RASSEGNA STAMPA

2 APRILE 2000
SILVANO TAGLIAGAMBE
Vienna, killer del neo-positivismo
Antiseri risale alle fonti cui attinse Popper per affilare le sue armi polemiche
Dario Antiseri, "La Vienna di Popper", Rubbettino, Soveria Mannelli 2000, pagg. 450, L. 42.000
"Considerando il giorno e l'ora della nascita di David Copperfield, la balia e alcune brave donne del vicinato avevano detto che egli avrebbe avuto, in primo luogo, una vita sfortunata e che, in secondo luogo, avrebbe avuto il privilegio di vedere fantasmi e spiriti. Questo secondo loro era il destino di tutti i bambini sfortunati nati durante le ore piccole di un venerdì notte". Così Charles Dickens fa ancora parlare David Copperfield: "Non è necessario che io dica più alcunché (...), poiché niente meglio che la mia storia può dimostrare se quella predizione venne verificata o falsificata dagli eventi".
Dario Antiseri in La Vienna di Popper ricorda che fu von Hayek a notare questo brano di Dickens e a sottolinearne l'interesse, dovuto al fatto di trovare proprio in uno scrittore non solo il concetto di smentita di una predizione ad opera dei fatti, ma addirittura anche il termine di "falsificazione" inteso esattamente come smentita di una predizione. Ciò accadeva nel 1850.
Nel 1902 nasceva a Vienna il filosofo che ha fatto del concetto di falsificazione una delle armi per "uccidere" il positivismo logico, e cioè Karl R. Popper. Il passo di Dickens fa riferimento al concetto di "predestinazione". Alla fine della lettura di questo ricchissimo e appassionante libro di Antiseri la domanda che il lettore non può fare a meno di porsi è la seguente: "Quale sarebbe stato il destino dell'uomo e del filosofo Popper se non avesse avuto la possibilità di maneggiare i formidabili strumenti teorici e concettuali rinvenibili nell'arsenale della Grande Vienna preneopositivistica che va, pressappoco, dal 1870 al 1930, e di trasformarli in armi contro il neopositivismo?".
Non voglio rifare il verso alle brave comari di Dickens e rimanere impigliato nella rete di astruse dispute sul fato e sulla predestinazione.
Mi limito a dire che Antiseri ha la capacità e il merito di presentarci il pensiero popperiano come un "grumo denso di senso" nel quale vanno a convergere, in un equilibrio mirabile, le più significative conquiste teoriche dell'ambiente in cui l'uomo Popper ebbe la fortuna di nascere e di formarsi. Scorrendo le pagine di questo volume si ha l'impressione di poter godere del dono dell'ubiquità, assistendo, contemporaneamente, a uno spettacolo pieno di fascino e alla sua preparazione dietro le quinte.
Ecco quindi scorrere sotto i nostri occhi i cardini dell'opera popperiana (l'ipotetismo, il fallibilismo, la critica dell'induttivismo, il falsificazionismo, l'epistemologia evoluzionistica, lo sviluppo darwiniano delle teorie scientifiche, la critica al marxismo e alla psicanalisi, l'individualismo metodologico, la confutazione dell'olismo e del costruttivismo, la demolizione del totalitarismo) e, nello stesso tempo, tutti i sentieri e le tracce che portano a ciascuno di essi, con le dovute attribuzioni di paternità. Giganti del pensiero ai quali non sempre è tributato il giusto riconoscimento da una cultura sempre più distratta vengono richiamati sia alla nostra memoria, sia alla nostra vista, grazie a una ricca documentazione fotografica (dovuta a Jader Jacobelli, cui l'opera è dedicata).
Le varie parti del libro ci propongono via via un'impressionante galleria di ritratti austeri, a ciascuno dei quali è associato un capitolo avvincente della storia culturale della Vienna di quegli anni: Ernst Mach,Viktor Kraft, Heinrich Gomperz, Herbert Feigl, Moritz Schlick, Karl Bühler, Arthur Schnitzler, Egon Friedell, Karl Kraus, Ludwig Wittgenstein, e poi, naturalmente, Friedrich von Hayek, Ludwig von Mises, Carl Menger, Hans Kelsen. Non potendo dar conto qui, seguendo le orme di Antiseri, del contributo di ciascuno di essi allo sviluppo dell'elaborazione teorica di Popper, mi limiterò a concentrare l'attenzione su uno degli aspetti meno trattati del pensiero di quest'ultimo, quello pedagogico.
Antiseri richiama giustamente l'importanza, nella cultura viennese e austriaca di quel tempo, della riforma della scuola primaria e secondaria, voluta e realizzata dal socialdemocratico Otto Glöckel subito dopo la fine, catastrofica per il Paese, della prima guerra mondiale. Dalla riforma uscì la scuola nella quale prestarono servizio sia Wittgenstein che, appunto, Popper, il quale prese l'abilitazione all'insegnamento della matematica e della fisica nelle scuole secondarie (inferiori) nel 1929. Per riconoscimento dello stesso Glöckel tra i "padri" di questa nuova scuola ebbe un ruolo di punta Karl Bühler, ricercatore di fama mondiale ed esponente di spicco della scuola di Würzburg, baluardo della lotta contro il sensismo e contro l'associazionismo. Bühler fu anche il relatore della tesi di Popper, discussa nel 1928 con Schlick come correlatore, nella quale, dopo una serrata critica al fisicalismo, viene difesa e ribadita, sulla scia proprio delle idee del relatore, la conclusione che noi non pensiamo per immagini, ma piuttosto per problemi e tentativi di soluzione di essi. Non fu però questa l'unica traccia dell'influsso di Bühler su Popper. Un altro aspetto di esso fu l'interesse e l'entusiasmo con cui il giovane allievo, già prima di laurearsi, si impegnò all'interno del movimento per la riforma della scuola, interesse dimostrato anche da tre saggi pedagogici pubblicati tra il 1925 e il 1931. Nel primo egli difende uno dei principi basilari della riforma scolastica, e cioè l'idea che l'educazione sia aderente alla vita. In quello del 1931 sviluppa una critica serrata della scuola come apprendimento e propone una altrettanto decisa difesa della nuova scuola come lavoro. La vecchia scuola, argomenta Popper, concepisce la mente del bambino come un contenitore, privo di qualità intrinseche, da riempire con la maggiore quantità di conoscenze. A questa concezione viene contrapposta l'idea che l'educazione della memoria sia l'educazione di una funzione, da formare lavorando su contenuti validi, su materiale dotato di senso. Ed è chiaro, scrive Popper, che "con tali momenti di senso entra anche la comprensione di un senso, entra anche il pensiero nel processo della memoria. La memoria diventa memoria giudiziosa".
Questa idea, esposta settant'anni fa, appare in linea con le più attuali concezioni della memoria. E tra i tanti meriti di quest'opera di Antiseri vi è anche quello di aver riportato alla luce, grazie a un impressionante lavoro di documentazione e di scavo, anche il Popper meno noto, ma non per questo meno degno di attenzione e ricordo.
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