RASSEGNA STAMPA

7 APRILE 2000
GIOVANNI MARIA PACE
Ora il nostro cervello può rigenerarsi
Quando apparvero i primi risultati, non credevano ai propri occhi: cellule del cervello che diventano cellule del sangue.
Inaudito. Provarono e riprovarono per scoprire qualche difetto nell'esperimento, qualche particolare trascurato.
Tutto "ok". Allora decisero di sottoporsi al severo esame della rivista Science. L'articolo è uscito il 22 gennaio dell'anno scorso e ancora se ne parla: "Turning Brain into Blood". Il lavoro di Angelo Vescovi, ora al San Raffaele di Milano, e di Christopher Bjornson, ora a Seattle, ha scosso alcuni dogmi della biologia e rafforzato la speranza di produrre in laboratorio organi per trapianti senza rigetto. Le cellule trasformiste di cui si occupa Vescovi sono le cellule staminali, ovvero le madri di tutte le altre cellule, il cui prototipo è lo zigote, l'uovo fecondato da cui si estrude l'intero corpo umano.
Dottor Vescovi, le cellule staminali vengono dette "totipotenti". Che cosa significa?
"Che non sono specifiche per alcun tessuto ma possono formarli tutti. Questa capacità ne lascia prevedere l'uso ad esempio per riparare il tessuto cardiaco danneggiato dall'infarto o per curare il Parkinson: formidabili applicazioni che cambieranno la medicina e che attirano investimenti da parte delle aziende biotech. La ricerca sulle cellule staminali umane si è svolta finora su cellule embrionali, quelle che compaiono nella blastula, dopo la suddivisione dello zigote.
Il loro uso ha però implicazioni etiche non indifferenti. Per evitarle bisognerebbe usare cellule staminali adulte, che emergono con lo sviluppo dell'individuo e si trovano distribuite nei vari organi. Le cellule adulte si limitano però a produrre specifici tipi di cellule, quelle dei tessuti nei quali risiedono. Come dire che sono, sì, "totipotenti", ma solo nell'ambito di quel determinato tessuto. O perlomeno così si credeva".
Si credeva prima della sua scoperta.
"Sì, ora occorre rivedere molte cose. Per esempio l'idea che solo le cellule del sangue fanno sangue, le cellule della pelle fanno pelle eccetera, cioè che la totipotenza delle cellule staminali adulte sia tessuto-specifica. Noi abbiamo invece dimostrato che è possibile generare cellule del sangue da cellule staminali adulte di cervello quando queste vengono iniettate nel midollo osseo. L'esperimento è avvenuto sui topi ma ci attendiamo che anche le cellule umane abbiano la stessa elasticità".
Quale altro luogo comune viene a cadere?
"Il dogma che il cervello è incapace di rigenerarsi. Si è sempre detto che per conservare la nostra identità dobbiamo pagare un prezzo, ovvero conservare le stesse cellule cerebrali per tutta la vita. Ebbene, la nostra ricerca mostra, al contrario, che una cellula del cervello, se estratta dall'encefalo e reimpiantata nell'organismo, va a localizzarsi nel midollo osseo e lì si trasforma in cellula ematopoietica o cellula staminale del sangue. Ciò avviene spontaneamente, senza alcuna forzatura dall'esterno".
Un risultato sorprendente.
"Uno scossone a una teoria che resisteva dal 1870, quando si cominciò a credere che, durante lo sviluppo, gli alberi genealogici delle cellule divergono precocemente e quindi il cervello non potrà mai fare sangue perché i tessuti appartengono a due strutture embrionali diverse, come fossero gli uni maschi e le altre femmine".
A cosa servono normalmente le cellule staminali?
"Hanno un compito importantissimo: mantenere l'integrità funzionale dei tessuti. Le cellule adulte differenziate si deteriorano: per consumo fisiologico, per un danno o una malattia, per esempio un ictus. A riparare il guasto intervengono allora le cellule staminali, che si trovano in zone strategiche del tessuto. Fanno insomma come il ragno, che avverte quello che succede intorno e accorre per colmare la lacuna nella tela. Il ruolo delle cellule staminali è rimpiazzare le cellule differenziate danneggiate o esaurite. Se il processo fosse efficiente al cento per cento, non invecchieremmo mai. In realtà il meccanismo è imperfetto e fa solo da tampone".
