RASSEGNA STAMPA

23 APRILE 2000
MARIO LAVAGETTO
Corpi strettamente sorvegliati
MICHEL FOUCAULT Pubblicate le lezioni inedite del pensatore francese sull'onanismo e sul controllo degli adolescenti
Ma il sesso non è stato condannato al silenzio. Anzi, la repressione in epoca moderna è stata esercitata incoraggiando la confessione e la pratica discorsiva
"Non perdete dì vista colui che cerca l'ombra e la solitudine, che resta a lungo solo senza poter fornire buoni motivi di questo isolamento. La vostra vigilanza sia principalmente attiva nei momenti che seguono il coricarsi e che precedono l'alzarsi da letto: è soprattutto allora che il masturbatore può essere colto sul fatto ....Se si tolgono dì colpo le coperte, le mani del giovane, se non ha avuto il tempo dì scostarle, sono sugli organi di cui abusa o nei dintorni. Allo stesso modo si possono scoprire la verga in erezione o tracce di una recente eiaculazione, che potrebbe essere riconosciuta anche dall'odore particolare che esala dal letto o dalle dita impiastricciate".
Questo frammento di un codice dì polizia domestica, sospettoso e implacabile si legge nel saggio sull'onanismo, pubblicato nel 1835 da Leopold Deslandes, e viene citato da Michel Foucault il 5 marzo del 1975, durante una delle sue lezioni, trascritte e pubblicate (Les anormaux, Gallimard Seuil, Paris, 1999 e Feltrinelli, Milano, 2000) grazie all'eccellente lavoro di curatela dì Valerio Marchetti e Antonella Salomoni. Con la formidabile intelligenza e con la inesauribile capacità di stabilire cortocircuiti e prospettive inedite, con la passione e il fascino argomentativo che gli erano propri, e di cui i curatori hanno saputo conservare il "timbro", Foucault accosta tre figure (il mostro, l'incorreggibile, l'onanista) che si collocano oltre i confini della norma e che erano destinate, con ogni probabilità, a trovare un posto di rilievo nel primitivo progetto della sua Storia della sessualità. Quando uscì La volontà di sapere (1976), la quarta di copertina di quel primo volume ne annunciava altri cinque (La carne e il corpo, La crociata dei bambini, La donna la madre e l'isterica, I perversi, Popoli e razze): purtroppo quel progetto fu abbandonato e, racconta Daniel Defert, Foucault distrusse il manoscritto dì La carne e il corpo nel momento in cui decise una drastica modificazione del suo piano di lavoro, testimoniata dai due volumi che oggi leggiamo come secondo e terzo (L'uso dei piaceri, La cura di sé) della Storia della sessualìtà. Dunque il cours del 1974-75 può essere interrogato anche come una preziosa fonte dì congetture per riportare alla luce alcune linee di un discorso in evoluzione.
Foucault costruisce, di lezione in lezione, un itinerario tanto ricco e articolato, è così pronto a descrivere un "periplo che collega in modo inabituale, e sempre inatteso - osservano i curatori -, l'insieme dei problemi su cui sta lavorando", da vanificare ogni tentativo dì rendere conto, nello spazio di un articolo, del cammino compiuto tra l'inizio e la fine del corso. Mi limiterò, dunque, a restringere il campo e a privilegiare alcuni dei punti più intriganti che emergono da questa ricognizione oltre i confini della norma. In particolare cercherò di prendere una delle tesi più significative ai miei occhi e di metterla alla prova di un caso singolo, che Foucault non prende in considerazione e che, nella sua circoscritta specificità, fornisce l'occasione per verificare la resistenza della teoria.
