Ippocrate ai giorni nostri| La vera medicina è contro natura |
| Diceva Leopardi nello Zibaldone che con il progresso dell'arte medica cresce il numero delle malattie.
Non è poi così paradossale. La "medicina originaria" - quella dell'epoca del mito, degli dei e degli eroi
- concepiva la salute come uno stato di grazia, invaso dal "morbo" inteso come punizione divina della
prepotenza umana. Ma, almeno da quando Ippocrate di Cos (460-377 a.C.) individua le origini naturali del
"male sacro", cioè l'epilessia, senza ricorrere a invasioni e possessioni del corpo del malato da parte di
spiriti maligni, al concetto totale di "morbo" si è venuta sostituendo la gamma delle diverse malattie,
ciascuna dovuta alla propria "causa razionale". È così che la medicina, da sapere altrettanto "sacro" quanto
il malanno che doveva sconfiggere, si è tramutata in impresa scientifica fallibile e servizio sociale. Di
questa costellazione di teorie e pratiche trattano Giorgio Cosmacini e Claudio Rugarli nella loro
Introduzione alla medicina (Laterza, pagine 212, lire 35.000): entrambi medici, l'uno storico della
"medicina e della sanità" all'università di Milano, l'altro professore ordinario di medicina interna al San
Raffaele. Il volume mantiene la promessa del titolo, fornendo ai giovani, specie a quelli che si indirizzano
agli studi di medicina, un'agile "introduzione" ai temi e ai problemi di questa disciplina; ma soprattutto
delinea una mappa dei territori che la medicina ha lambito nella sua più che bimillenaria storia. Di uno, la
religione, si è detto. Ma la medicina ha anche interagito con la fisica, per non dire della matematica o
dell'ingegneria o, addirittura, della magia. Riconducendo la malattia nell'ambito della natura e situando il
"malato" nell'ambiente che ha consentito alla patologia di emergere, la medicina illustra in modo
drammatico l'antitesi tra natura e cultura.
Già gli antichi sospettavano il ruolo di un mondo ostile nell'insorgere della malattia: nulla più è tragico
delle grandi "pesti" che falcidiano uomini e animali in Tucidide, Lucrezio o Virgilio. Quando descriverà la
grande epidemia di Londra (1666), quella stessa che doveva spingere Isaac Newton a ritirarsi in campagna
a meditare sulla caduta delle mele, sull'orbita della Luna e sui fondamenti del calcolo infinitesimale,
Daniel Defoe metterà in rilievo le responsabilità delle "artificiose" condizioni di vita in una metropoli.
Più di un secolo dopo, Charles Darwin doveva mostrare come la "logica dell'evoluzione biologica" fosse
"a vantaggio delle specie e non degli individui che le compongono". Glossano Cosmacini e Rugarli che
oggi è convinzione comune che sotto il profilo strettamente biologico "singoli membri di una specie
possono essere sacrificati purché un certo insieme di geni sopravviva". Ma aggiungono che questo
spietato meccanismo "non è accettabile nella società umana, nella quale ogni singolo individuo ha valore".
È dovere allora della medicina "lottare perché nessuno, per quanto geneticamente svantaggiato, sia
costretto a soccombere".
La medicina inverte così il corso della natura, anzi "non vi è niente di più innaturale di certi suoi
interventi". Particolarmente attenti ai traguardi degli ultimi decenni, dai trapianti d'organo alla
fecondazione artificiale, per non dire delle "meraviglie" che ci prospettano le biotecnologie, Cosmacini e
Rugarli ritrovano nel lontano passato le radici e le ragioni di quegli "interventi" che oggi più che mai
paiono valicare i limiti non solo della natura (pensiamo, per esempio, alle reazioni immunitarie ai
trapianti), ma anche della cultura e, in particolare, dell'etica. Chi non si accosta con "timore e tremore"
alla manipolazione medica dei processi di nascita e di morte? I nostri autori citano un altro poeta,
Giovanni Pascoli, che attribuiva ai medici la "voce degli apostoli", capaci di denunciare e di curare i mali
che per inclemenza della natura e per miopia della cultura affliggevano l'umanità. Ma questo apostolato
non rischia sempre più di imporre la sistematica violazione dei comandamenti delle vecchie religioni
"apostoliche"? |