Economisti, che incompetentiParla Bernard Maris, il professore di finanza che accusa
i colleghi di predicare teorie false e sbagliate Nobel assegnati a sistemisti da casinò, cattedre prestigiose a "indovini matematici" che creano la nuova ortodossia liberista facendo a meno di
Keynes e dimenticando la vera scienza monetaria: "Che è soprattutto
storia e analisi degli errori del passato" Esempi? Merton e Scholes, premiati nel 1997, subito dopo persero in Borsa 1250 miliardi di
dollari applicando i loro calcoli e furono salvati dalla bancarotta con soldi pubblici... "Si
passano per dogmi dei modelli fatti su misura per gli speculatori e contro gli interessi delle
imprese e dei lavoratori" |
| E se i grandi economisti - perfino quelli insigniti dei Nobel, quelli che i
giornalisti intervistano rispettosamente in ginocchio - fossero dei falsi guru?
Se mai ne avete avuto il sospetto, di certo non avete mai osato esprimerlo ad
alta voce. Per questo, ci vuole uno di loro.
Ed ecco che un economista francese, Bernard Maris, docente all'Università
di Parigi, si mette a gridare che il Re - l'Economista - è nudo. Il suo
pamphlet (Lettera aperta agli economisti che ci prendono per imbecilli, in
Italia pubblicato da Ponte alle Grazie) è l'equivalente di un uovo marcio, di
un pomodoro fradicio scagliato contro augusti colleghi. Da Milton Friedman
(Nobel '76, il guru del superliberismo senza limiti) a Modigliani, si tratta -
dice - di "incompetenti perentori", di ripetitori di ricette che sanno sbagliate,
di maggiordomi degli interessi forti. Non osano dire, grida Maris, che "non
esiste teoria del liberalismo, dell'efficienza, della concorrenza; queste parole
non sono che ideologia e utopia, totalitaria come furono quelle staliniste".
Tutto il loro liberismo si riduce all'esortazione: "Siate egoisti e la società
andrà bene. Un principio esplicativo semplice quanto la lotta di classe".
Questi fanatici del liberismo finiscono per distruggerlo. "Come i pianificatori
del socialismo che volevano sempre più socialismo hanno assassinato i loro
Paesi", i liberisti integrali "fanno oggi la stessa cosa".
Fra i bersagli delle invettive di Maris, i più facili, va ammesso, sono Robert
Merton e Myron Scholes: vincitori del Nobel per l'economia nel 1997, e
rovinatisi nel '98 con il fondo speculativo ("Long Term Management
Capital") da loro creato per fare soldi applicando la loro teoria, grazie alla
quale avevano vinto il Nobel. "I due citrulli", come li chiama Maris,
avevano confezionato complessi calcoli, gestiti dai computer, con i quali
s'erano illusi di giocare "senza rischio" sui mercati finanziari più speculativi
(opzioni e futures). Ma "uno studente del primo anno sa che nel mercato
finanziario sussiste sempre un rischio irriducibile. Per definizione, perché
esista il mercato occorre che venditore e compratore abbiano anticipazioni
contraddittorie". Infatti chi vende teme che i titoli che detiene scendano, e
mentre chi compra è convinto che saliranno: se non ci fosse incertezza, "il
mercato sparirebbe".
I due "citrulli Nobel", al momento della loro bancarotta, gestivano 1250
miliardi di dollari (pari al Pil italiano): denaro che non avevano, o che gli era
stato anticipato da celebri banchieri centrali (più citrulli di loro). Per colmare
il buco da loro prodotto, che avrebbe trascinato i "mercati" nell'abisso, è
intervenuto Alan Greenspan, il capo della Federal Reserve, formando un
comitato di salvataggio di banche. Miliardi di dollari del contribuente spesi.
"Una spaventosa collusione fra potere pubblico e grandi interessi privati -
commenta Maris -. Proprio ciò che il Fondo monetario rimprovera ai Paesi
sottosviluppati, raccomandando "rigore", "trasparenza" e obbedienza alle
leggi di mercato". Due pesi e due misure: ciò che non è stato perdonato a
Suharto, il dittatore dell'Indonesia, è stato condonato a Merton e Scholes.