Il discorso vale per tutti i tessuti?
"Era uso classificare i nostri tessuti in due grandi categorie: quelli rinnovabili, come la cute, che si consuma e viene continuamente ricostituita; e quelli "perenni", come il miocardio e il cervello, che si formano durante lo sviluppo embrionale e non vanno soggetti ad alcun ricambio nell'adulto. Ora sappiamo che anche nei tessuti "perenni" c'è un ricambio cellulare e la distinzione è per certi versi superata".
E' già stato dimostrato che si può formare tessuto cardiaco sano partendo da cellule staminali embrionali. Queste cellule sono dunque la materia prima per produrre organi e tessuti in laboratorio?
"Direi di sì. Caratteristica delle cellule staminali è che, messe in una piastra, crescono in maniera veloce e illimitata. Si possono quindi ottenere enormi quantità di cellule teoricamente in grado a loro volta di produrre tutti gli elementi del tessuto che ci serve.
Anche un organo fatto e finito?
"No, per questo ci manca la parte "a valle": abbiamo i mattoni, cioè le cellule staminali, ma non la casa, cioè la capacità di mettere insieme l'organo completo. Ma stiamo studiando. Per il momento prevediamo di estrarre le cellule staminali dal tessuto dove risiedono, diciamo il cervello, di farle moltiplicare e di reinserirle nelle aree cerebrali danneggiate o deteriorate, comprese le aree lontane da quelle in cui le cellule staminali si trovano. Nel morbo di Parkinson, per esempio, la zona danneggiata dista alquanto da quella di origine delle cellule staminali, nondimeno è il bersaglio dei primi trattamenti clinici del nuovo tipo".
C'è chi dice che la clonazione umana, qualora fosse permessa, consentirebbe a chiunque di farsi costruire un doppio allo scopo di prelevarne gli organi, perfettamente compatibili con l'originale, e assicurarsi l'eterna giovinezza.
Che cosa pensa di questo scenario da grand- guignol? O meglio: l'ascesa delle cellule staminali accantona la clonazione e tutto quello che di controverso si porta dietro?
"Non la scarta del tutto, perché almeno per ora possiamo avere, come dicevo, cellule staminali di fegato ma non il fegato intero. Devo però aggiungere che il fegato è uno degli organi che si può ricolonizzare meglio. Si è visto che, reimpiantando cellule in un fegato danneggiato fino a due terzi della sua massa, l'organo si rigenera".
Sarebbe possibile rifare un fegato in laboratorio?
"Beh, non difficile come rigenerare un parte di cervello.
Credo che ci arriveremo, ma prima occorre integrare branche della scienza e della tecnologia, lo studio delle cellule staminali con quello dei biopolimeri strutturali che servono da matrice su cui depositare le cellule e farle crescere. La matrice viene poi riassorbita ma l'architettura dell'organo rimane. Un'altra prospettiva è la terapia genica: si inserisce nelle cellule staminali del paziente il prodotto genico che gli manca, le cellule vengono reimmesse nell'organismo, che le riconosce come proprie, e si mettono a funzionare. Le cellule manipolate potrebbero addirittura acquisire un vantaggio selettivo e rimpiazzare tutte le vecchie. Ma non corriamo troppo".
La decisione del governo inglese di autorizzare la duplicazione degli embrioni rilancia la questione. Che cosa pensa della clonazione umana?
"E' un falso problema. Innanzi tutto, l'idea che la clonazione generi due individui assolutamente identici è una imbecillità totale. Se avessi la bacchetta magica e facessi seduta stante un altro lei, il nuovo lei, già un secondo dopo la creazione, si troverebbe in una posizione spaziale diversa, avrebbe con l'ambiente una interazione diversa e dopo dieci minuti di questo "imprinting" sarebbe un individuo del tutto diverso dall'originale. Quanto poi alla questione più strettamente morale, a me non interessa se un essere umano - embrione, feto, bambino, adulto - è venuto al mondo in modo naturale o in seguito a fecondazione in vitro oppure per clonazione.
Ciò che conta è che è un umano, e come tale va rispettato.
Considerarlo una riserva di organi sarebbe un delitto contro l'individuo e l'umanità".
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