RASSEGNA STAMPA

2 APRILE 2000
ARMANDO MASSARENTI
Se la vita è una costruzione sociale
Ian Hacking, "The Social Construction of What?", Harvard University Press, Cambridge, Mass. 1999, pagg. 264, $29.95
Thomas Kuhn, "Dogma contro critica", Cortina, Milano 2000, pagg. 402, L. 59.000.
"Troppo buono con i Capuleti". Questo il giudizio del premio Nobel per la fisica Steven Weinberg sull'ultimo libro di Ian Hacking, The Social Construction of What?, un tentativo di analizzare le incomprensioni tra le due fazioni della "guerra delle scienze" scatenata negli ultimi anni dalla famosa "beffa Sokal". I costruzionisti da un lato, che insistono sull'idea che anche i concetti scientifici più consolidati altro non siano che costruzioni sociali; e i loro avversari, dall'altro, capeggiati appunto da Alan Sokal, che ha cercato di smontarne gli argomenti mostrando - in Imposture intellettuali (Garzanti, 1999) - quanto siano fumose e contraddittorie le posizioni dei principali fautori del costruzionismo.
Soprattutto se francesi, relativisti e postmoderni.
Hacking, filosofo analitico con simpatie francesizzanti - dall'anno prossimo insegnerà Filosofia e storia dei concetti scientifici al Collège de France - ha cercato di mettersi in mezzo e di fare da mediatore. Ha fatto come Romeo, al quale l'amico Mercuzio rimproverò di aver solo peggiorato la situazione?
Neppure Weinberg a dire il vero lo pensa fino in fondo, e dichiara di apprezzare le capacità analitiche di Hacking. Dal suo punto di vista ha comunque ragione a dirsi insoddisfatto, perché Hacking non si schiera abbastanza contro i costruzionisti. E sarebbe incoerente se lo facesse.
Quasi tutti i suoi libri tendono a relativizzare idee e concetti che sembrerebbero eterni e immutabili: questo è il lato foucaultiano del suo temperamento filosofico. E non a caso è stato Andrew Pickering, autore di Constructing Quarks, e non un fisico duro alla Weinberg, a scrivergli la quarta di copertina.
Va però anche detto che Hacking non è affatto tenero con i suoi presunti compagni d'avventura. Ed esercita, da filosofo analitico, la preziosa arte dei distinguo.
Il costruzionismo ha molte facce. Ed è più o meno interessante a seconda di quale sia la costruzione sociale di cui stiamo parlando.
Costruzione sociale di cosa? Dei quark, della realtà, dell'idea di oggettività, di anoressia, di natura, di rischio, di malattia, del nazionalismo Zulu?, per citare solo alcune delle parole che appaiono nella miriade di libri intitolati secondo lo schema X come costruzione sociale. Hacking si concentra su case studies come quello del conflitto tra approccio biologico e sociale alla malattia mentale; su come la ricerca militare abbia influenzato non il contenuto ma le modalità della scienza; sulle definizioni degli oggetti geologici; su una disputa tra opposte fazioni di antropologi riguardo a Cook e le Hawaii; e sulla nozione di "abuso di minore", che sarà anche una costruzione sociale ma non per questo è meno "reale" (Hacking, non va dimenticato, non ha mai smesso di cercare di formulare una versione accettabile del realismo).
Hacking è particolarmente interessato ai concetti scientifici e non dimentica la distinzione tra scienze naturali e scienze sociali.
Simpatizza con coloro che usano il costruzionismo come un'arma per smascherare falsi miti e autorità discutibili, ma è assai duro verso quelli che lo trasformano in un veicolo per fomentare l'odio verso la scienza e per indebolire le nostre capacità razionali. Ci sono costruzionisti che vanno a loro volta smascherati: essi dichiarano di amare la scienza, dicono di esserne i fedeli cronisti, ma poi si lanciano in invettive generiche contro di essa.
Thomas Kuhn non ricade certo in questa categoria. E nonostante ciò Hacking lo considera all'estremo opposto di Weinberg nella guerra tra le scienze. Weinberg è fautore di una visione cumulativa e lineare della crescita scientifica, Kuhn pone invece l'accento sulle cesure e sui salti rivoluzionari. Tre sono le tesi principali che dividono gli scienziati alla Weinberg e i costruzionisti alla Kuhn: contingenza, stabilità, nominalismo. Si può non dubitare che i quark esistano, ma contemporaneamente sostenere che la fisica avrebbe potuto anche evolversi in maniera da non scoprirli: questa è la tesi della contingenza.
Quanto alla stabilità delle scoperte scientifiche i costruzionisti tendono a negarla, così come - con la tesi nominalista - tendono a negare la realtà delle entità scientifiche.
Hacking ha sempre difeso Kuhn da coloro che sostenevano che egli avrebbe auspicato che la filosofia della scienza diventasse parte della sociologia della conoscenza, come se la storia "interna" delle scienze - relativa cioè ai suoi contenuti reali - potesse essere sostituita da una storia "esterna", tutta incentrata sui gruppi che la praticano e sull'ambiente sociale o economico in cui si trovano a operare. E ha sempre preso le distanze dai cattivi seguaci di Kuhn che hanno creduto di poter affrontare i problemi scientifici senza dedicare molta attenzione ai particolari delle varie scienze. Gli ultimi scritti di Kuhn, ora raccolti nel volume Dogma contro critica, a cura di Stefano Gattei, gli danno ragione.
L'autore della Struttura delle rivoluzioni scientifiche, morto nel 1996, non fa che prendere le distanze da certe degenerazioni provocate da quel suo fortunatissimo libro. Nel quale - osserva Hacking - non usa mai l'espressione "costruzione sociale". Nonostante ciò egli può essere considerato, senza anacronismi, un costruzionista a pieno titolo perché nessuno più di lui ha "smascherato" le immagini correnti della scienza.
Hacking afferma però altrettanto risolutamente che Kuhn, come gli altri costruzionisti, tende a sottovalutare la straordinaria stabilità delle conoscenze scientifiche. Possiamo considerarla una gentilezza verso i Montecchi. Ma per accontentare Weinberg ci vorrebbe molto di più.
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