| Il Pianeta è in agonia? Viva il futuro pre-industriale | Contrariamente a quanto si pensa generalmente, il problema ecologico,
almeno dal lato filosofico, non è nato nei primi anni '70. La storia delle
idee ecologiche va fatta risalire più o meno agli inizi del Settecento,
quando cominciarono a delinearsi due indirizzi contrapposti: quello
"arcadico" da una parte e quello "imperialista" dall'altro. Il primo
sosteneva la coesistenza pacifica tra l'uomo e gli altri esseri viventi; il
secondo che ogni cosa è fatta per l'uomo, che deve governare la natura
per ricavarne il massimo beneficio personale. Seguendo la storia di
queste idee, tuttavia, si assiste a un lento ma inesorabile passaggio dal
carattere filosofico, e quindi anche religioso, degli inizi, a un maggiore
interesse pratico per i problemi posti dal rapporto tra l'uomo e la natura.
Sandro Pignatti e Bruno Trezza, rispettivamente professori di Ecologia e
di Economia politica all'università "La Sapienza" di Roma, ci
propongono un saggio di alto spessore scientifico sui problemi attuali
dell'ecologia e i suoi rapporti con l'attività produttiva umana: che da
qualche decennio ha superato, per emissione e consumo energetico,
quanto la biosfera, cioè la natura, produce e ricicla con i suoi metodi
ancestrali per mezzo dei vegetali, tramite la fotosintesi e il riciclaggio.
Tale squilibrio, che va sempre più accentuandosi, non può che portare a
una catastrofe ambientale. Il governo della situazione supera le possibilità
di controllo politico attuale, al punto che gli autori finiscono con il
proporre qualcosa di veramente allarmante. Lo sviluppo economico deve
avere un limite, perché - nella sua forma capitalistica di mercato -
necessita di una continua espansione, del tutto incompatibile con
l'equilibrio della biosfera. Questo limite, tuttavia, comporta dei sacrifici
enormi, con una sorta di ritorno a condizioni pre-industriali. |