| Così cambia la nostra intelligenza | Nei Ricordi di scuola Giovanni Mosca racconta di un
ragazzo pluribocciato - il classico "asino" - che l'insegnante
ritrova dopo anni ai mercati generali, abile e facoltoso
grossista di frutta e verdura. Che esistano più tipi di
intelligenza è intuitivo, ma lo psicologo Howard Gardner ha
dato a questa sensazione dignità scientifica. La sua teoria
delle "intelligenze multiple" è diventata una teoria generale
dell'educazione che influenza la didattica in molti paesi.
Gardner ha partecipato nei giorni scorsi a un incontro di
Reggio Children, il centro nato per valorizzare il lavoro
educativo delle scuole d'infanzia di Reggio Emilia. I libri di
Gardner, che insegna a Harvard, sono pubblicati in Italia da
Feltrinelli.
Professor Gardner, lei ha descritto in un libro le "personalità
egemoni". Ieri gli italiani hanno scelto col voto i loro leader.
Quali sono i tratti essenziali di un capo? |
"Un capo è una persona che può volontariamente
provocare un cambiamento nel suo territorio. E' molto
diverso da una manager, il cui scopo è mandare avanti
l'azienda senza particolari intenti di rinnovamento generale.
Per cambiare le cose non con la forza ma con la
persuasione, il leader deve essere innanzi tutto un efficace
affabulatore, uno che sa raccontare com'è il presente, dove
vogliamo andare e perché. Ciò significa che il capo deve
possedere abilità linguistica ma anche capacità di capire gli
altri, di entrare nella mentalità della gente per vedere in che
cosa crede e cosa potrebbe farle cambiare idea. Inoltre
deve in qualche modo incorporare nella sua vita le cose di
cui parla. Se uno dice: dobbiamo imparare a vivere con
l'informatica ma non ha mai toccato un computer, appare
incoerente e non autentico. Infine, i grandi leader sono in
grado di fornire alla gente risposte su questioni fondamentali
come: perché siamo al mondo, che cosa ci riserva il futuro,
che significa essere un buon cittadino eccetera".
| I leader che lei vede in giro corrispondono al modello? |
"Negli Stati Uniti la maggior parte di coloro che aspirano a
cariche pubbliche sono funzionari ai quali viene insegnato
che cosa dire e una volta che hanno ottenuto il posto
dividono il loro tempo tra il compensare gli amici e
prepararsi la rielezione. Niente di confrontabile con tipi
come Jean Monnet, Giovanni XXIII, il mahatma Gandhi,
Nelson Mandela, che lavorarono cinquant'anni per operare
il cambiamento cui tendevano".
| Si vede dall'infanzia se uno diventerà un capo? |
"No. La sola qualità predittiva dei primi anni è se il bambino
ha molta energia ed è in grado di riprendersi dalle batoste.
Ma l'abilità di espressione e tutto il resto non lo vedi che
nella preadolescenza, cioè verso i dodici, tredici anni. Ci
sono poi persone come Martin Luther King che non hanno
mostrato i tratti del leader prima dei venticinque, trent'anni.
E infine personaggi come Churchill o De Gaulle non privi,
certo, di qualità ma che, se non fossero capitati in un
contesto come quello della guerra, sarebbero rimasti dei
"signor nessuno". Altra caratteristica del capo è dunque
capire quand'è il suo momento. Mussolini è simile a
Churchill e De Gaulle: un uomo di grande energia, ma
nessuno avrebbe potuto immaginare di vederlo per vent'anni
capo supremo. Per Mussolini come per Hitler ci fu la
concomitanza di una serie di eventi accidentali".
| Formae mentis, il suo libro forse più importante, risale al
1983. Che cosa è cambiato nel frattempo nella sua teoria
delle intelligenze multiple? |
"Mi sono convinto dell'esistenza di una intelligenza
"naturalistica" che ci fa riconoscere le cose della natura e
forse di una intelligenza esistenziale, per le grandi questioni,
la religione, lo spirito e oltre: insomma, una intelligenza
"filosofica". Ho poi esplorato i confini tra le varie
intelligenze, per esempio tra l'intelligenza musicale e
l'intelligenza spaziale, che sembrano in relazione. Ho infine
esplorato la relazione tra le intelligenze e i domini di
discipline, i corpi organizzati di conoscenze. Mi spiego.
Intelligenze e domini di sapere possono avere gli stessi nomi
ma non sono la stessa cosa.
