RASSEGNA STAMPA

17 MARZO 2000
LUCA LIVERANI
Procreazione, riparte il cammino
Ripreso il dibattito in un'aula del Senato semideserta. La discussione generale aggiornata alla seduta di martedì
Ma i Cristiano sociali, a sorpresa, forzano il gioco: apertura all'eterologa
La componente cattolica diessina pare pronta a ritirarsi dalla maggioranza trasversale che difende il testo approvato dalla Camera
Procreazione e artificiale, si riparte. Un'altra puntata del faticoso iter è andata in onda ieri al Senato. Con la riproposizione, durante la discussione generale, degli schieramenti: contro Ds e Verdi, a favore Ppi, Ccd e Fi. Novità, l'apertura "in casi eccezionali" all'eterologa da parte dei Cristiano sociali (Ds), che su questa base vorrebbero proporsi come "mediatori". La possibilità di usare gameti esterni alla coppia arriva dal senatore cristiano sociale Ferdinando Di Orio (Ds). Va ricordato che i deputati dello stessa componente, alla Camera avevano votato contro l'eterologa in dissenso dalla linea dei Ds. Ora Di Orio corregge il tiro: "Il rifiuto secco dell'eterologa non è corretto - spiega - dovrebbe essere ammessa solo in casi eccezionali come per le malattie geneticamente trasmettibili. Anche il Ppi sa bene che la proibizione è solo apparente visto che è ammessa in tutta Europa, anche nella cattolica Spagna. Quindi sarebbe molto facile effettuarla all'estero". È anche vero che la laica Svezia e la riformata Germania vietano la fecondazione eterologa in vitro. La componente cattolica diessina dunque si tira fuori dallo schieramento trasversale che vuole il testo com'è uscito dalla Camera, senza modifiche che allungherebbero ulteriormente i tempi di approvazione definitiva. A Montecitorio comunque alla votazione finale si astennero. Al Senato intanto ieri è ripartita la discussione generale, che è stata aggiornata a martedì prossimo. All'ingresso di Palazzo Madama una trentina di femministe reggeva lo striscione "Nessuna autorità sui nostri corpi". In un aula semideserta - le presenze sono oscillate tra un massimo di 12 e un minimo di 7 senatori - si sono alternati i pro e i contro. Paolo Giarretta (Ppi) s'è chiesto "se esiste un diritto assoluto alla genitorialità. Non tutti i comportamenti individuali sono legittimi, hanno bisogno di regole, e non del libero arbitrio, per tutelare il più debole". "Veramente errate" per Giarretta le dichiarazione del segretario Ds Veltroni quando disse "questa legge mai". E ai Verdi, contrari alla clonazione: "Se non fissiamo delle regole, perché non si dovrebbe poter scegliere anche questa tecnica, magari al posto dell'eterologa?". Il Ppi "ritiene di difendere il testo della Camera, anche se non del tutto soddisfacente". Per Dino De Anna (Fi) il ddl della Camera tutela "il diritto del nascituro a una famiglia tradizionale" e "all'identità biologica". Secondo Luciano Callegaro (Ccd) "ormai diventa diritto ciò che è delitto contro la vita". Se "il desiderio di avere un figlio è legittimo, non si può travalicare ogni limite. Prima di tutto il bambino. Anche nelle adozioni in caso di conflitti prevale il diritto del minore". Di tutt'altro tono gli altri interventi. Bianca Maria Fiorillo (Misto): "Se il mondo è già pronto ad accettare le innovazioni della scienza, il legislatore non può rifiutare il progresso". Franco Debenedetti (Ds): legge "illiberale e irrazionale" che cerca di "imporre comportamenti etici". Antonella Bruno Ganeri (Ds): "Il testo Camera è un terribile passo indietro rispetto alle conquiste delle donne". Giovanni Lubrano Di Ricco (Verdi): "Esagerate" le sanzioni per chi fa tecniche vietate. Intanto il caso dell'ordinanza che ha autorizzato l'uso dell'utero in affitto viene commentato dal mensile dei gesuiti La Civiltà Cattolica: "L'elemento che domina l'ordinanza è il principio, purtroppo sempre più diffuso, nonostante i mali che provoca, che ritiene lecita eticamente ogni nuova possibilità offerta dalla ricerca scientifica per cui il fine (avere un bambino) giustifica qualsiasi mezzo usato ", sottomettendo "ogni valutazione etica al desiderio del soggetto". Quindi "il pronunciamento rischia di farci cadere nell'esca dei sentimenti, scambiando i desideri con i diritti". L'elemento più carente è la "mancanza di attenzione prestata alle esigenze del soggetto debole, cioè del bambino". Un invito infine al Parlamento a legiferare in fretta.
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