RASSEGNA STAMPA

16 APRILE 2000
THEODOR W.ADORNO
Adorno:"Ma il francese non è da filosofi"
Dalla nuova edizione de "I Passages di Parigi" di Walter Benjamin rivista e corretta tanto nella traduzione quanto negli apparati critici (Einaudi, pagg. 1.216, L. 130.000), pubblichiamo una lettera inedita di Theodor W.Adorno all'autore e, a fianco, uno stralcio della nuova introduzione del curatore Rolf Tiedemann.
Quel che Lei dice circa la conclusione del periodo saggistico e soprattutto circa il prendere finalmente in mano i Passages, è in effetti l'annuncio più lieto che da molti anni in qua ho udito da parte Sua. Lei sa che in questo lavoro io vedo veramente il pezzo di prima filosofia che ci è stato assegnato in compito e niente desidero più del fatto che Lei ora, dopo il lungo e doloroso arresto, si dedichi alla sua realizzazione così energicamente come l'immenso oggetto rende necessario. E se come viatico posso consegnare a questo lavoro qualche speranza, senza che Lei mi consideri presuntuoso, allora sarebbero queste: in primo luogo che il lavoro realizzi senza riguardo nelle tesi più estreme tutto ciò che era disposto in esso quanto a contenuto teologico ed a letteralità (senza riguardo, cioè, alle obiezioni di quell'ateismo brechtiano che forse un giorno a noi si addirà salvare ma in nessun caso recepire come teologia rovesciata!); quindi che, a vantaggio del suo proposito, il lavoro si trattenga decisamente dalla comunicazione esteriore con la teoria sociale. Mi pare, infatti, che qui, dove si tratta delle questioni più serie e più decisive, ci si debba esprimere finalmente in maniera totale e completa raggiungendo la piena profondità categoriale, senza trascurare la teologia; poi credo anche che in questo decisivo strato della teoria marxista siamo tanto più d'aiuto, quanto meno ce ne appropriamo esteriormente sottomettendovicisi: che qui l'"estetico" inciderà nella realtà in maniera rivoluzionaria e incomparabilmente più profonda che non la teoria della classi come deus ex meschina. Mi pare pertanto indispensabile che proprio i motivi più distanti - quello del "sempreuguale" e quello dell'Inferno - vengano attivati integralmente e nello stesso tempo che venga esposto in maniera perfettamente lucida il concetto dell'immagine dialettica. Che ogni frase in questo contesto sia e debba necessariamente essere carica di dinamite politica, nessuno lo sa meglio di me, ma quanto più verrà portata in profondità, tanto più il suo effetto sarà travolgente.... In merito ai Passages mi permetto ancora di aggiungere: che considererei una disgrazia se questo lavoro, che deve necessariamente significare l'integrazione di tutta la Sua esperienza linguistica, venisse scritto in francese, ossia in un medium che nemmeno nel caso della conoscenza più magistrale può essere utilizzato per quella integrazione che appunto presuppone la dialettica della sua propria vita linguistica! Se dovessero sussistere dei problemi di pubblicazione, la via adeguata mi sembra quella della traduzione - la perdita di un originale tedesco per me significherebbe niente meno, sans phrase, che la più grave delle perdite toccate alla nostra lingua da quando Uhland bruciò la sua parte dell'opera postuma di Hölderlin.
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