Chi voleva morto
Giovanni Gentile| La tesi di Canfora: i fascisti seppero dell'attentato al filosofo e lasciarono fare |
| Torna, ancora una volta, il caso Gentile. E la polemica si riaccende in occasione del convegno di studi in programma oggi a Roma, all'Istituto dell'Enciclopedia Treccani. L'occasione è la presentazione della voce "Gentile" nel dizionario biografico degli italiani, firmata da uno degli studiosi più autorevoli dell'idealismo italiano: Gennaro Sasso. Si riparla dunque del nesso tra Fascismo e attualismo, teoreticamente non necessitato per Sasso. Del peso e dell'influsso di Gentile sul marxismo italiano, e in generale sulla cultura italiana. Ingenerosa secondo Antimo Negri nei confronti del filosofo. Oppure scientificamente deprivata proprio dall'Attualismo secondo Dario Antiseri, popperiano italico.
E si ravviva la disputa sulla latitanza del senatore Gentile all'epoca delle leggi razziali del 1938. Rievocata allorché tempo fa a Pisa, nell'aula magna dell'Università, doveva essere affissa una lapide bizzarra. Dove si celebrava e poi vituperava il filosofo, quale studioso benemerito, ma "consapevole", sodale del "razzismo" di regime (disputa poi finita a carte bollate tra Università e parenti di Gentile). Infine emerse un vecchio giallo: chi uccise, come e perché il filosofo, nella tarda mattinata del 15 aprile del 1944 a Firenze, nei pressi della villa Montalto al Salviatino? Vecchio giallo, s'è detto, poiché fin dall'immediato dopoguerra, sia Francovich che Ragghianti riferirono di voci relative a un ruolo della banda fascista Carità contro il Gentile, latore di istanze di clemenza a beneficio degli antifascisti sotto tiro a Firenze. E dunque di un i ruolo di ambienti nazifascista nell'uccisione del filosofo. Oggi Luciano Canfora riprende la questione, a cui anni fa aveva dedicato un thriller storico, "La sentenza". Nel quale sosteneva, per l'appunto, un ruolo almeno indiretto degli ultrà neri. Nella confezione di un attentato pure eseguito dai Gap antifascisti guidati dal famoso Fanciullacci, esecutore materiale. "Esistono - dichiara
Canfora - conferme storiche del fatto che alcuni fascisti erano a conoscenza dell'attentato. E un testimone raccontò: sapevano che volevano farlo fuori". Del resto, continua lo studioso, "non era un mistero per nessuno che Gentile fosse molto odiato perché contrario alla tortura, e c'era chi lo considerava molto ingombrante perchè incline ad accentrare il potere culturale e a dominare l'editoria. Anche per i proventi all'epoca molto cospicui". Gentile,
liquidato da una congiura di regime? Su questo Canfora puntualizza: "No, furono i Gap, è certo. Tuttavia un conto è difendere l'obiettivo di un possibile attentato, un conto è lasciarlo esposto. Fu il debutto della strategia della tensione che poi abbiamo conosciuto nel dopoguerra". In effetti è provato che Gentile, Accademico d'Italia, intercedesse per gli antifascisti. E che voleva denunciare le violenze della banda Carità. Una volta Luporini, allievo del filosofo e, ormar comunista, raccontò che lui stesso - il giorno dell'attentato - fu spedito a Fiesole per intercedere, ignaro di quel che s'era appena consumato. Fu congedato dal figlio stesso di Gentile, con preghiera di accomiatarsi in quel triste momento. Episodio che la dice lunga sulle contiguità umane tra Gentile ed ex gentiliani antifascisti a Firenze. Mentre è del pari noto che il filosofo s'appellava di continuo alla "pacificazione nazionale". E al dialogo tra "le due Italie" in lotta nel biennio 1943-45, scontentando gli integristi repubblichini già risentiti per un carteggio giudicato "filobadogliano" con il Ministro Severi, da egli rivelato dopo i125 Luglio. Infine è plausibile che tanto il Cln - diviso expost-che il Pci, si fossero trovati a dover coprire una scelta autonoma del commando fiorentino. Destinata, pur in quel clima, ad apparire impopolare. Specie se poi si pone mente alla strategia moderata ed "entrista" di Togliatti, inaugurata proprio in quei mesi. Eppure resta il fatto che da Radio Londra gli Inglesi, poco prima, avevano denunciato il Gentile saloino. Attacco in cui molti ravvisarono una sorta di appello ad un'azione simbolicamente anticipatrice della fucilazione di Mussolini. E resta infine la grande impressione in Firenze, per una truce rappresaglia su giovani partigiani in campo di Marte, difesa da Gentile. Insomma era enorme, e inevitabilmente alimentato da più parti, l'odio cresciuto attorno a Gentile in quegli anni. E in tanti ne tiravano le fila. Anche se, almeno sugli esecutori materiali, dell'attentato, è stata ormai fatta piena luce. |