"La matematica è un campo che assumiamo implichi
intelligenza matematica, ma può anche richiedere intelligenza
spaziale, linguistica, corporea, eccetera. Allo stesso modo,
se possiedi intelligenza matematica puoi usarla per fare
matematica ma anche per altre scienze come architettura o
musica".
| Vedo che il cervello umano non smette di sorprenderla. |
"Adesso capisco meglio di vent'anni fa quello che per me è
il mistero fondamentale e cioè come il chilo di materia grigia
che abbiamo tra le orecchie, evoluto un milione di anni fa
per farci sopravvivere nelle savane dell'Africa, riesca a
imparare la musica classica o la meccanica quantistica. Il
mio lavoro di educatore, vedi Sapere per comprendere, è
uno sforzo per capire come possiamo afferrare cose per le
quali non siamo preparati. L'attitudine mentale che ci
consentì di sopravvivere nella savana è molto diversa dal
pensare in modo disciplinato, eppure...".
| La scuola è in grado di riconoscere il talento? |
"La scuola è basata soprattutto su simboli e notazioni. Ma
molte persone si trovano a disagio coi simboli. Charles
Schwab, fondatore di una delle maggiori società di Borsa, è
dislessico, non riesce a leggere. Ciò non gli ha impedito di
diventare un gigante nel suo campo. Per avere successo
negli affari occorrono doti che vanno oltre l'intelligenza,
come una personalità pronta ad assumersi rischi e capace
anche di resistere ai rovesci della fortuna. Nessuna di
queste caratteristiche è particolarmente importante a
scuola".
| Se i tipi di intelligenza sono molti, come può la scuola, che è
tenuta a fornire una educazione uniforme, coltivarli tutti? |
"Educare a essere un buon cittadino significa essenzialmente
insegnare a vivere in una comunità di persone che sono
diverse da te: questo è il compito della scuola. La domanda
allora è: il compito della scuola potrebbe essere svolto
meglio e a costi minori da altri "operatori" quali la famiglia,
la Chiesa, Internet? La sfida oggi è individuare l'importanza
irriducibile della scuola rispetto ad altre occasioni di
apprendimento".
| Quale tipo di educazione è più adatto a un mondo in cui le
professioni cambiano in fretta? |
"Questa è la domanda intorno alla quale ruota il mio lavoro
in questo momento. Penso che la chiave sia imparare a
saper rispondere a nuovi eventi ma nello stesso tempo non
perdere i valori centrali. Se, poniamo, una casa editrice
come la Feltrinelli decidesse di estendere l'attività ai dischi o
altro in risposta alla globalizzazione del mercato, farebbe
benissimo purché non tradisse la propria identità: se sei solo
un editore di qualità e ignori cosa accade nel mondo, il tuo
destino è l'oblio; se viceversa ti preoccupi solo di
rispondere alle spinte del mercato e dimentichi che cosa hai
realizzato in cinquant'anni di buona editoria, ti confondi coi
parvenu della carta stampata".
| Quando legge sui giornali titoli come Scoperto il gene
dell'intelligenza, che cosa prova? |
"L'idea che l'intelligenza dipenda da uno o da qualche gene
è ridicola. Può esserci, è vero, un gene che, mutato, causa
ritardo mentale, ma non un gene che produce intelligenza,
come non può esserci il gene della salute, essendo
probabilmente centinaia di migliaia i geni che vi
contribuiscono. Tuttavia sono molto interessato alle
scoperte in corso, che a mano a mano identificano le
dozzine di geni legati alla cognizione. Quindi non rifiuto
affatto il lavoro dei biologi molecolari, ma la semplificazione
che se ne fa".
| Il governo italiano vuole dotare ogni studente di un
computer. Come cambiano educazione a apprendimento
nell'era dell'informatica? |
"Penso che, a differenza di altre tecnologie che non hanno
influito granché sulla scuola, il computer rivoluzionerà
davvero l'educazione, tant'è vero che per sostanziare la
convinzione l'anno prossimo terrò il mio intero corso nel
web. La vera ragione è però che voglio imparare, da solo,
che cosa si può fare con l'insegnamento a distanza e che
cosa non si può fare, ovvero capire quando, come
insegnante, sono veramente necessario e qual è il vantaggio
del contatto umano tra me e gli studenti e degli studenti tra
loro. Se la rivoluzione del computer funziona, ci aiuterà a
capire che cosa noi umani portiamo all'apprendimento in più
della macchina. Ma non mi nascondo che la rivoluzione
informatica potrebbe risolversi in una banalizzazione
dell'educazione, in una tecnica per dare la risposta esatta nel
più breve tempo e in un modo efficiente per passare al
successivo livello invece che approfondire l'argomento.
Immagino comunque che di qui a cinquant'anni le aule
saranno molto diverse. Anzi, forse non ci saranno neppure". |