RASSEGNA STAMPA

4 MARZO 2000
ADRIANO PESSINA
TRUCCO DI PAROLE PER CELARE IL BUSINESS
Le definizioni fanno la realtà: ecco l'ultimo atto creativo della politica. Al Senato, grazie alla solerzia dei democratici di sinistra, un piccolo emendamento cambia la legge sulla procreazione assistita e la inserisce tra le terapie contro la sterilità. Il testo in discussione, già approvato alla Camera, prevedeva che la coppia potesse ricorrere alla fecondazione assistita solo "dopo" che tutti i metodi terapeutici fossero risultati inefficaci: quel dopo era importante, serviva a ricordare che la fecondazione in vitro, benché permessa, non è una terapia e lasciava aperto il problema della liceità morale. Ma il Senato ha pensato bene, venendo incontro alle pressanti richieste formulate da molti "operatori del settore", di fare una piccola ma sostanziale modifica e ha precisato che "il ricorso alla procreazione assistita è consentito qualora altri metodi terapeutici non risultino idonei". Così, con finezza linguistica, aggiungendo un "altri", ha fatto rientrare la procreazione assistita tra i metodi terapeutici. Ma questa definizione è falsa: empiricamente inconsistente. E su questo punto, anche studiosi di bioetica in totale disaccordo sul piano della valutazione morale, convergono. La procreazione assistita è la sostituzione, resa possibile dalla tecnologia, di una o più fasi della dinamica unitaria che contraddistingue la procreazione umana. Basta descrivere brevemente quello che accade: il medico procura una iperstimolazione ovarica nella donna, ne preleva gli ovociti, quindi, dopo aver prelevato lo sperma dall'uomo, li unisce in provetta e attende la generazione di diversi figli allo stadio embrionale: alcuni di questi vengono impiantati nel grembo materno e si aspetta che avvengano la gestazione e il parto.
Questi sono propriamente atti terapeutici, volti alla cura e alla salute o non sono atti sostitutivi, che lasciano i pazienti nella stessa condizione di sterilità da cui erano partiti? Il fatto che un atto sia compiuto da un medico o da qualcuno in camice bianco non è motivo sufficiente per dichiarare questo atto terapeutico o medico. Qualcuno si è spinto a dire che però la procreazione assistita serve almeno per superare la ferita psicologica, esistenziale, della sterilità, perché, sebbene non se ne esca guariti, almeno si ha un figlio. Ma anche questa impostazione non regge: un figlio non è una terapia e chi soffre di comprensibili disagi esistenziali e psicologici non deve cercare aiuto in un ginecologo ma in uno psicologo. Perché allora deformare la realtà e definire terapia un atto che non è terapeutico? Ora, prescindendo dal fatto che una legge sia necessaria al fine di impedire lo stravolgimento totale della maternità e della paternità (già, perché dovrebbero esserci anche dei padri) e lo sfruttamento della vita altrui come compensazione di un diritto difficilmente esigibile (chi può accampare un diritto di vita su un suo simile?, chi può aver diritto ad un figlio? e in nome di che cosa?), occorre chiedersi perché si è voluto modificare, e proprio in questo punto, la proposta di legge. Forse perché per normalizzare una prassi che, come i recenti casi di cronaca ci hanno evidenziato, sovverte la maternità e la genitorialità bisogna ricorrere al linguaggio rassicurante della medicina? Oppure, perché caduta la logica dell'ideologia si è più banalmente affermata quella dell'economia e si è offerta una "protezione terapeutica" a quel giro di affari che ruota attorno alla procreazione assistita, e che non potrà continuare senza un sostegno del denaro pubblico? Difficile dirlo e sarebbe ingiusto attribuirlo con sicurezza a chi ha voluto questo emendamento. Del resto, la buona fede la si potrà verificare presto: chi, infatti, crede che la procreazione assistita sia l'ultimo tipo di terapia possibile dovrà fermamente vietare tutte quelle prassi (generazione di embrioni in numero superiore rispetto a quelli di cui si prevede l'impianto, congelamento degli embrioni, fecondazione con ovociti o spermatozoi di estranei alla coppia - cioè fecondazione eterologa - , maternità surrogata e via dicendo) che si oppongono a quella dinamica naturale che solitamente ogni terapia cerca di assecondare per avvicinarsi alla normalità e sconfiggere la patologia. Vedremo. Quello che appare sempre più chiaro è che il processo che conduce allo stravolgimento della realtà passa anche attraverso la deformazione delle parole. Ma la democrazia ha i tempi contati quando ci si muove lungo la china che separa la parola dalla realtà, il discorso dalla verità e il consenso si ottiene sulle forzature del vocabolario.
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Bioetica