Ciò pone un problema: come mai i Nobel per l'economia vengono distribuiti
a tipi simili? "Avviene da decenni - mi risponde al telefono Maris -. È una
strategia denunciata da Maurice Allais, uno dei pochi economisti-Nobel che
stimo: si premiano dei creatori di "modelli matematici", degli studiosi di
"diagrammi sui corsi borsistici", per creare la nuova ortodossia. Nobel e
cattedre a questo tipo di aruspici, di "sistemisti" da casinò, di sognatori di
un'economia "pura" e matematica, hanno creato la "nuova ortodossia"
liberista. Il prestigio degli indovini-matematici ha avuto lo scopo di oscurare,
e far dimenticare, l'economia seria. Che è soprattutto storia, analisi
approfondita degli eventi e degli errori passati".
Aggiunge: "Per esempio, Keynes non si studia più. Perché è inammissibile
per la nuova ortodossia: ha proposto di distruggere i rentiers, quelli che
vivono di puri frutti del capitale. Invece, la nuova ortodossia economica è
tutta al servizio dei rentiers". Come, come? "Prenda per esempio il dogma
della "inflazione-zero", così caro ai liberisti-monetaristi: essi impongono ai
Paesi di azzerare l'inflazione, anche a costo della deflazione del ristagno
economico", spiega Maris: "Inflazione zero serve a conservare al denaro il
suo valore. In modo che conviene detenere liquidità o prestare, piuttosto che
prendere a prestito. È una "regola" creata su misura a vantaggio dei rentiers
e a svantaggio degli imprenditori. I rentiers, oggi, sono i grandi fondi
d'investimento, che esigono altissimi frutti sul denaro che prestano alle
imprese, e perciò fanno pressione sulle imprese perché riducano i costi,
magari tagliando manodopera. Alla fine, è il lavoro che sopporta i pesi della
nuova ortodossia".
Però il liberismo funziona, in qualche modo. Guardi gli Usa: crescita senza
limiti, disoccupazione ridotta a poco o nulla..."Falso. Negli Usa la
disoccupazione è pari a quella europea. Al 4% strombazzato dalle statistiche
americane, bisogna aggiungere il 2% della popolazione attiva in prigione ("Il
carcere è il sussidio di disoccupazione americano", ha detto l'economista
Robert Solow), i disoccupati che si dichiarano "auto-impiegati" (almeno un
altro 2%), e i milioni di "working poors", gente che, pur lavorando, non
guadagna abbastanza per vivere. Quando Bill Gates guadagna il 10% in più e
un milione di working poors guadagna il 10% in meno, l'America grida: ci
stiamo arricchendo!".
Ma quale economia proporrebbe lei, professore? Un ritorno al passato
dell'autosufficienza, del protezionismo? "L'economia oggi è mondiale,
dunque va regolata a livello mondiale. Definendo in modo democratico ciò
che è "collettivo", e quindi va sottratto al mercato: che so, l'acqua, l'aria, la
cultura, l'istruzione...". Regolamentare, sottrarre al mercato: sono concetti
vietati oggi, professore. "Se i cittadini decidono col voto che l'aria può
essere venduta in bombole, d'accordo. Ma bisogna impedire alle imprese di
venderci l'aria in bombole, senza esserne state autorizzate. Le società si
reggono su tre gambe: un terzo di mercato, un terzo di pubblico, un terzo di
economia sociale (cooperative, volontariato eccetera). Volere imporre il
"solo mercato" è pernicioso come il "tutto Stato". E soprattutto, il "mercato",
specie i mercati finanziari, devono restare un gioco a somma zero". Cioè?
"Un gioco dove chi entra, se vince e guadagna, guadagni a spese degli altri
che sono entrati nel mercato, non del settore pubblico, del denaro dei
contribuenti, e dell'economia sociale, come oggi avviene". |