I MISTERI DELLA MENTECERVELLO L'onda lunga che crea il pensiero Studi recenti hanno permesso di osservare la crescita del nostro organo più delicato: un processo graduale per prepararci alla vita |
| Un brivido lungo almeno una quindicina di anni percorre dalla nascita tutta la lunghezza del nostro cervello. A partire dai primissimi
giorni di vita e per un periodo che si estende fino ai nostri quindici anni, quest'organo si espande infatti e si dilata con un movimento
sequenziale, prima sul davanti, poi nella regione centrale e infine dietro. Esiste cioè, ed è stata recentemente documentata
sperimentalmente, un'onda di crescita delle dimensioni trasversali del nostro cervello che procede dal davanti all'indietro, come un
serpente boa che stia ingoiando la sua preda. Si tratta in realtà del cervello che si sta nutrendo delle nozioni di base riguardanti le cose
del mondo.
Le aree più importanti per l'apprendimento, necessarie per imparare e per imparare a comportarsi, si sviluppano per prime e crescono di
dimensioni come se si trattasse di una spugna che sta assorbendo del liquido. Le aree corrispondenti alle funzioni più raffinate come
l'orientamento spaziale e il linguaggio si sviluppano in tempi successivi, dai 6 anni in poi.
La loro crescita sembra consolidare, stabilizzare ed estendere le acquisizioni degli anni precedenti. Dai 12 anni in poi questa espansione
rallenta e finisce per confinarsi nelle aree del polo posteriore, sede di funzioni più sottili e sofisticate.
E' noto che noi uomini nasciamo con un cervello decisamente incompleto. Abbiamo bisogno di anni per vederlo sviluppato nella sua
interezza. La nostra infanzia e parte della nostra giovinezza devono di necessità trascorrere in un ambiente protetto e amico,
rappresentato dalla famiglia e dai vari gruppi sociali ai quali apparteniamo. Anche molti degli animali a noi vicini hanno una fase
giovanile nella quale si comportano da cuccioli. In nessuno di questi però la fase di formazione è così lunga, e soprattutto i diversi
cuccioli sono tutti incredibilmente meno "inetti" dei nostri. Se consideriamo poi le specie cosiddette inferiori, il confronto non si pone
proprio: noi siamo di gran lunga i più lenti a "entrare in carburazione" e ad affrontare la vita. Ciò è dovuto primariamente al ritardo di
sviluppo del nostro cervello.
Questo fenomeno non è casuale. La prima parte della nostra gestazione procede abbastanza speditamente, e comunque a un ritmo
paragonabile a quello delle scimmie a noi vicine, mentre nella seconda parte il nostro sviluppo rallenta. Questo rallentamento non è
uniforme. Quello che cresce più lentamente è il cervello, e intorno a lui la testa. Il motivo crediamo di conoscerlo: si tratta di riuscire ad
avere alla fine un cervello di dimensioni ragguardevoli senza creare troppi problemi, al momento del parto, né al nascituro né alla sua
mamma. Insomma, noi restiamo a lungo bambini per poter essere degli adulti intelligenti e dotati.
Tutto ciò ha ovviamente una serie di conseguenze. Il nostro cervello finisce di svilupparsi alla luce del sole, a occhi aperti e con tutti gli
altri sensi affacciati sul mondo. Di conseguenza, quest'organo finirà per contenere non solo l'informazione che gli deriva dal patrimonio
genetico, cioè dalla saggezza biologica accumulata in milioni di anni di storia evolutiva, ma anche una grande quantità di informazioni sui
più vari aspetti del mondo che ci circonda. E' come se un'automobile uscisse dalla fabbrica solo sbozzata e finisse d'essere realizzata su
strada tenendo anche conto delle caratteristiche e delle necessità del guidatore. Oppure come se un computer modificasse
progressivamente il suo assetto e la sua architettura, cioè il suo hardware, sulla base dei programmi che vi vengono fatti girare. Il prezzo
pagato per il nostro ritardo di sviluppo è quindi abbondantemente riscattato dalla nostra adattabilità, dalla nostra grande capacità di
essere diversi in circostanze diverse: parlare italiano in Italia o giapponese in Giappone, essere contadini fra i contadini o pescatori fra i
pescatori, vivere seminudi o vestirsi in maniera ricercata come nel Settecento, leggere e scrivere o mandare tutto a memoria sotto forma
di formule fisse e rituali. Se crescessimo in un ambiente che non cambia mai, tutta quest'adattabilità avrebbe un'utilità limitata.
Negli ultimi millenni, però, ne sono cambiate di cose. E' cambiata la nostra capacità di utilizzare strumenti materiali e concettuali per
modificare il nostro mondo, ed è cambiato il nostro modo di organizzarci in gruppi sociali. Ecco che allora possedere un cervello sempre
pronto a recepire i cambiamenti diviene un prerequisito essenziale dell'evoluzione culturale. Se il nostro cervello non avesse
quest'adattabilità, la nostra società sarebbe ancora quella di prima dell'età della pietra. Sappiamo bene che c'è qualcuno che ne sarebbe
contento, ma costoro non possono che prendersela con il nostro cervello. Che poi è anche il loro.
Dove mettiamo tutte le cose che impariamo nei primi mesi e anni della nostra vita?
Ovviamente nel cervello. Ma c'è posto? Certo che c'è
posto. Infatti il cervello cresce, anche se non di moltissimo, e soprattutto continua a stabilire tutta quella serie di allacciamenti e
collegamenti fra centraline nervose diverse che costituisce l'essenza della nostra mente. A ogni cosa che impariamo si stabiliscono un
certo numero di nuovi allacciamenti fra le varie parti del nostro cervello. Questi allacciamenti possono essere realizzati con grossi cavi o
con minuscoli circuiti. All'inizio si tratterà prevalentemente di allacciamenti di grosso calibro, mentre con il passar degli anni si
osserveranno sempre più spesso connessioni minuscole e apparentemente insignificanti.
Nella nostra vita non c'è un momento in cui il nostro cervello smetta di modificarsi, ma i cambiamenti dei primi anni sono gerarchicamente
molto più importanti. La prima lingua si impara benissimo, la seconda o la terza molto meno bene, e non ci troveremo mai completamente
a nostro agio con una lingua imparata dopo i 12 anni. A questa età infatti l'ondata di espansione delle regioni più strettamente associate
al linguaggio si placa e si passa allo sviluppo di altre aree.
Tutto questo è stato visto utilizzando una metodologia che ha dell'incredibile, sia per quanto riguarda la strumentazione che
l'elaborazione informatica dei dati. Questi nuovi esperimenti mostrano che la parte più anteriore del nostro cervello, costituita dai
cosiddetti lobi prefrontali, svolge un ruolo fondamentale nella dinamica della nostra mente e in definitiva nel sostenere il nostro modo di
essere. In quest'area si mettono in atto le associazioni che sono alla base del nostro pensiero e si prendono le determinazioni che sono
alla base delle nostre azioni. Qualche mese fa abbiamo sentito pure che questa regione è la sede di vasti movimenti di cellule. Molto
presto ne vedremo delle belle. |