RASSEGNA STAMPA

14 APRILE 2000
ROLF TIEDEMANN
Passaggi per la redenzione
La convergenza tra teologia e comunismo nella nuova edizione dell'opera di Walter Benjamin sulla Parigi del XIX secolo
Per capire ciò che Benjamin aveva in mente durante il lavoro al primo progetto dei Passages, una funzione chiave può essere attribuita alla frase: "Il capitalismo fu un fenomeno naturale col quale un nuovo sonno affollato di sogni avvolse l'Europa, dando vita a una riattivazione delle forze mitiche".Benjamin condivideva con il materialismo storico (se non addirittura da esso riprendeva) l'approccio al problema, ovvero l'interesse alla conoscenza del capitalismo. Ma i concetti da lui usati per definire il capitalismo - natura, sogno e mito - discendono dalla terminologia del suo pensiero d'ispirazione originariamente metafisico-teologica. Già le idee in materia di filosofia della storia del giovane Benjamin erano incentrate su di una critica del mito, inteso come quella condanna all'eteronomia che, nei primordi, tenne inchiodati gli uomini a una muta immaturità e che da allora sopravvive nella storia sotto le forme più diverse, come violenza immediata ma anche nel diritto civile. Anche la critica del capitalismo del primo progetto dei Passages, nella quale il XIX secolo appariva come un territorio in cui "Finora è cresciuta solo la follia", restava critica del mito: ma "ogni terreno ha dovuto una volta essere dissodato dalla ragione e ripulito dalla sterpaglia della follia e del mito. E quanto occorre fare qui per il XIX secolo".Nei contenuti della coscienza e nelle forme ideali dominanti del grande capitalismo ai suoi inizi, nell'"evento sensazionale dell'assolutamente nuovo e moderno" da un lato, dall'altro nell'immagine di un "eterno ritorno dell'uguale" - ambedue "forma di sogno di ciò che accade" sognata da una collettività che "non conosce storia" -, l'interpretazione benjaminiana riconosceva forme ancora astoriche, ancora legate al mito, che solo in tale interpretazione si accingevano a spodestare il mito, a risvegliarsene. In termini immediatamente teologici egli si esprimeva interpretando la modernità come "età dell'inferno": "Il fatto è che il volto del mondo, il suo capo macroscopico, proprio in ciò che è "più nuovo" non cambia mai, che questo "nuovo" in tutti i suoi pezzi rimane sempre lo stesso. Ciò costituisce l'eternità dell'inferno e il piacere innovativo dei sadici. Determinare la totalità dei tratti in cui si forma questa "modernità' vuol dire rappresentare l'inferno". Intesa come "commento a una realtà" che nell'elemento storico s'immerge come in un testo per interpretarlo, la teologia doveva essere la "scienza fondamentale" del Passagenwerk; ma, allo steso tempo, la politica doveva conseguire "il primato sulla storia". Allo stadio di lavorazione del primo progetto dei Passages, Benjamin non pensava tanto a una mediazione tra categorie politiche e categorie teologiche, quanto - in termini molto simili a quelli di Bloch nello Spirito dell'utopia e in espresso riferimento a essi - all'identità di entrambe. Più volte, nel caratterizzare la propria intenzione, fece ricorso a concetti blochiani, come ad esempio: "La moda sta nell'oscurità dell'attimo vissuto, ma in quello collettivo".Come per Bloch l'individuo soggetto dell'esperienza non è ancora consapevole di sé nell'attimo dell'esperire, così per Benjamin i fenomeni storici sono oscuri e impenetrabili per la collettività che sogna. E come per Bloch l'esperienza individuale è sempre esperienza di ciò che è appena passato, così l'interpretazione benjanminiana del presente si vede rinviata al passato più prossimo: l'agire presente era per Benjamin risveglio dal sogno della storia, esplosione dì ciò che è stato, capovolgimento rivoluzionario. Egli era convinto che "tutte le circostanze dì fatto di cui il lavoro dei Passages si occupa" si sarebbero "chiarite nella presa di coscienza del proletariato"; non esitava a intendere il lavoro stesso come contributo parziale alla preparazione della rivoluzione proletaria, "La compenetrazione dialettica e presentificazione di circostanze che appartengono al passato e la prova di verità dell'agire presente" non già questo agire stesso, ma un contributo alla sua teoria. Con ciò, il compito dello storico si definiva come "salvazione" del passato, ovvero - come formulava Benjamin servendosi di un altro concetto blochiano - risveglio "di un sapere non ancora cosciente di ciò che è stato" per mezzo dell'applicazione della "teoria del sapere non ancora conscio alle collettività, nelle varie epoche".A questo stadio del lavoro il Passagenwerk era concepito come restituzione mistica: il pensiero dialettico quale lo intendeva Benjamin doveva scindere nella storia di volta in volta l'elemento promettente, "positivo", da quello retrivo, "negativo", per poi "riapplicare alla parte negativa, che prima era stata eliminata, una divisione, così che, con uno spostamento dell'angolo visuale ... riemerga anche in essa un lato positivo e diverso da quello prima designato. E così via all'infinito, fino a che tutto il passato sia immesso nel presente in una apocatastasi storica". Nel Passagenwerk il XIX secolo doveva così venire portato nel presente; per Benjamin l'agire rivoluzionario non era permesso a nessun prezzo inferiore. Nella sua forma più alta, la rivoluzione era per lui redenzione del passato, una redenzione che doveva dimostrare "l'indistruttibilità della vita più elevata in ogni cosa".
Alla fine degli anni 20 nel pensiero di Benjamin convergevano teologia e comunismo. Le fonti metafisiche, di filosofia della storia e teologiche, da cui erano scaturite tutte le opere esoteriche del suo primo periodo quanto i grandi lavori d'estetica fino al Dramma barocco tedesco, non erano ostruite e avrebbero nutrito anche il Passagenwerk.
Tutto questo il
Passagenwerk sarebbe dovuto divenire, e nulla di tutto questo è diventato, così si è tentati di variare una frase dello stesso Benjamin, L'interruzione del lavoro nell'autunno del 1929 ebbe diverse cause. Da parte sua, Benjamin ne ascrisse retrospettivamente la responsabilità a questioni concernenti l'esposizione: il suo "carattere rapsodico", quale si annunciava già nel sottotitolo al primo progetto - Una fantasmagoria dialettica - e la formulazione "illecitamente 'poetica"" alla quale Benjamin a quel tempo era indirizzato erano probabilmente incompatibili con un lavoro che doveva trattare "gli interessi storici decisivi della nostra generazione" (TU, 188).Benjamin credeva che solo il materialismo storico potesse farsi garante di tali interessi; e indubbiamente, le aporie con le quali dovette confrontarsi durante la stesura del Passagenwerk culminavano nella posizione dello stesso nei confronti della teoria marxista.
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