panorami sconosciuti, affrontare scelte ed esperienze per le quali la saggezza convenzionale non ha più valore o può addirittura divenire fuorviante, e nella quale la gerarchia delle priorità esistenziali può diventare aperta e indeterminata in modo angosciante. Un ulteriore stimolo al nostro senso di spaesamento può arrivare dal bel testo che Lucio Picci dedica alla nuova geografia, fisica ma soprattutto mentale, che si produce come conseguenza della crescente pervasività della sfera telematica. La costruzione di comunità virtuali cementate da un diverso senso del luogo e della vicinanza è soltanto il primo passo verso la creazione di una società virtuale globale?
Come molti altri autori di questi anni, anche Picci fa riferimento, per costruire una delle sue metafore più forti, a uno dei topoi del Calvino delle Città invisibili, Despina, la città doppia che si presenta del tutto differente a chi la raggiunge per terra piuttosto che per mare. Despina è una città doppia in quanto la città virtuale si sovrappone alla città fisica, crea nuovi luoghi di visibilità e di comunicazione i cui confini seguono logiche proprie e inedite, permette forse di realizzare nuovi modelli di democrazia, di partecipazione, di crescita sociale (ma forse anche di marginalità e di devianza?). A Despina diviene evidente come il fondamento della nuova socialità della comunicazione virtuale è la formazione, la capacità di abilitare quanto più possibile i suoi abitanti ad un uso sempre più attivo e partecipe delle nuove possibilità tecnologiche, di, immaginare percorsi propri, consapevolmente scelti, di costruzione della propria identità in un contesto di rapporti sociali fluidi e aperti a nuove configurazioni, impensabili all'interno dei vincoli posti dallo spazio fisico, aprendo forse la strada ad una imprevista rivisitazione della capability che il premio Nobel per l'economia Amartya Sen vede come precondizione di ogni reale possibile sviluppo economico e umano. E a questa città somiglieranno forse sempre di più anche le singole organizzazioni, o meglio le galassie organizzative che, come nel caso della città, sovrappongono agli spazi fisici del lavoro e della produzione nuovi canali nei quali, ancora una volta, i convenzionali confini di separazione tra il privato e il sociale vengono profondamente riorganizzati, come avviene nei modelli più avanzati di telelavoro.
Ma se quindi davvero la new economy è anche new society, diviene particolarmente interessante andare a vedere cosa accade nei luoghi in cui si progetta la tecnologia che darà corpo a queste nuove possibilità. Nel testo curato da Craig Harris viene documentata l'esperienza dello Xerox Pare, uno dei centri più avanzati nella sperimentazione delle nuove tecnologie e nella ricerca sulla definizione delle nuove leggi sistemiche che governano l'economia e la società virtuale, e in particolare ci si sofferma sulla ricchissima interazione che qui si produce tra creatività artistica e innovatività tecnologica più che i sociologi sono qui gli artisti che individuano e sperimentano le nuove possibilità relazionali e le nuove prospettive di senso offerte dalla virtualità.
E al lettore attento di queste pagine, stimolanti forse come poche altre che ci è dato di leggere in questo momento, potrà forse affiorare il sospetto che questo rapporto oggi ancora relativamente insolito è destinato ad approfondirsi molto nel futuro e assumere un ruolo sempre più pervasivo e propositivo nelle immense praterie virtuali che si spalancano ogni giorno di più davanti ai nostri occhi.
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