Dopo essersi occupato diffusamente dei mostri, e in modo molto più rapido degli incorreggibili, Foucault, nell'ultima parte del suo corso, dedica la propria attenzione agli onanisti, contro cui la cultura medica da un lato e l'atteggiamento della chiesa dall'altro hanno scatenato, a partire dal XVIII secolo, una vera e propria "crociata", fatta di ingiunzioni, consigli, diete, terrificanti patografie, mezzi di sorveglianza e di costrizione accuratamente predisposti e trasferiti alle famiglie come un codice etico e igienico a cui conformarsi. Vennero allora studiati appositi cinti; si chiese aiuto alla chirurgia e alla crudele pratica delle cauterizzazioni. Per favorire una sorveglianza adeguata e continua da parte dì investigatori minuziosi e implacabili furono praticate aperture nelle porte delle latrine e si estese su ogni minuto della giornata una giurisdizione vessatoria. Niente era illecito per stornare una pratica che appariva responsabile delle peggiori degenerazioni e per esorcizzare un "panico molto più facile da documentare, secondo Peter Gay, che da spiegare".
Ed è stato proprio l'obbligo del controllo e dello spionaggio, del sospetto e della prevenzione da esercitarsi contro la sessualità infantile, non referenziale e autoerotica, uno dei fattori fondamentali, sostiene Foucault, per la nascita di un nuovo tipo di famiglia, piccola, fortemente coesa, che "alla fine del diciottesimo secolo, si è costituita a partire dall'incesto pruriginoso degli sguardi degli sguardi e dei gesti intorno al corpo del bambino". E' tramontato allora il modello della famiglia classica, aristocratica o borghese, che era "essenzialmente un fascio di relazioni di ascendenza, discendenza, collateralità, cuginaggio, primogenitura, alleanza, che corrispondevano a schemi di trasmissione di parentela, di divisione e ripartizione dei beni materiali e degli statuti sociali". Al suo posto ha preso progressivamente forma "un nocciolo ristretto, duro, sostanziale, massiccio, corporeo e affettivo": è nata "la famiglia-canguro" che man mano arriva a modellarsi e a modellare e consolidare ì propri statuti "intorno al letto tiepido e sospetto dell'adolescente". La "famiglia-cellula" occhiuta e minacciata da oscuri timori mira a sorprendere in flagrante, a strappare - se necessario - le coperte, ma anche alla guarigione che sarà possibile solo con la complicità del paziente, con una piena "confessione", resa tuttavia - lo si dice in modo esplicito - a qualcuno che non abbia compiuto le indagini. Per essere curata efficacemente la sessualità infantile presuppone infatti un duplice regime di parola: deve essere circondata dal "silenzio all'interno delle frontiere della famiglia", proprio là dove una sorveglianza continua la costringe alla luce; ma deve essere detta, e detta senza reticenze, al medico, meglio ancora se a uno specialista in grado di garantire una sufficiente distanza dalla "cellula".
Prendiamo ora una famiglia borghese dell'Ottocento, una famigli realmente esistita e che appare come il prototipo della famiglia-canguro. E' composta dal padre, dalla madre e da due figli maschi. Vivono, poco dopo il 1870, al numero 9 di boulevard Malherbes, un quartiere tranquillo, di agiata borghesia, sovrastato dalla cupola di Saint Augustin; occupano un appartamento grande, non molto luminoso, arredato con mobili pesanti, tendine spesse, tappeti che attutiscono i rumori, "il tutto dominato dal nero e dal rosso".Nell'album di famiglia il padre ha un aspetto austero con il pincenez, la marsina, la pesante catena dell'orologio da tasca, la pinguedine appagata e incipiente; la madre è chiusa, fasciata, impacchettata col suo corpo di grassa faraona dentro un abito scuro appena ravvivato da un ampio colletto di pizzo bianco: volto pingue, allungato verso la rotondità del mento, con una vaga aria di torpore suggerito dalle palpebre grevi, ma con occhi profondi; i due ragazzi, separati da due anni differenza, sono tuttavia sempre pettinati e vestiti allo stesso modo, lindi, ordinati, immacolati in conformità con un protocollo rigorosamente stabilito e non casuale.
