| Niente isterismi, la ricerca procede | La scarsezza di organi da trapianti è verosimilmente costitutiva e non
ovviabile su base solidaristica. La discrepanza tra donatori e potenziali
riceventi aumenta annualmente del 15% e, ad oggi, nessuna politica
pubblica o campagna di sensibilizzazione si è dimostrata capace di
risolvere o anche solo di alleviare il problema.
Appare chiaro che l'unica soluzione strutturale può derivare dall'uso delle
biotecnologie, intese sia come realizzazione di xenotrapianti che come
produzione di tessuti e organi a partire da cellule umane con
caratteristiche embrionali. L'applicazione reale e sicura di queste
tecnologie comporterebbe, a esempio, la disponibiltà di un numero
infinito di organi, la possibilità di programmare gli interventi senza
operare in condizioni di urgenza e quella di agire con largo anticipo sulla
risposta immunitaria. Naturale quindi che qualsiasi nuova acquisizione in
questi settori susciti un immediato interesse che assume, a seconda
delle posizioni, un'accezione di inquietudine o di speranza.
La società britannica Ppl Therapeutics ha annunciato in questi giorni di
essere riuscita a clonare per la prima volta una cucciolata di maiali.
L'esperimento, condotto in Virginia, ha lo scopo di creare animali
modificati geneticamente in modo da consentire xenotrapianti evitando il rigetto iperacuto.
La notizia è significativa non tanto per la tecnica usata quanto per la
specie animale clonata. Teoricamente, i primati superiori
rappresenterebbero i donatori ideali per l'uomo in ragione della vicinanza
filogenetica. In pratica, però, il loro utilizzo comporta una serie di
svantaggi insormontabili tra i quali la reazione negativa da parte
dell'opinione pubblica, ma soprattutto la bassa percentuale di
replicazione e l'elevata capacità di trasmettere malattie virali, il che
rappresenta uno degli argomenti più consistenti a favore della massima
cautela negli xenotrapianti.
La scelta dei ricercatori si è quindi orientata verso i maiali, che
presentano similitudini anatomiche e fisiologiche con l'uomo, si
riproducono con un'alta efficienza e a basso costo, sono relativamente
ben conosciuti da un punto di vista genetico; allo stesso tempo, il loro
uso non suscita reazioni emotive diffuse di particolare intensità.
È sulla discordanza filogenetica tra maiale e uomo che si sta lavorando
nei maggiori laboratori del mondo in modo da rendere concretamente
applicabile questo tipo di xenotrapianto. In questo settore, fra l'altro,
"l'Italia è all'avanguardia e ha raggiunto risultati avanzati anche rispetto
ad altri gruppi di ricerca internazionali", come sostiene Luigi Frati, uno
dei responsabili biomedici.
Il progresso della scienza in questo campo dovrà fornire risposte
convincenti tanto dal punto di vista etico quanto dal punto di vista dei
rischi connessi al rigetto e alla trasmissione di agenti infettivi. Il risultato
ottenuto dalla Ppl Therapeutics è senz'altro un passo avanti verso la
disponibilità e la "riproducibilità" di animali adatti agli xenotrapianti.
Tuttavia, resta ancora senza risposta la questione relativa al rischio che
gli animali clonati in realtà abbiano un'età "biologica" superiore rispetto
alla loro età "anagrafica", il che vanificherebbe la loro utilizzazione. La
possibilità concreta di clonare maiali ottenuta da questa società non
rappresenta dunque uno spartiacque, ma solo una tappa peraltro
neppure essenziale. C'è quindi da augurarsi che la notizia non venga
sovrastimata, suscitando l'immancabile "costernazione" di fronte a
qualsiasi nuova "combinazione" che l'ingegneria genetica continuamente
ci mette a disposizione. |