Il documento ministeriale sull'insegnamento
della filosofia negli anni dell'obbligo approvato
giovedì scorso| Una scuola che insegni a
ragionare |
| Ormai tutti lo hanno capito: il ministro Berlinguer vuol passare alla storia
come il nuovo Gentile. O, meglio, come colui che è riuscito a
disinnescare il suo sistema elitario e anacronistico, basato sullo
storicismo idealistico, e a costruirne uno nuovo adatto ai tempi. Così si
spiegano due ingredienti della sua tormentata riforma: l'insistenza
sull'idea di una scuola meno classista, e il pallino per la filosofia, che
egli vuole introdurrre fin dalla scuola dell'obbligo. Per fare questo ha
nominato una commissione che giovedì scorso ha approvato un
documento di cui Giovanni Reale, che ne è membro, ci anticipa le linee
essenziali. Il documento tuttavia non entra ancora nel vivo dei contenuti e
dei metodi dell'insegmanento della filosofia. Le difficoltà non sono poche,
e i membri della commissione ne sono consapevoli. Chi insegnerà la
filosofia a ragazzini di 13-14 anni? Siamo sicuri che l'atteggiamento
critico si formi solo, o soprattutto attraverso la filosofia? E perché non
con fisica, la matematica o il cinema e la letteratura? Chi formerà gli
insegnanti? Che tipo di filosofia bisognerà insegnare, e con che
approccio? Insegnare i principi del pensare chiaro e accurato e abituare i
ragazzi alla lettura diretta dei testi sembrano due ingredienti
fondamentali. Lo suggerisce Marco Santambrogio nell'articolo che qui
pubblichiamo, che esprime scetticismo sulla possibilità di superare i
vecchi vizi dello storicismo. Ma poiché il ministro insiste sulla necessità
di innescare un dibattito su questi temi, eccogli un primo contributo: che
è di per se un invito a dare l'esempio di come dovrebbe essere una
filosofia per buoni cittadini. Una filosofia che, in una discussione
pubblica, faccia prevalere le argomentazioni sull'oscura retorica cui ci ha
finora abituato. |