| Se la vita è una costruzione sociale |
| Ian Hacking, "The Social Construction of What?", Harvard University
Press, Cambridge, Mass. 1999, pagg. 264, $29.95 |
| Thomas Kuhn, "Dogma contro critica", Cortina, Milano 2000, pagg. 402,
L. 59.000. | "Troppo buono con i Capuleti". Questo il giudizio del premio Nobel per la
fisica Steven Weinberg sull'ultimo libro di Ian Hacking, The Social
Construction of What?, un tentativo di analizzare le incomprensioni tra le
due fazioni della "guerra delle scienze" scatenata negli ultimi anni dalla
famosa "beffa Sokal". I costruzionisti da un lato, che insistono sull'idea
che anche i concetti scientifici più consolidati altro non siano che
costruzioni sociali; e i loro avversari, dall'altro, capeggiati appunto da
Alan Sokal, che ha cercato di smontarne gli argomenti mostrando - in
Imposture intellettuali (Garzanti, 1999) - quanto siano fumose e
contraddittorie le posizioni dei principali fautori del costruzionismo.
Soprattutto se francesi, relativisti e postmoderni.
Hacking, filosofo analitico con simpatie francesizzanti - dall'anno
prossimo insegnerà Filosofia e storia dei concetti scientifici al Collège de
France - ha cercato di mettersi in mezzo e di fare da mediatore. Ha
fatto come Romeo, al quale l'amico Mercuzio rimproverò di aver solo
peggiorato la situazione?
Neppure Weinberg a dire il vero lo pensa fino in fondo, e dichiara di
apprezzare le capacità analitiche di Hacking. Dal suo punto di vista ha
comunque ragione a dirsi insoddisfatto, perché Hacking non si schiera
abbastanza contro i costruzionisti. E sarebbe incoerente se lo facesse.
Quasi tutti i suoi libri tendono a relativizzare idee e concetti che
sembrerebbero eterni e immutabili: questo è il lato foucaultiano del suo
temperamento filosofico. E non a caso è stato Andrew Pickering, autore
di Constructing Quarks, e non un fisico duro alla Weinberg, a scrivergli la
quarta di copertina.
Va però anche detto che Hacking non è affatto tenero con i suoi presunti
compagni d'avventura. Ed esercita, da filosofo analitico, la preziosa arte
dei distinguo.
Il costruzionismo ha molte facce. Ed è più o meno interessante a
seconda di quale sia la costruzione sociale di cui stiamo parlando.
Costruzione sociale di cosa? Dei quark, della realtà, dell'idea di
oggettività, di anoressia, di natura, di rischio, di malattia, del
nazionalismo Zulu?, per citare solo alcune delle parole che appaiono
nella miriade di libri intitolati secondo lo schema X come costruzione
sociale. Hacking si concentra su case studies come quello del conflitto
tra approccio biologico e sociale alla malattia mentale; su come la
ricerca militare abbia influenzato non il contenuto ma le modalità della
scienza; sulle definizioni degli oggetti geologici; su una disputa tra
opposte fazioni di antropologi riguardo a Cook e le Hawaii; e sulla
nozione di "abuso di minore", che sarà anche una costruzione sociale
ma non per questo è meno "reale" (Hacking, non va dimenticato, non ha
mai smesso di cercare di formulare una versione accettabile del
realismo).
Hacking è particolarmente interessato ai concetti scientifici e non
dimentica la distinzione tra scienze naturali e scienze sociali.
Simpatizza con coloro che usano il costruzionismo come un'arma per
smascherare falsi miti e autorità discutibili, ma è assai duro verso quelli
che lo trasformano in un veicolo per fomentare l'odio verso la scienza e
per indebolire le nostre capacità razionali. Ci sono costruzionisti che
vanno a loro volta smascherati: essi dichiarano di amare la scienza,
dicono di esserne i fedeli cronisti, ma poi si lanciano in invettive
generiche contro di essa.
Thomas Kuhn non ricade certo in questa categoria. E nonostante ciò
Hacking lo considera all'estremo opposto di Weinberg nella guerra tra le
scienze. Weinberg è fautore di una visione cumulativa e lineare della
crescita scientifica, Kuhn pone invece l'accento sulle cesure e sui salti
rivoluzionari. Tre sono le tesi principali che dividono gli scienziati alla
Weinberg e i costruzionisti alla Kuhn: contingenza, stabilità,
nominalismo. Si può non dubitare che i quark esistano, ma
contemporaneamente sostenere che la fisica avrebbe potuto anche
evolversi in maniera da non scoprirli: questa è la tesi della contingenza.
Quanto alla stabilità delle scoperte scientifiche i costruzionisti tendono a
negarla, così come - con la tesi nominalista - tendono a negare la
realtà delle entità scientifiche.
Hacking ha sempre difeso Kuhn da coloro che sostenevano che egli
avrebbe auspicato che la filosofia della scienza diventasse parte della
sociologia della conoscenza, come se la storia "interna" delle scienze
- relativa cioè ai suoi contenuti reali - potesse essere sostituita da
una storia "esterna", tutta incentrata sui gruppi che la praticano e
sull'ambiente sociale o economico in cui si trovano a operare. E ha
sempre preso le distanze dai cattivi seguaci di Kuhn che hanno creduto
di poter affrontare i problemi scientifici senza dedicare molta attenzione
ai particolari delle varie scienze. Gli ultimi scritti di Kuhn, ora raccolti nel
volume Dogma contro critica, a cura di Stefano Gattei, gli danno ragione.
L'autore della Struttura delle rivoluzioni scientifiche, morto nel 1996, non
fa che prendere le distanze da certe degenerazioni provocate da quel
suo fortunatissimo libro. Nel quale - osserva Hacking - non usa mai
l'espressione "costruzione sociale". Nonostante ciò egli può essere
considerato, senza anacronismi, un costruzionista a pieno titolo perché
nessuno più di lui ha "smascherato" le immagini correnti della scienza.
Hacking afferma però altrettanto risolutamente che Kuhn, come gli altri
costruzionisti, tende a sottovalutare la straordinaria stabilità delle
conoscenze scientifiche. Possiamo considerarla una gentilezza verso i
Montecchi. Ma per accontentare Weinberg ci vorrebbe molto di più. |