RASSEGNA STAMPA

14 APRILE 2000
MICHELE BORDIGNON
I geni dell'uomo
Ma la trasparenza è già realtà
Le tempeste emotive non servono a risolvere i problemi etici
Per comprendere l'impatto futuro che la terapia genica e le altre applicazioni biotecnologiche avranno sulla salute bisogna ricordare che praticamente ogni patologia ha una base genetica, o perché direttamente dipendente dall'alterazione di un gene (come nelle malattie ereditarie) o perché un particolare assetto genetico determina la predisposizione, o la resistenza, ad una certa patologia.
In altri casi ancora, come nel caso di alcuni tumori, la patologia è causata dalla progressiva alterazione di una serie di geni che porta alla trasformazione del tessuto sano in ammasso di cellule cancerose. All'inizio degli anni 90, quando le prime applicazioni cliniche hanno scatenato una serie di previsioni eccessivamente ottimistiche, è stato caricato sulla terapia genica un bagaglio di aspettative assolutamente non realistiche. La previsione che veniva diffusa dalle grandi riviste di informazione di tutto il mondo (compreso il prestigioso "Time", che vi dedicò la copertina) era di una rivoluzione totale della medicina. La terapia genica avrebbe reso obsolete le terapie ed i farmaci convenzionali. Ma soprattutto questo sarebbe avvenuto in un tempo brevissimo. Tutti dimenticavano (o mancarono di sottolineare) che la ricerca preclinica ed ancor più quella condotta sull'uomo richiedono tempi molto lunghi. Questa enfasi eccessiva, concentrata più sui tempi di realizzazione che sulle prospettive terapeutiche, ha finito con produrre nella seconda metà degli anni 90 una diffusa sensazione che la terapia genica stesse fallendo i propri obiettivi e mancando le proprie promesse. In realtà un occhio competente ed obiettivo rileverebbe esattamente il contrario. Il progresso tecnico, la messa a punto di nuovi strumenti per il trasferimento genico, l'enorme massa di dati sperimentali, ottenuti in provetta o sull'animale da esperimento, e i primi risultati clinici testimoniano di un avanzamento importante del settore, quantomeno in linea con altri campi della ricerca che hanno nel tempo rappresentato vere conquiste della medicina, come i trapianti d'organo o di midollo osseo, come la chemioterapia combinata o l'uso terapeutico degli anticorpi monoclonali. Nel brevissimo periodo di tempo trascorso dai primi esperimenti, la terapia genica ha già mostrato efficacia nel trattamento di alcune patologie congenite (come immunodeficienze ed emofilia) e nel trattamento immunologico di alcuni tumori, con risultati pubblicati sulle più prestigiose riviste scientifiche internazionali (quali "Science", "Nature Medicine", eccetera). I risultati degli studi condotti sugli animali fanno attendere ulteriore espansione delle applicazioni nel trattamento dei tumori, nel diabete, nell'Aids, in altre malattie genetiche. Non dimentichiamo che, per alcune di queste patologie congenite gravissime, la terapia genica non è solo una possibile speranza, ma rimane l'unica possibilità di cura, per quanto lungo possa essere il tempo necessario per raggiungere un livello di sicurezza ed efficacia tale da renderla applicabile all'uomo. Negli ultimi tempi la morte di un giovane paziente sottoposto a terapia genica negli Stati Uniti è stato amplificato dagli organi di stampa a un livello che non ha precedenti nella storia della medicina. Questo episodio sta alimentando una polemica che mischia impropriamente efficacia e sicurezza, sospettosità nei confronti di ogni nuova scoperta della ricerca biotecnologica ed impazienti aspettative. Un evento mortale su alcune migliaia di pazienti trattati in tutto il mondo non può essere del tutto inatteso, soprattutto se si tiene conto che spesso queste sperimentazioni vengono condotte su pazienti affetti da patologie gravi o gravissime. Naturalmente non per questo deve essere ignorato. Anzi, deve indurci a controlli ancora più severi sul disegno dello studio clinico, sulla selezione dei pazienti, sulla qualità dei farmaci che vengono utilizzati. Ma sarebbe ancora più dannoso se un evento contrario rallentasse in modo irrazionale l'avanzamento di questa ricerca scientifica. Fortunatamente i committenti di questa ricerca (siano essi le charities che finanziano la ricerca, che il mercato che investe sulle biotecnologie del settore) sembrano seguire criteri più oggettivi. É infatti noto come le biotecnologie ricevano dal mercato un supporto che ha superato per dimensione e fiducia degli investitori gli altri settori trainanti della new economy. L'opinione pubblica per orientarsi all'interno di tutto questo necessita di un'informazione sobria ed accurata. Soprattutto in un settore di grande partecipazione emotiva. Un settore in cui la differenza tra fare informazione e fare notizia è troppo spesso ignorata.
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