RASSEGNA STAMPA

10 APRILE 2000
ANTONIO CARONNA
L'immaginario dell'uomo e le sperimentazioni sugli animali
Attenti a insidie e pericoli
Roberto Marchesini, "La fabbrica delle chimere. Biotecnologie applicate agli animali", Bollati Boringhieri, pagine 218, lire 24.000
L'artificializzazione del corpo non è, in quanto tale, un processo nuovo per la specie umana. Ciò che è nuovo, negli ultimi trenta o quarant'anni, è la dimensione degli interventi e il livello a cui questi avvengono, data ormai la possibilità di modificare il patrimonio genetico degli esseri viventi, e quindi di influenzare le generazioni future in modo diretto e diciamo pure - brutale. Ma ciò che sul corpo dell'uomo non è stato tentato (o almeno pensato, teorizzato) che in quest'ultimo secolo, cioè un intervento di selezione artificiale: delle caratteristiche genetiche, sugli animali è stato praticato per millenni. Se il processo di domesticazione di specie animali non è, tout -court, la civiltà, ne è comunque un elemento essenziale. "E' stata la disponibilità di animali domestici - ci ricorda Marchesini - a dare il "la" a gran parte delle avventure culturali e tecnologiche della nostra specie". Ed ecco il primo pregio di questo libro: le applicazioni delle biotecnologie nella zootecnia e nell'allevamento (che sono fondamentali non solo per i risultati che si raggiungono in quei campi, ma per lo sviluppo di tutta la ricerca scientifica e tecnologica in ambito biologico) vi vengono analizzate combinando sempre l'informazione tecnico-scientifica con la dimensione storica e la considerazione dell'immaginario legato agli animali. Marchesini, infatti, è bene attento a sottolineare il ruolo dell'animale nelle espressioni più elaborate della cultura umana, dalle pitture rupestri paleolitiche ai bestiari medievali ai lavori rinascimentali di Gessner e Aldrovandi. E in una pagina molto bella lamenta che la nascita della zoologia moderna, con Linneo, Buffon e Cuvier, abbia in certo modo impedito di valutare il potenziale "chimerico" di quegli animali fantastici alle soglie della modernità: potenzialeche l'attuale fiorire di animali transgenici, ibridi e chimere riporta d'un colpo di attualità.
L'attuale stagione delle biotecnologie si può certo considerare una conseguenza dello sviluppo di tecniche di allevamento millenarie. Marchesini ha ragione nel sottolineare la discontinuità rispetto al passato della fase attuale della zootecnia. Una discontinuità che non produce soltanto una sofferenza per l'animale in quantità e qualità incomparabili rispetto al passato, ma anche potenziali danni economici (l'affollamento degli animali e la riduzione della varietà genetica fanno sì che molte malattie del bestiame, prima limitate ad alcuni capi, si diffondano più facilmente e decimino interi allevamenti per nuovi) e, va da sé, nuovi e spesso invalutabili rischi per la salute umana ("mucca pazza" docet).
Questa discontinuità, tuttavia, ha delle ragioni che non possono essere saltate a pié pari o ignorate. La via per governare il fiume tumultuoso delle biotecnologie, applicate all'animale o all'uomo, non può essere solo quella di normative più restrittive, divieti o aumento degli intralci burocratici. Questi rimedi, da soli, (come il proibizionismo nei confronti della droga) genereranno inevitabilmente mercati paralleli e clandestini, "paradisi" biotecnologici in cui coloro che ne avranno i mezzi potranno fruire indisturbati di ciò che in altri paesi è vietato. Già oggi la differenza di atteggiamento verso gli alimenti transgenici sulle due rive dell'Atlantico è sintomatica. C'è un lavoro più lento ma più profondo da fare, di informazione e di riflessione, un lavoro culturale, insomma. Il nostro rapporto con l'animale, sottolinea Marchesini, è una componente ineliminabile e primaria del nostro rapporto con noi stessi: nell'era del postumano la modificazione genetica dell'animale diviene inevitabilmente una modificazione di noi stessi, per molte vie materiali e immaginarie. Solo se ci sforzeremo di comprendere i processi attraverso cui la nuova ondata di artificialità genetica influenza l'immaginario e la vita quotidiana, le nuove domande percettive, interpretativi, di rapporto col mondo che essa suscita, potremo sperare di avere risposte etiche adeguate al presente, e non basate sulla nostalgia di mondi e di valori irrimediabilmente trasformati. E forse potremo far uscire anche la questione della sofferenza dei nostri fratelli animali dal limbo del sentimentalismo astratto per farne una questione pienamente umana.
inizio pagina
vedi anche
Biotecnologie