RASSEGNA STAMPA

31 MARZO 2000
FRANCO VOLPI
I roghi quotidiani del Ceronetti pensiero
Lo scrittore, fustigatore della modernità, ha raccolto una serie di aforismi
Guido Ceronetti, "La fragilità del pensare", Rizzoli, pagg. 347, lire 16.000
L'arte del pensare per aforismi è una pianta rara, ma è tra quelle che più vivacizzano e ristorano il petroso scenario della filosofia contemporanea. Spunta a fatica perché richiede in pari tempo genialità e disciplina, intuizione ed esercizio, idee e stile, insomma: combinazioni improbabili e scarseggianti in tempi di povertà. Eppure è l'arte forse più consona a un'età nichilistica in cui il pensiero dell'intero, almeno nei luoghi filosofici a esso deputati, sembra destinato soltanto a svernare. Tra i pochi maestri contemporanei dell'aforisma spicca Guido Ceronetti, che presenta ora una sua "antologia filosofica personale" dal titolo: La fragilità del pensare (a cura di Emanuela Muratori, Biblioteca Universale Rizzoli, pagg. 347, lire 16.000).
La scelta è concepita in forma di dizionario che dispensa in una serie di aforismi, raccolti in lemmi, il Ceronetti-pensiero.
Il quale, come si sa, è animato da un furore iconoclasta che si scaglia contro la banalità del quotidiano, che appicca il fuoco ovunque, che incendia parole e luoghi comuni del linguaggio pietrificato dall'ovvio e semina turbamento tra le consuetudini in cui si adagia il senso comune. Il suo è dunque un pensiero "paradossale" nel senso letterale del termine, cioè radicalmente "al di fuori della doxa", dell'aborrita opinione comune, che egli ama provocare e scandalizzare, per infine fulminarla con il sarcasmo, il disprezzo, l'anatema.
Il catalogo delle idee a lemma va da "abbraccio" a "zucchero", toccando un po' tutte le corde, essenziali o meno, dell'universo contemporaneo e della sua coscienza critica. Qualche esempio? Il bersaglio ossessivamente preferito è la civiltà contemporanea con la sua incuria devastatrice della Natura, per la quale invece Ceronetti manifesta tutto il suo sacro rispetto.
Leggiamo: "La civiltà uccide gli alberi col fiato". Oppure: "La campagna sanguina per i misfatti dell'intelligenza umana". Ancora: "Il disastro più profondo non è la distruzione delle città con più milioni di abitanti, ma il loro sussistere". Donde la coerente, sarcastica raccomandazione: "Sprecate pure le parole e le occasioni, ma non l'acqua".
Chi così pensa, non può che nutrire una profonda sfiducia nell'uomo: "L'esperienza della società e della storia insegna che l'uomo è, per eccellenza, l'essere non pensante". E la sfiducia vale per entrambi i sessi: "La misoginia è figlia del mistero. Al contrario, la misantropia è figlia della conoscenza: più si conoscono gli uomini, più si è misantropi.
Ma il buon misantropo non fa distinzione di sesso: l'uomo, nelle due versioni proposte dal Creatore, non gli piace".
Il dizionario non ci dispensa tuttavia soltanto i bocconi avvelenati del pessimismo e del radicalismo apocalittico.
Tra i lemmi si scoprono gustose amenità, come l'apprezzamento per il contributo delle ferrovie alla cultura, che piacciono a Ceronetti se non altro perché scarsamente toccate dalla modernità: "Il vuoto degli scompartimenti ferroviari dove si sta soli, è più propizio alla filosofia che la biblioteca di Montaigne". In compenso egli sbertuccia il Codice Fiscale, che il nostro Ministero dispensa con cosmopolitica generosità a qualsiasi cittadino del mondo metta piede in Italia.
Ceronetti: "Sarà da studiare attentamente quel che comporta di degradazione essenziale dell'uomo, di abbrutimento intimo, questo spodestamento del cittadino (...) in una democrazia occidentale dove gli otto milioni di baionette che fiammeggiavano in un vecchio ciarlatano sono diventati sessanta milioni (di cui trenta di troppo) di codici fiscali". Non da meno la sferzata sull'Europa della moneta comune e della globalizzazione: "Oh Dio, che Europa! E' fatta per le catene, altro che libertà! Solo le scogliere di Dover non sono in vendita (forse), tutto il resto è comprabile".
Ancora più scarsa è la considerazione per i progressi della ragione scientifica e tecnica, in temporanea sintonia con Heidegger: "Dentro la scienza non si rintraccia neanche un aborto di pensiero". Anzi, con un esilarante mixing di deep ecology e femminismo, si azzarda il seguente consiglio alle femministe: "A chiunque s'imbratti nella turpitudine nucleare - anche di lontano, con un consenso, un voto - negate le fessure". Quanto poi alla decadenza spirituale moderna Ceronetti non ha dubbi: "L'anima in decomposizione è molto peggiore della carne".
Questo pensiero affidato all'aforisma è effettivamente una fragilissima rete che il linguaggio getta sulla realtà. Pensare e scrivere per aforismi diventa evidentemente necessario quando non si vedono più connessioni né tracce di sistema: l'arte dell'aforisma consente allora di procedere almeno per episodi. Eppure, in questa enciclopedica disposizione, i pensieri di Ceronetti appaiono al tempo stesso come i tocchi cromatici di una composizione pointillistica che a suo modo fa vedere l'intero. Un intero che Ceronetti, da coerente iconoclasta qual è, medita di lasciare alle fiamme dell'apocatastasi finale: "La grandiosa vampa capace di liquefarci tutti risponde a un antico sogno".
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