RASSEGNA STAMPA

19 MARZO 2000
ARMANDO MASSARENTI
Il documento ministeriale sull'insegnamento della filosofia negli anni dell'obbligo approvato giovedì scorso
Una scuola che insegni a ragionare
Ormai tutti lo hanno capito: il ministro Berlinguer vuol passare alla storia come il nuovo Gentile. O, meglio, come colui che è riuscito a disinnescare il suo sistema elitario e anacronistico, basato sullo storicismo idealistico, e a costruirne uno nuovo adatto ai tempi. Così si spiegano due ingredienti della sua tormentata riforma: l'insistenza sull'idea di una scuola meno classista, e il pallino per la filosofia, che egli vuole introdurrre fin dalla scuola dell'obbligo. Per fare questo ha nominato una commissione che giovedì scorso ha approvato un documento di cui Giovanni Reale, che ne è membro, ci anticipa le linee essenziali. Il documento tuttavia non entra ancora nel vivo dei contenuti e dei metodi dell'insegmanento della filosofia. Le difficoltà non sono poche, e i membri della commissione ne sono consapevoli. Chi insegnerà la filosofia a ragazzini di 13-14 anni? Siamo sicuri che l'atteggiamento critico si formi solo, o soprattutto attraverso la filosofia? E perché non con fisica, la matematica o il cinema e la letteratura? Chi formerà gli insegnanti? Che tipo di filosofia bisognerà insegnare, e con che approccio? Insegnare i principi del pensare chiaro e accurato e abituare i ragazzi alla lettura diretta dei testi sembrano due ingredienti fondamentali. Lo suggerisce Marco Santambrogio nell'articolo che qui pubblichiamo, che esprime scetticismo sulla possibilità di superare i vecchi vizi dello storicismo. Ma poiché il ministro insiste sulla necessità di innescare un dibattito su questi temi, eccogli un primo contributo: che è di per se un invito a dare l'esempio di come dovrebbe essere una filosofia per buoni cittadini. Una filosofia che, in una discussione pubblica, faccia prevalere le argomentazioni sull'oscura retorica cui ci ha finora abituato.
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Filosofia e scuola