Cibi transgenici, la grande bufala| Una risposta a Krugman: i dubbi sugli Ogm hanno basi scientifiche, non sono capricci da casalinghe |
| ESSERE buggerato, e insultato, come isterico catastrofista è
sempre stato il destino di chi si occupa dell'ambiente, bollato come tale
soprattutto dai tecnici delle multinazionali e dai professori universitari che si
alimentano a quella mangiatoia. L'abitudine, purtroppo, non si è mutata con il
tempo in un piacere, almeno per me, ed è proprio per questo che l'articolo
dell'economista americano Paul Krugman, comparso giorni fa su questo stesso
giornale, non mi ha lasciato indifferente, anzi: ho sentito il fuoco
dell'indignazione ridestarsi sotto le ceneri. Krugman tratta i ricercatori che
nutrono dubbi sui benefici degli Ogm, ovvero sugli organismi geneticamente
modificati - i più noti sono la soia e il mais - come decadenti e capricciosi
amanti della Natura, che se ne infischiano dei diseredati del mondo. Gli stessi
che le biotecnologie, con le loro piante transgeniche, potrebbero, sempre
secondo il giudizio di Krugman, sottrarre definitivamente alla fame. Sfortuna
per il severo censore che il suo spartito musicale è vecchio, e soprattutto non c'è
più nessuno, per lo meno in buona fede, che gli conceda ancora qualche credito.
L'alibi degli aiuti al Terzo Mondo ha consentito a tutte le società del benessere
di lucrarci proficuamente sopra, e penso che gli Ogm siano l'ultima trovata di
una lunga serie di promesse non mantenute. Si veda, per esempio, la questione
dei pesticidi. Quando il Ddt fece la sua comparsa sulla scena, proveniente
dall'Actor's Studios dei laboratori dei giganti della chimica, venne
propagandato come una panacea universale. Si inneggiò alla sconfitta della
fame, alla eradicazione della malaria, all'avvento, insomma, di un pianeta
felice redento e benedetto dalle molecole di sintesi. Ahimè, di questa promessa
resta solo un dato: dieci anni fa, o poco più, alcuni residui di cloroderivati sono
stati ancora rinvenuti nel latte delle signore di Rimini che avevano appena
partorito, e in dosi superiori a quelle consentite per la commercializzazione del
latte di vacca. Anche se il Ddt era stato proscritto dall'uso agricolo più di un
decennio prima. Nel frattempo, però, almeno 800 milioni di persone soffrono
ancora di malnutrizione nel mondo, più di un milione di bambini muoiono tutti
gli anni di malaria, e così via. Mutiam dolore, e passiamo dai pesticidi alle
cosiddette medicine, che derivano, tutto sommato, dagli stessi laboratori. Alla
fine degli anni 70 sono passato da Tamaraset, a Sud del deserto del Sahara,
membro di una spedizione del Germoplasma di Bari. I ciclammati, dolcificanti
addizionati a taluni farmaci, erano stati alcuni anni prima rigorosamente
proscritti in Europa, in quanto cancerogeni. Buttar via le scorte? Macché,
sarebbe stato un crimine economico. Meglio inviare i nefasti farmaci sotto
forma di aiuti al Terzo Mondo. Ragione per cui la farmacia di Tamaraset, come
ho potuto constatare di persona, ne aveva gli scaffali intasati! Buon Dio, come
siamo buoni! E la cosiddetta rivoluzione verde, allora? Negli anni 60 gli
ardimentosi miglioratori genetici, non ancora in possesso dei metodi delle
biotecnologie, comparse più tardi, diventarono, a loro volta, risoluti a salvare il
mondo dalla fame. Le piante che si coltivavano in Africa, o in altre parti povere
del pianeta, si sono detti, sono antiche quanto poco produttive. Sostituiamole
con altre moderne, parola magica!, selezionate, per esempio, in Messico da
alcuni genetisti eminenti. E' successo così che quando sono andato in Somalia,
sempre alla fine degli anni 70, ho accertato ben presto che nei campi si
coltivava estesamente una di queste varietà di mais rivoluzionato, come si
diceva allora. Era stato importato colà da una multinazionale sementiera
statunitense, che lo vantava come molto più produttivo della varietà locale, ben
presto sostituita quasi dappertutto. Bene, vagando in quei campi mi accorsi
subito che le piante erano fortemente infestate da un lepidottero piralide
(Eldana saccarina, per gli esperti) della stessa famiglia di quella specie che
attacca il granoturco da noi. La mia guida, un somalo di belle speranze che
aveva studiato in Europa, mi informò che tale infestazione era recente, e che i
suoi esordi si erano manifestati alla comparsa del mais rivoluzionato, mentre
quello locale era e restava indenne. Da dove proveniva il flagello? Semplice, in
pre cedenza si sviluppava soltanto, come suggeriva il suo nome specifico, a
carico della canna da zucchero. Il mais rivoluzionato doveva essergli molto
piaciuto e così il lepidottero l'aveva messo come novità gastronomica nel suo
menù. Insomma, se la varietà locale era meno produttiva, non cedeva alcunché
all'insetto indiscreto, per cui il mais rivoluzionato risultava più produttivo, ma
soltanto in teoria. Krugman sostiene, ora, che gli Ogm hanno una resa più
elevata di ogni varietà locale, e che per questo serviranno a rendere più ricche
le mense dei poveri del mondo. Ma se sono più produttive in teoria, lo saranno
anche in pratica? C'è da chiederselo, se è vero che la storia dovrebbe pure
insegnarci qualcosa. Non si tratterà di una delle solite "bufale", per le quali chi
ci guadagna non sono i diseredati del pianeta, ma gli azionisti dei paesi del
benessere? Caro Krugman, come ambientalista le consiglio di applicare il
principio di precauzione prima di scrivere, soprattutto quando sulle questioni
che lei tratta così sbrigativamente gravano ancora numerosi dubbi scientifici, e
non si tratta soltanto dei capricci di qualche casalinga inquieta. |