Il padre - di cui ci resta anche un ritratto in abiti accademici, con penna d'oca nella mano destra e alcuni fogli nella sinistra, per una sorta di resurrezione, in stile Pompier, di modelli rinascimentali - è professore alla Facoltà di Medicina e ricopre importanti incarichi ministeriali: si chiama Adrien Proust e, tra le sue varie pubblicazioni, annovera, in una collana da lui diretta, una Hygiène du nheurasténique che vede la luce nel 1897 e che è stata scritta in collaborazione con il dottor Baflet. Non varrebbe la pena di ricordarla se, fin dall'infanzia, una diagnosi di nevrastenia non fosse stata stilata per il figlio maggiore, Marcel.
Se leggiamo quel trattato che ha intenzioni divulgative, che è scritto come una sorta di mansionario per i medici e per le famiglie dei nevrotici, che non si propone di essere innovativo ma di registrare con scrupolo e chiarezza lo stato dell'arte, ci troviamo di fronte a una puntuale riproposizione delle dottrine che hanno preso forma, come suggerisce Foucault, durante più di un secolo di teoria e di pratica terapeutica. Tra le cause principati della nevrastenia, accanto a quelle sociali ed ereditarie, i due autori indicano l'onanismo che porta a una progressiva e irreparabile "debilitazione della volontà". Per arginarlo in qualche modo non ci sono che due strade: evitare tutto ciò che può attirare "l'attenzione sulle funzioni sessuali" e mettere in atto una "rigorosa sorveglianza di ogni istante".Non c'è da stupirsi nel ritrovare queste tesi e nel constatarne la tenuta, se è vero che un anno prima, sulla "Revue neurologique", era uscito in francese un saggio di Sigmund Freud, L'héridité et l'étiologie des névroses, in cui si affermava che la nevrastenia presenta un quadro clinico assai monotono e non ha altra etiologia specifica che l'onanismo, il grande, l'onnipresente "vizio originario" a cui saranno riconducibili l'alcool, il fumo e l'uso delle droghe. Se mai c'è da stupirsi che anche nel corso delle numerose sedute della Società psicoanalitica di Vienna, dedicate al problema dell'onanismo, quella tesi venga ribadita senza troppe esitazioni e che nel 1928, quando i surrealisti si riuniscono per parlare di sesso sotto il vincolo della veridicità, Artaud dichiari che, per quanti sforzi abbia fatto per credere il contrario, la masturbazione "ha continuato a sembrargli infame" e tale da comportare una profonda diminuzione di sé.
Adrien Proust non è dunque un attardato: le sue argomentazioni sono quelle di un uomo che non può sfuggire alla cultura in cui si è formato e a cui si adegua come medico, ma anche come rappresentante della borghesia, come "padre e marito". D'altronde, se suo figlio non fosse stato Marcel Proust, e se di quel figlio non fossero state raccolte le lettere dell'adolescenza, non ci sarebbe ragione (né possibilità) di vedere nel suo "trattato" sulla nevrastenia un singolare esempio di double tall. In realtà, come padre, Adrien sembra avere scarsa fiducia nell'efficacia delle terapie che prescrive come medico e, nello scorcio di una lettera di Marcel, non priva di malignità, lo troviamo intento a supplicare il figlio affinché "smetta, almeno per quattro giorni, di masturbarsi. E in un'altra occasione lo intravediamo nelle vesti di colui che ha prescritto un'altra terapia, forse più efficace, certo meno raccomandabile senza infrangere il confine tra ciò che era lecito raccomandare o non raccomandare, dire o tacere pubblicamente. Circa alla metà di maggio dell'ottantotto Proust scrive una lettera che sembra costruita apposta per mettere in dubbio la regola del "silenzio interno" di cui ci ha parlato Foucault: "Mio caro nonno mi rivolgo a te per chiederti la gentilezza che intendevo chiedere al signor Nathan, ma che Mamma preferisce io chieda a te. Ecco perché. Avevo così bisogno di una donna per smettere le mie cattive abitudini di masturbazione che papà mi ha dato dieci franchi per andare al bordello. Ma 1° nella mia emozione ho rotto un vaso, 3 franchi, 2° a causa di quella stessa emozione, non sono riuscito a scopare. Eccomi dunque come prima in attesa di ora in ora di 10 franchi per scaricarmi e in più di 3 franchi per il vaso. Ma non ho il coraggio di richiedere tanto presto il denaro a papà e spero che vorrai venire in mio soccorso in questa circostanza".
