I roghi quotidiani
del Ceronetti pensiero| Lo scrittore, fustigatore della modernità, ha raccolto
una serie di aforismi |
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| Guido Ceronetti, "La fragilità del
pensare", Rizzoli, pagg. 347, lire 16.000 | L'arte del pensare per aforismi è una pianta rara, ma è tra
quelle che più vivacizzano e ristorano il petroso scenario
della filosofia contemporanea. Spunta a fatica perché
richiede in pari tempo genialità e disciplina, intuizione ed
esercizio, idee e stile, insomma: combinazioni improbabili e
scarseggianti in tempi di povertà. Eppure è l'arte forse più
consona a un'età nichilistica in cui il pensiero dell'intero,
almeno nei luoghi filosofici a esso deputati, sembra destinato
soltanto a svernare. Tra i pochi maestri contemporanei
dell'aforisma spicca Guido Ceronetti, che presenta ora una
sua "antologia filosofica personale" dal titolo: La fragilità del
pensare (a cura di Emanuela Muratori, Biblioteca
Universale Rizzoli, pagg. 347, lire 16.000).
La scelta è concepita in forma di dizionario che dispensa in
una serie di aforismi, raccolti in lemmi, il Ceronetti-pensiero.
Il quale, come si sa, è animato da un furore iconoclasta che
si scaglia contro la banalità del quotidiano, che appicca il
fuoco ovunque, che incendia parole e luoghi comuni del
linguaggio pietrificato dall'ovvio e semina turbamento tra le
consuetudini in cui si adagia il senso comune. Il suo è
dunque un pensiero "paradossale" nel senso letterale del
termine, cioè radicalmente "al di fuori della doxa",
dell'aborrita opinione comune, che egli ama provocare e
scandalizzare, per infine fulminarla con il sarcasmo, il
disprezzo, l'anatema.
Il catalogo delle idee a lemma va da "abbraccio" a
"zucchero", toccando un po' tutte le corde, essenziali o
meno, dell'universo contemporaneo e della sua coscienza
critica. Qualche esempio? Il bersaglio ossessivamente
preferito è la civiltà contemporanea con la sua incuria
devastatrice della Natura, per la quale invece Ceronetti
manifesta tutto il suo sacro rispetto.
Leggiamo: "La civiltà uccide gli alberi col fiato". Oppure:
"La campagna sanguina per i misfatti dell'intelligenza
umana". Ancora: "Il disastro più profondo non è la
distruzione delle città con più milioni di abitanti, ma il loro
sussistere". Donde la coerente, sarcastica raccomandazione:
"Sprecate pure le parole e le occasioni, ma non l'acqua".
Chi così pensa, non può che nutrire una profonda sfiducia
nell'uomo: "L'esperienza della società e della storia insegna
che l'uomo è, per eccellenza, l'essere non pensante". E la
sfiducia vale per entrambi i sessi: "La misoginia è figlia del
mistero. Al contrario, la misantropia è figlia della
conoscenza: più si conoscono gli uomini, più si è misantropi.
Ma il buon misantropo non fa distinzione di sesso: l'uomo,
nelle due versioni proposte dal Creatore, non gli piace".
Il dizionario non ci dispensa tuttavia soltanto i bocconi
avvelenati del pessimismo e del radicalismo apocalittico.
Tra i lemmi si scoprono gustose amenità, come
l'apprezzamento per il contributo delle ferrovie alla cultura,
che piacciono a Ceronetti se non altro perché scarsamente
toccate dalla modernità: "Il vuoto degli scompartimenti
ferroviari dove si sta soli, è più propizio alla filosofia che la
biblioteca di Montaigne". In compenso egli sbertuccia il
Codice Fiscale, che il nostro Ministero dispensa con
cosmopolitica generosità a qualsiasi cittadino del mondo
metta piede in Italia.
Ceronetti: "Sarà da studiare attentamente quel che
comporta di degradazione essenziale dell'uomo, di
abbrutimento intimo, questo spodestamento del cittadino
(...) in una democrazia occidentale dove gli otto milioni di
baionette che fiammeggiavano in un vecchio ciarlatano sono
diventati sessanta milioni (di cui trenta di troppo) di codici
fiscali". Non da meno la sferzata sull'Europa della moneta
comune e della globalizzazione: "Oh Dio, che Europa! E'
fatta per le catene, altro che libertà! Solo le scogliere di
Dover non sono in vendita (forse), tutto il resto è
comprabile".
Ancora più scarsa è la considerazione per i progressi della
ragione scientifica e tecnica, in temporanea sintonia con
Heidegger: "Dentro la scienza non si rintraccia neanche un
aborto di pensiero". Anzi, con un esilarante mixing di deep
ecology e femminismo, si azzarda il seguente consiglio alle
femministe: "A chiunque s'imbratti nella turpitudine nucleare
- anche di lontano, con un consenso, un voto - negate le
fessure". Quanto poi alla decadenza spirituale moderna
Ceronetti non ha dubbi: "L'anima in decomposizione è
molto peggiore della carne".
Questo pensiero affidato all'aforisma è effettivamente una
fragilissima rete che il linguaggio getta sulla realtà. Pensare e
scrivere per aforismi diventa evidentemente necessario
quando non si vedono più connessioni né tracce di sistema:
l'arte dell'aforisma consente allora di procedere almeno per
episodi. Eppure, in questa enciclopedica disposizione, i
pensieri di Ceronetti appaiono al tempo stesso come i
tocchi cromatici di una composizione pointillistica che a suo
modo fa vedere l'intero. Un intero che Ceronetti, da
coerente iconoclasta qual è, medita di lasciare alle fiamme
dell'apocatastasi finale: "La grandiosa vampa capace di
liquefarci tutti risponde a un antico sogno". |