RASSEGNA STAMPA

18 FEBBRAIO 2000
ALCESTE SANTINI
Bruno al rogo. Per la Chiesa "triste episodio"
Il papa verso il giorno del perdono e della purificazione della memoria
Giovanni Paolo II si è riservato di dire il prossimo 12 marzo, "giornata del perdono", una parola definitiva sugli "errori" e le "deviazioni" compiuti, rispetto al Vangelo, dalla Chiesa nel corso dei secoli, dopo che la Commissione storico-teologica avrà pubblicato il 6 marzo un "documento" per spiegare come tutto questo sia stato possibile.
Ma intanto, ieri, ha affidato, al Segretario di Stato, cardinal Angelo Sodano, un messaggio rivolto, a suo nome, al convegno su Giordano Bruno iniziato ieri a Napoli, in cui si afferma che quel "triste episodio della storia cristiana moderna ci invita a rileggere anche questo evento con spirito aperto alla piena verità storica".Riferendosi alle ricerche di studiosi "di diversa ispirazione" sul pensiero di Giordano Bruno - che maturò nel secolo XVI quando la cristianità era divisa perché Lutero, Calvino, EnricoVIII avevano staccato da Roma intere nazioni - Sodano ritiene che le "scelte intellettuali" del filosofo nolano rimangano "incompatibili con la dottrina cristiana", anche se "spetta ad un'indagine ulteriormente approfondita valutare l'effettiva portata della sua divaricazione dalla fede". Ma non c'è dubbio - sottolinea - che "aspetti di quelle procedure" seguite dai tribunali dell'inquisizione di Venezia e di Roma, per giudicare il frate domenicano accusato di "eresia", ed "il loro esito violento per mano del potere civile non possono non costituire oggi per la Chiesa un motivo di rammarico". D'altra parte- rileva Sodano -. solo quasi quarant'anni fa il Concilio Vaticano II ha stabilito con molta nettezza che "la verità non si impone che in forza della verità stessa" e "nell'assoluto rispetto della coscienza e della dignità di ciascuna persona". Ecco perché, ieri, nel ripercorrere la tragica vicenda che portò Giordano Bruno, a 52 anni, ad essere bruciato vivo a piazza Campo de' Fiori a Roma il 17 febbraio 1600, con sentenza del Papa ClementeVIII, nonostante avesse proclamato contestualmente l'Anno Santo della "riconciliazione e del perdono", la Radio Vaticana. rilevava ieri che quel "rogo brucia ancora nelle coscienze". Infatti, la sfida lanciata agli inquisitori da Bruno pesa ancora: "Tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell'ascoltarla".
Certo - ha rilevato il prof. Pasquale Giustiniani aprendo ieri il convegno organizzato su Bruno dalla Facoltà teologica dell'Italia meridionale - la Chiesa cattolica, sia pure tardivamente, tenta di compiere un gesto di "purificazione della memoria". Ma ha subito aggiunto: "Forse, vuol dire cancellare un'infamia comunque perpetrata, togliere adesso le conseguenze di un peccato commesso ieri?". E per lasciare aperto questo inquietante interrogativo, che riassume la rottura tra la Chiesa e la coscienza moderna, ha ricordato che il grande inquisitore del filosofo nolano, il cardinale e gesuita Roberto Bellarmino, il cui parere fu decisivo fu per indurre Clemente VIII a condannarlo al rogo, portò il peso di quella condanna per tutta la vita, come emerge dai suoi ultimi scritti prima di morire nel 1622. Bellarmino aveva percepito che Giordano Bruno, con la sua visione dell'infinito aperta ad una pluralità di mondi, aveva aperto un'"era nuova" per lo sviluppo del pensiero moderno, come, più tardi, aveva compreso che Galileo Galilei aveva dato un serio colpo alla concezione geocentrica o tolemaica del mondo, con una basescientifica all'ipotesi matematica di Niccolò Copernico sull'eliocentrismo, anche se non aveva fornito la prova definitiva che si avrà nel 1684 con la scoperta della legge sulla gravitazione universale con Newton.
Il Bellarmino confidava, infatti, a Galilei, in occasione della censura del 1615 a cui seguirà nel 1633 la condanna per "eresia", che, qualora le sue osservazioni sperimentali a sostegno dell'eliocentrismo avessero trovato una base scientifica certa, si sarebbe dovuto "rivedere tutto anche dal punto di vista della Scrittura". Come, poi, è avvenuto.
Di qui il ruolo da lui svolto come inquisitore per far condannare, prima, Giordano Bruno, e, poi, Galilei. Il teologo della Casa pontificia, il domenicano Georges Cottier, intervenendo ieri al convegno di Napoli, più che analizzare il caso di Giordano Bruno, ha cercato di spiegare il senso della "purificazione della memoria", facendo una distinzione tra "la Chiesa che è sempre santa" ed "i suoi membri che possono essere peccatori". C'è, quindi, da "capire, anche se non giustificare", quei teologi e giudici dell'inquisizione, i quali, chiusi nel loro orizzonte culturale, compirono atti certamente "riprovevoli", la cui grave portata storica va, però, vista non soltanto sul piano soggettivo, ma nel contesto storico in cui si trovarono ad agire. La "purificazione della memoria", perciò deve mirare ad individuare fino a qual punto furono da essi compiuti degli "abusi soggettivi" rispetto ad orientamenti e ad una prassi della Chiesa. E' una tesi che ritroviamo anche nel messaggio del card. Sodano là dove afferma che "ì membri del Tribunale dell'inquisizione processarono Giordano Bruno con i metodi di coazione allora comuni, pronunciando un verdetto che, in conformità al diritto dell'epoca, fu inevitabilmente foriero di una morte atroce".
Il teologo Bruno Forte, membro della Commissione storico-telogica che sta elaborando il documento che sarà pubblicato il prossimo 6 marzo, ha sostenuto che la "purificazione della memoria" è necessaria "perché non si ripetano, oggi e nel futuro, gli errori del passato con una corrispondenza della vita dei credenti al Vangelo" e per stabilire le "responsabilità" di quanti fecero uso di "metodi di intolleranza e persino di violenza in contrasto con il Vangelo".
Il convegno di Napoli proseguirà oggi con interventi di studiosi di Bruno come Michele Ciliberto, Domenico Sorrentino, Paolo Miccoli, Saverio Ricci. Ma il grande appuntamento è, ormai, quello del 12 marzo quando Papa Wojtyla, che ha voluto promuovere questa revisione storica sulle "colpe" del passato, nonostante le riserve dei settori conservatori della Chiesa, parlerà della "purificazione" e del "perdono".
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vedi anche
Il rogo di Giordano Bruno