RASSEGNA STAMPA

6 APRILE 2000
CORRADO STAJANO
Miserie e nobiltà di Voltaire. Raccontate dal segretario
Escono le memorie di Alessandro Collini, dal 1750 al 1756 al fianco del filosofo illuminista.
Un'avventura appassionante conclusa bruscamente
Pagine ironiche e maliziose sulla vita del Maestro, che fu anche arrestato in Prussia
Alessandro Collini, "Cinque anni con Voltaire", Edizioni dell'Altana, pagine 134, lire 25.000
"Vi prego di far rifare la scarpata distrutta dalle acque e che mi scavino due rigagnoli per lo scolo, attraverso le siepi (...). Bisogna che i carpentieri facciano arrivare il pergolato (...) e che si preparino i colori per dipingerlo. Vi prego di chiedere ai giardinieri di innaffiare i fiori e il prato della terrazza".
Chi direbbe che questo pezzetto di lettera fu scritto al suo segretario da Voltaire, che nel '700 fu l'uomo più famoso d'Europa, odiato, temuto, amato? Anche in quest'altro brandello di lettera, Voltaire si preoccupa di giardinaggio: "Bisogna che Loup (garzone di campagna, n.d.r.) faccia venire della ghiaia grossa e che la si spanda per bene dal lastricato del cortile fino al cancello che porta ai viali delle vigne. La ghiaia deve essere sistemata su una larghezza uguale a quella del cancello. I giardinieri dovrebbero aver già messo a posto i due tappeti erbosi quadrati a destra e a sinistra di questo viale ghiaioso, lasciando soltanto tre piedi da ricoprire di ghiaia all'estremità del prato, come avevo ordinato".
Il segretario è un giovane fiorentino, Alessandro Collini, che dal 1750 al 1756 fu segretario di Voltaire, in Prussia e poi a Ginevra.
Scrisse le sue memorie, che non hanno pretese letterarie e furono pubblicate a Parigi dal figlio dopo la sua morte, usate a spizzichi dai biografi e ora tradotte per la prima volta in italiano: Cinque anni con Voltaire. Miserie e grandezze d'un genio nelle memorie del suo segretario toscano.
L'avventura di Collini non è diversa dalle avventure di un giovane di oggi. Nato nel 1727, figlio di un notaio, studia legge all'Università di Pisa. Muore il padre e deve interrompere gli studi. Fa un viaggio in Svizzera, resta senza soldi, chiede aiuto a una signora amica della sua famiglia, Madame M., sorella di Barbara Campanini, detta Barberina, una delle più celebri danzatrici del tempo, che allora viveva a Berlino. Collini riceve soldi da casa e una calda lettera di Madame M. di presentazione per la sorella. La Barberina, stella del gran mondo di Federico di Prussia, gli apre le porte della società mondana e culturale. Proprio quell'anno, in occasione dei festeggiamenti della sorella maggiore del re, arriva a Berlino Voltaire: "Lo vidi in mezzo a un gruppo di signori che a piedi traversavano l'arena diretti a uno dei palchi della corte. Il suo contegno era pieno di modestia, ma i suoi occhi brillavano di gioia: non si può infatti amare la gloria senza amarne il prezzo".
Collini incontra Voltaire: "La Toscana - mi disse in italiano - è stata una nuova Atene, e i Toscani sono stati i nostri maestri".
Espressione non originalissima. Al Maestro il giovane fiorentino piace e poco dopo Collini viene assunto e va ad abitare nel castello di Potsdam: segretario, copista, archivista, messaggero. Nessun grande di solito si salva dall'occhio del segretario e del cameriere. Collini idolatra Voltaire, ma spesso, come mette in rilievo nell'introduzione a queste non raffinate pagine Giuseppe dall'Ongaro, la "malizia traluce tra i velluti ossequiosi delle sue memorie".
Nel 1753 Voltaire cade in disgrazia del re e viene espulso da Berlino. L'anno prima è stato bruciato in pubblico la "Diatribe du docteur Akakia" e Voltaire sperimenta in Prussia l'intolleranza che l'aveva perseguitato in Francia. Arrivato a Francoforte viene arrestato e Collini non riesce a nascondere l'ironia nel racconto di com'è mutata la condizione del Maestro, abituato a cenare col re e chiuso ora in un maleodorante fondaco, "trattato come uno scellerato, esposto alle ingiurie degli uomini più grossolani e crudeli, armato solo della sua ira". Voltaire è amico degli uomini dell'"Enciclopédie", ha già scritto "Il secolo di Luigi XIV" e "Micromégas" - nel 1759 uscirà "Candido", nel 1763 il "Trattato sulla tolleranza", nel 1764 il "Dizionario filosofico" -, usa la penna come la spada, felice quando riesce a trovarsi in mezzo a un conflitto tra re e Stati. Il suo segretario lo segue a malapena nella tempesta del secolo dei Lumi che preannuncia la grande Rivoluzione. Theodore Besterman, uno dei più acuti studiosi di Voltaire, scrive che Collini è un uomo bene intenzionato, ma di pessima memoria, oltre che infedele e astioso. (Ma merita attenzione per qualche sua nota sui rapporti balzani con Federico e sui particolari della vita di Voltaire che vede da vicino per anni, sottilmente maligno). L'avventura di Collini si conclude bruscamente. Il giovane fiorentino avrebbe scritto in una lettera - ma questo non lo confessa nelle sue memorie - che la nipote di Voltaire, M.me Denis, era una "losca mestatrice". Il Maestro lo licenzia, anche se continua a scrivergli. Di Voltaire sono rimaste 20.000 lettere. Indirizzate a re, a regine e a formose donzelle. Anche ad Alessandro Collini, "cacciato da quel nuovo Eden (le Délices, nella regione di Ginevra, n.d.r) per via di qualche sciocchezza commessa per la foga dell'età".
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vedi anche
Tracce biografiche