RASSEGNA STAMPA

10 MARZO 2000
GIANDOMENICO BOFFI
Ma nei laboratori comanda il consumo
Già da parecchi anni i programmi europei di finanziamento della ricerca scientifica mostrano una chiara propensione per progetti mirati a risultati trasferibili al mondo produttivo.
Parallelamente i programmi per gli studenti universitari sembrano promuovere la figura di un giovane lavoratore altamente specializzato che sia disponibile a un elevato livello di mobilità continentale. Non che si tratti di propensioni indecenti, tutt'altro. Ma, avendo presente una certa deriva economicista che caratterizza l'unificazione europea, mi viene spontaneo chiedere se non ci sia qualcosa di profondo dietro quel che appare in superficie. Il formidabile sviluppo materiale degli ultimi secoli, in Europa e nella sua propaggine dell'America settentrionale, è stato reso possibile dall'affermarsi di quella che, un po' impropriamente, si suole chiamare scienza galileiana, una scienza fortemente matematizzata nel suo approccio al cosmo e notevolmente orientata alla manipolazione del medesimo. Il successo pratico è stato tale da indurre ben presto quell'atteggiamento, ancora oggi consolidato che concede credito - in ogni campo! - solo a ciò che è provato scientificamente, dove l'avverbio si riferisce appunto ai metodi della scienza galileiana.
Questo atteggiamento unilaterale non solo non riesce a evitare una visione utilitaristica della scienza, ma addirittura non dispone dello strumento razionale per attribuire un significato universale alla stessa scienza tecnica, dato che essa non sembra sapersi autofondare. Ne risulta una prevalenza del denaro e del potere, unitamente a un virtuosismo tecnico fine a se stesso. Precisamente quello che talvolta mi sembra celarsi dietro all'attuale atteggiamento europeo verso la ricerca. Le considerazioni precedenti gettano luce su un paio di fatti preoccupanti. Primo fatto: il disinteresse dei giovani per la scienza. Forse non per la scienza illustrata a chiacchiere in pubblicazioni giornalistiche o documentari televisivi. Ma certamente per la scienza appresa e praticata con un duro tirocinio di anni e anni di studio. Il calo del numero degli studenti di scienze (e d'ingegneria) è cospicuo in Italia, così come nel resto d'Europa.
Secondo fatto preoccupante (che potrebbe essere alla radice del primo): si assiste a un considerevole livello di analfabetismo scientifico in tutte le società europee. Lo scadimento anche delle scuole superiori, una volta riservate alla classe dirigente, è eloquente. Quanto poi alle ventilate proposte di riforma, si ha quasi l'impressione che si tenda a delegare a una ristretta minoranza (non si sa bene come e dove selezionata) la padronanza degli strumenti scientifici e tecnici, riservando a tutti gli altri il compito di istupiditi consumatori dei prodigi che la suddetta minoranza va mettendo a disposizione del sistema economico. E dico apposta prodigi. Perché, se si è analfabeti in campo scientifico, ogni macchinetta sembrerà un portento. Il paradosso è che, tirando troppo la corda in questa direzione, si potrebbe finire per uccidere la gallina dalle uova d'oro. Già una volta nella storia un formidabile sviluppo scientifico ha avuto una brusca fine, con conseguenze di arretramento durate oltre 1500 anni. Mi riferisco alla fine della scienza alessandrina. In conclusione, come cattolici e come figli di una nazione che - grazie anche alla fede - dispone nel contesto europeo di un insuperato patrimonio di cultura (in via di dissipazione, temo), credo che sarebbe opportuno riaffermare alcune cose: la ragione è una preziosa facoltà dell'uomo, anche se non ne esaurisce la realtà; la scienza - cioè quel frutto della ragione con cui l'uomo esplora il cosmo - è un bene in sé; di un bene umano devono fruire tutti quanti nel miglior modo possibile.
Pertanto, una razionalità appiattita sulla scienza galileiana, una scienza accolta solo in funzione dell'utile e un progresso scientifico fruito solo a livello di consumatori sono incompatibili, a mio modo di vedere, con l'autentica dignità umana.
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Cultura-Impresa scientifica