Di fronte a questo spaccato, a questa scena di commedia famigliare, dove le masturbazioni di Marcel diventano tema di conversazione e di trattative che coinvolgono il figlio, il padre, la madre e il nonno alla ricerca di una empirica via d'uscita sarebbe certamente un errore dimenticarsi che abbiamo sotto gli occhi una testimonianza di quel formidabile talento comico che troverà conferma in molte pagine della Recherche. La lettera, con la messa in scena di un adolescente che entra titubante ed emozionato in un postribolo, dove si è recato per obbedire a una prescrizione terapeutica del padre, con il vaso rotto, il fallimento, i soldi da rifondere, è sicuramente dettata da quell'infallibile istinto per la messa in ridicolo dì cui Proust dirà di essersi servito a più riprese, nei confronti di se stesso e degli altri, per aprirsi una strada verso la verità attraverso i punti di minore resistenza. Questo non ci impedisce di considerarla anche come un "documento" con cui mettere alla prova la tesi di Foucault, che se da un lato risulta confermata (per quanto riguarda il ruolo della sessualità infantile), dall'altro appare contraddetta. In privato, nel cuore della famiglia-canguro, si parla tranquillamente dì qualcosa di cui, ci era stato detto, non si sarebbe dovuto parlare se non con un'istanza esterna e "specializzata". E se ne parla con una sorta di allegra spregiudicatezza e senza alcun imbarazzo. Pensare che questo sia dovuto al fatto che qui, in questa singola cellula, la figura del padre e quella del medico coincidono, è sempre possibile, ma non credo sia possibile trasformare tale constatazione in un sotterfugio per evitare l'ostacolo.
Meglio allora attestarsi su un'altra, più flessibile linea di lettura che Foucault suggerisce anche nel corso di queste lezioni, ma che viene enunciata in modo più diffuso e persuasivo nella Volontà di sapere. Non è vero, afferma, che - come si è ripetuto infinite volte - il sesso sia condannato al silenzio. E' piuttosto vero il contrario perché nel corso degli ultimi secoli noi abbiamo assistito alla costruzione e alla messa in opera di un gigantesco e capillare apparato per dare la parola al sesso, per indurlo - o per costringerlo - a confessarsi, a dirsi, a raccontarsi. "Una vera e propria incitazione regolata e polimorfa al discorso" sotto l'accorta e minuziosa regìa di un potere forte e disseminato. "A partire dalla penitenza cristiana fino a oggi, il sesso è stato materia privilegiata di confessione. Ciò che si nasconde, si dice. E se al contrario fosse ciò che, in un modo del tutto particolare, si confessa? Se 1'obblìgo di nasconderlo non fosse che l'altra faccia del dovere di confessarlo?" Niente censura dunque, ma se mai un'abile, sofisticata strategia di discorso per parlare del sesso e farlo parlare, fingendo di nasconderlo e di farlo tacere.
Anche a questa tesi, deliberatamente estrema, e che nasce da un magnifico gesto di insofferenza nei confronti del senso comune e delle idee accettate, non sarebbe difficile opporre una serie di "fatti" che la contraddicono e che rivelano la radicale e geniale impazienza di Foucault per la messa a punto di quelle "cinture di protezione" a cui viene solitamente demandato il compito di immunizzare le teorie. Ma chi potrà non riconoscergli il merito di appartenere alla ristretta schiera di coloro che, diceva Freud, contribuiscono in modo determinante allo sviluppo della conoscenza perché "hanno il coraggio di pensare cose nuove ancora prima di averle dimostrate"?
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