RASSEGNA STAMPA

23 APRILE 2000
VALERIO ZANONE
Una storia di diritti estesi o negati
Eric Foner, "Storia della libertà americana", Donzelli, Roma 2000, pagg. 450, L. 60.000.
L'idea della libertà è, comunque la si intenda, il Credo Americano. Compare nella Dichiarazione di Indipendenza come diritto di natura, qualche anno dopo come emblema nazionale nelle prime monete coniate per decreto del Congresso, poi all'inizio della lotta abolizionista nella Campana di Filadelfia. Nel 1886 si inaugura nel porto di New York il colosso della Liberty Enlightening the World che negli Stati Uniti, all'insegna della libera scelta del consumatore, si presterà a etichetta di svariati prodotti commerciali, mentre altrove un secolo dopo sarà l'ultima insegna per gli studenti dì Pechino. Con il '900 l'iconografia della libertà si trasforma in titolo dei programmi presidenziali, dalla Nuova Libertà di Wilson alle Quattro Libertà di Roosevelt; infine nella seconda metà del '900 con la liberazione dell'Europa dal nazifascismo e la fine della guerra fredda, assurge per il popolo americano a marcatore della propria coscienza di sé e anche della propria funzione di guardiano del mondo libero.
Alla libertà americana ha dedicato una voluminosa opera lo storico della Columbia University Eric Foner. Va detto subito che nelle intenzioni dell'autore il titolo del libro vuole essere ambiguo e perfino ironico perché la storia della libertà è in gran parte una storia di repressioni ostinate, diritti negati, conquiste tardive: la parte più consistente del libro di Foner riguarda non tanto la libertà quanto i suoi contrari, la schiavitù degli afroamericaní, la soggezione delle donne, lo sfruttamento dei lavoratori e la resistenza contro le rispettive emancipazioni opposta dalle istituzioni conservatrici, segnatamente per lunghi tratti dalla Corte Suprema.
La storia della libertà è di per sé ambigua perché il termine è talmente polisemico da prestarsi a interpretazioni opposte. Come nota nella presentazione dell'edizione italiana Alessandro Portelli, "questo è un Paese libero" è in America espressione ricorrente nei casi più diversi. Infatti nella storia essa è servita tanto come giustificazione per gli schiavisti e i pionieri del West, quanto come protesta e rivendicazione per Zio Tom e Toro Seduto; e come bandiera di guerra tanto ai nordisti per affrancare gli schiavi quanto ai sudisti per difendere l'autodeterminazione rispetto ai poteri federali.
Poiché quella di Foner è una storia dei fatti più che delle idee, resterebbe insoddisfatto il lettore che vi cercasse una teoria della libertà. L'intreccio narrativo ruota intorno a tre temi: i significati del termine, le condizioni sociali che rendono la libertà possibile e i limiti alla fruizione dei diritti. La società americana è forse quella in cui si manifestano nella forma più compiuta entrambi i significati classici della libertà; la libertà negativa ossia l'assenza di restrizioni alle volontà individuali; e la libertà positiva ovvero "effettiva" nel linguaggio di Dewey. Foner osserva che anche la definizione classica della libertà negativa richiede comunque l'azione poteri di coercizione illegittimi, che variano secondo le condizioni storiche.
La parte più riuscita del libro di Foner riguarda peraltro il terzo tema, ossia la transizione dai diritti originariamente ristretti ai maschi bianchi proprietari, ai diritti estesi alla gente di colore, ai non abbienti, alle donne in nome del principio di cittadinanza inclusiva.
Il profilo storiografico è meno lineare nell'ultima parte del libro, che spazia dalle controculture della nuova sinistra al neoconservatorismo reaganiano. La storia di Foner risulta incompleta nei confronti della letteratura neoliberale che dagli anni Settanta a oggi ha segnato l'impronta americana nella cultura politica internazionale. Rimane anche sospeso il confronto fra i due linguaggi politici che pure all'inizio della sua storia Foner riconosce preminenti nella cultura anglosassone: il liberalismo classico di tradizione lockiana che celebra la libertà come protezione dei diritti individuali e proprietari, ed il repubblicanesimo che dalla lettura anglosassone di Cicerone e Machiavelli deriva la celebrazione della libertà come partecipazione alla vita pubblica. Eppure l'intersezione fra repubblicanesimo e liberalismo classico oggi non solo in America è un tratto saliente della questione democratica.
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vedi anche
Filosofia (e) politica