RASSEGNA STAMPA

23 FEBBRAIO 2000
EDOARDO BONCINELLI
La clonazione non è un film dell'orrore
La parola "clonazione" suscita immediatamente un'ondata di emotività. Se poi si parla di clonazione umana l'emotività sale oltre il livello di guardia. Si potrebbero fare una quantità di analisi psicologiche o sociologiche per comprendere perché, ma per il momento accettiamolo come un dato di fatto. Dietro ogni parola c'è però un concetto e talvolta dietro a un concetto c'è un fatto. Quali sono i fatti dietro alla parola clonazione umana che agita tanti animi? Oggi a differenza di ieri si possono produrre a comando animali biologicamente identici tra di loro. Così è nata Dolly e così sono nate altre pecore, mucche, qualche topo e qualche maialino. Non è facilissimo, ma una decina di laboratori al mondo lo sanno fare. Sia ben chiaro che questo comporta al momento enormi perdite. Per un animale riuscito ce ne sono tre-quattrocento che non arrivano a maturazione. Questi tipi di ricerche sono finalizzati alla produzione di animali particolarmente ben riusciti, perché forniscono al meglio certi prodotti naturali, come latte o lana, oppure sostanze che in natura non esistono o sono molto rare. Tra queste ci sono e ci saranno, in futuro, una varietà di farmaci, fattori antiemofilici e sostanze dotate di proprietà anticancerose. Direi che quindi tutto ciò si rivelerà sempre più utile e mi auguro che a questo tipo di ricerche prima e di produzione poi non si pongano molti ostacoli. Quello di cui però si parla in questi giorni riguarda l'essere umano, cioè noi. Se clonare una pecora vuol dire produrre un certo numero di pecore biologicamente identiche, clonare un uomo vorrebbe dire produrre, con perdite probabilmente ancora maggiori, un certo numero di esseri umani biologicamente identici. Non sappiamo se questo è possibile: nessuno ha mai fatto questo esperimento. Se ci dobbiamo basare sull'esperienza fatta con altri mammiferi, ciò non dovrebbe essere impossibile. Non sappiamo tuttavia con che probabilità otterremmo degli individui vitali e soprattutto come starebbero questi dal punto di vista fisico e psichico. Ma, anche ammesso che ci si riuscisse, a che cosa potrebbe servire produrre esseri umani biologicamente identici? Non si riesce a capire chi potrebbe, anche volendo, avere un interesse del genere. Questi individui tra l'altro sarebbero biologicamente identici solo alla partenza, ma in età adulta sarebbero più diversi tra di loro dei normali gemelli che incontriamo nella nostra vita e avrebbero soprattutto due cervelli diversi, due comportamenti diversi e certamente due menti diverse. Un discorso un po' differente si deve invece fare per quanto riguarda la possibilità di produrre tessuti, parti di organo e domani, chissà, interi organi umani. È possibile? Per il momento no, ma sempre ragionando per analogia con quanto succede per altri mammiferi esistono in prospettiva delle possibilità: imminenti per la pelle, il sangue e parti di osso, un po' più remote per altri tessuti, e ancora di là da venire per gli organi più complessi. Solo questo tipo di esperimenti può essere preso in considerazione, se si vuole, per quanto riguarda gli esseri umani. Non sto dicendo che si deve fare, ma certo sarebbe opportuno discuterne in modo civile e razionale, perché, se sussistono indubbiamente preoccupazioni di carattere tecnico e etico, è vero che ci sarebbero anche enormi vantaggi. Si potrebbe in prospettiva risolvere il problema dei trapianti e se si partisse dalle cellule di chi deve ricevere il trapianto, non ci sarebbe nessun problema di rigetto. Secondo me potrebbe quindi valere la pena di discuterne. Il problema è che qualcuno afferma, per ignoranza o per interesse, che questo sarebbe possibile soltanto attraverso la produzione di un certo numero di individui che dovrebbero poi servire da "serbatoi" per organi o tessuti da trapiantare su altri. Questo è ovviamente inaccettabile da tutti i punti di vista e ripugna alla coscienza di ogni essere umano. Il punto è che ciò non è vero. Non è mai stato vero e non è vero soprattutto oggi, dal momento che si sta imparando, anche se ci vorrà tempo, a produrre in provetta tessuti e organi di animali senza produrre l'animale intero e senza partire da cellule embrionali. Si può infatti partire da cellule staminali che sono sempre presenti nel nostro corpo - nel sangue, nella pelle e perfino nel cervello - o prodursi a comando delle particolari cellule staminali. Una cellula staminale è una cellula non differenziata che non ha nessun bisogno di essere embrionale ma che è in grado di dare luogo a quasi tutti i tessuti e ad alcuni organi adulti. I biologi stanno imparando a produrre tessuti e organi di animali per questa strada. Noi tutti dobbiamo decidere se è una strada che vogliamo percorrere anche per l'uomo oppure no, ma con una discussione lucida e se è possibile spassionata. Non ci sono mostri alle porte, ma ci sono agitatori di mostri che attingono a piene mani dalla letteratura fantastica e dalla cinematografia per turbare le nostre notti e angosciare i nostri giorni. Ma, per dirla con Goya, è solo "il sonno della ragione che produce mostri". L'uomo di oggi ha bisogno più di sempre dell'uso della ragione, affiancata ovviamente dalla sua coscienza morale e civile e da una consapevole progettualità per l'oggi e per il domani.
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