RASSEGNA STAMPA

18 APRILE 2000
MAURIZIO SCHOEPFLIN
Kierkegaard e Pascal, senza di loro non si pensa cristiano
Non v'è dubbio che Pascal e Kierkegaard appartengano alla schiera dei filosofi che interrogano e inquietano il lettore e lo studioso. Non si può avvicinarli e rimanere indifferenti; questa loro caratteristica li rende particolarmente affascinanti, come conferma Isabella Adinolfi nella prefazione del suo interessante volume "Il cerchio spezzato. Linee di antropologia in Pascal e Kierkegaard" (Città Nuova), esprimendosi nei termini seguenti: "Pascal e Kierkegaard... Mi è sempre piaciuta la loro onestà intellettuale, la loro passione, il loro coraggio. Ho cercato nelle loro opere una risposta agli interrogativi esistenziali che via via mi andavo ponendo. Ho usato le loro parole per esprimere sentimenti, emozioni, e pensieri miei. In tutta sincerità, posso affermare che non sono mai stata delusa dalla loro frequentazione". Filosofi che non deludono, dunque, proprio perché nelle loro opere risuona l'interrogativo eterno dell'uomo alla ricerca del senso della vita e perché le loro risposte a tale lancinante domanda posseggono la forza, tagliente e paradossale, del messaggio cristiano, l'unico in grado ancora, alle soglie del terzo millennio, di offrire una chance al pensiero, come sostiene con passione la Adinolfi: "Costruire una nuova teologia e filosofia cristiane, veramente cristiane, rappresenta oggi il compito più urgente del pensiero. Un compito che, credo, si debba assolvere, partendo da quei frammenti di filosofia, da quelle briciole di filosofia, che Pascal e Kierkegaard ci hanno lasciato, e che possono costituire le basi di un nuovo modo di filosofare e di pensare, finalmente cristiano". Per la Adinolfi, Pascal e Kierkegaard sono i campioni di un pensiero religioso che non si accontenta di facili soluzioni consolatorie, ma che accetta di fare fino in fondo i conti con il silenzio di Dio e la realtà del male e del dolore; inoltre, secondo l'autrice, essi sono stati anche i paladini di un deciso cristocentrismo; e soltanto avendo il volto di Cristo, Dio può continuare a interessare l'uomo contemporaneo, il cui cuore - sostiene ancora la Adinolfi - non palpita più per il dio motore immobile, il dio causa prima, il dio fondamento di tutto. Inoltre, il cristianesimo di Pascal e Kierkegaard si caratterizza per una chiara tonalità provocatoria; il Cristo pascaliano-kierkegaardiano esige imitatori e non ammiratori; per i due filosofi la fede è cosa ben diversa dalla professione di una dottrina e dall'ossequio formale alle prescrizioni della Chiesa. La carica polemica che contraddistingue Pascal e Kierkegaard stesso - ella scrive - ha segnalato questo punto di convergenza in un passo del "Diario", in cui scrive: "La migliore definizione della cristianità è quella di Pascal: "Un'associazione di uomini i quali per via di alcuni sacramenti si dispensano dal dovere di amare Dio"".
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