RASSEGNA STAMPA

2 APRILE 2000
ANGELO M. PETRONI
TEORIE DEL LINGUAGGIO
Cartesio per Chomsky & C.
Cartesio, "Segno e linguaggio", a cura di Claudia Stancati, prefazione di Daniele Gambarara, Editori Riuniti, Roma 2000, pagg. 188, L. 18.000.
Il problema della comprensione del linguaggio, della sua natura e del suo ruolo, ha rappresentato una delle maggiori linee di continuità all'interno della filosofia del Novecento. Vi è più di un senso non banale per cui la gran parte della filosofia contemporanea, tanto quella analitica quanto quella "continentale", può essere considerata come una filosofia del linguaggio. E' una filosofia del linguaggio il tentativo di risolvere (o di dissolvere) i problemi classici della filosofia attraverso l'analisi degli usi delle espressioni linguistiche. E' una filosofia del linguaggio il tentativo di analizzare le strutture e i metodi delle scienze attraverso la formalizzazione logica. E' una filosofia del linguaggio il tentativo di comprendere il funzionamento della mente-cervello attraverso l'analisi dei significati linguistici e dei processi della loro comprensione. Ed è una filosofia del linguaggio il tentativo di svelare le strutture ontologiche dell'essere attraverso la trattazione delle strutture profonde del linguaggio filosofico, e magari anche di quello poetico.
Tutto questo ha finito per dare un nuovo impulso alla ricerca storiografica intorno alle concezioni che i filosofi del passato hanno avuto sul linguaggio. Tra questi un posto di primissimo piano spetta a Cartesio. Per conoscere il pensiero di Cartesio sul linguaggio, sparso nella vastità della sua opera, uno strumento utilissimo è l'antologia Segno e linguaggio recentemente curata da Claudia Stancati.
L'antologia è tagliata secondo l'obiettivo di mettere in rapporto gli aspetti linguistici con quelli epistemologici. Un'ottima bibliografia annotata permette di seguire la fortuna del pensiero di Cartesio sul linguaggio dagli inizi del Novecento a oggi.
Come scrive la Stancati, "benché l'attenzione filosofica verso il linguaggio sia un tratto costante di tutta la vicenda intellettuale di Cartesio, tale caratteristica è rimasta quasi del tutto "sommersa" fino alla pubblicazione, nel 1966, dell'opera Linguistica cartesiana di Noam Chomsky, in cui il celebre linguista americano fa risalire a Cartesio un'impostazione del problema dei rapporti tra mente e linguaggio che gli sembra anticipatrice di problemi e soluzioni del nostro secolo".
La Stancati mette in evidenza i limiti, filologici di tale tesi, ma ne mostra anche la fecondità teorica. Una fecondità che è bene espressa anche da Daniele Gambarara nella stimolante prefazione al volume: "Cartesio non è il precursore di nessuno. Con un gesto di. audacia intellettuale paragonabile solo a quello di Saussure, che affranca il significato linguistico dall'idea, ne ha dichiarato lui l'indipendenza. Sono tutti gli altri che, nel momento in cui calcano quel continente, diventano volenti o nolenti suoi successori. I più sono ben disposti: anzi, da quando sono sorte le scienze cognitive Chomsky e Fodor si disputano tra loro il titolo di vero cartesiano. Anche quelli mal disposti gli rendono comunque omaggio: da Ryle a Putnam a Dennet a Damasio, il primo interlocutore con cui fare i conti è sempre lui, Cartesio". Come spesso capita, la buona teoria ha molto da guadagnare dalla storia, e dalla buona storiografia.
inizio pagina
vedi anche
Logica e semantica