Ma un altro Sole nell'universo potrebbe anche esserci| Risposta alle tesi degli scienziati Nasa e di Zichichi sulla unicità della vita |
| LA POSSIBILITA' di presenza di vita nell'universo, fuori dal nostro pianeta, incuriosisce ed affascina pensatori, filosofi, religiosi,
scienziati. E' di pochi giorni il perentorio annuncio di scienziati della Nasa che escludono la possibilità di una qualsivoglia
compagnia di altri esseri, e ci lascia in una solitudine di dimensioni universali. Cui si contrappongono opinioni, spesso autorevoli, di
segno opposto. Ne ha scritto anche Zichichi, su queste colonne, ed al suo testo mi riferisco per qualche commento. Innanzitutto, un
dettaglio. Dice il noto scienziato: "Il Sole ci illumina e riscalda in modo quasi ideale. Se fossimo più lontani moriremmo di freddo.
Se... la distanza fosse minore moriremmo di caldo. Se il Sole fosse più grande... le sue radiazioni sarebbero troppo intense. Se
fosse più piccolo, troppo deboli. Insomma il Sole è per noi proprio quello che noi avremmo dovuto sperare se con una bacchetta
magica (non esistono bacchette magiche) avessimo cercato di venir fuori così come siamo dal nulla". E qui sembra invertita la
direzione del nesso di causa ed effetto: la vita, così come è qui sulla terra, si è formata a seguito di una serie di avvenimenti
chimico-fisici determinati dalle condizioni ambientali presenti sulla terra, fra le quali il Sole aveva, così come ha, un ruolo assai
importante. Sono state quelle condizioni che hanno determinato la vita come è stata, ed anche come si è finora evoluta. Se il Sole
fosse stato più lontano o più vicino, più piccolo o più grande, la vita sarebbe stata diversa, o non si sarebbe formata. Ma non è che il
Sole, per fortunata e quasi magica combinazione, sia adatto alla vita: è la vita che è adatta al Sole ed all'ambiente che la hanno
determinata. E l'evoluzione successiva è stata in parte determinata da cambiamenti ambientali e climatici, tipo la crescente
presenza di ossigeno nell'atmosfera e la conseguente "schermatura" dalle radiazioni.
Vi è poi una affermazione sulla quale ho una opinione diversa. Dice Antonino Zichichi: "Non c'è una stella a noi nota che sia simile
al Sole nei suoi dettagli essenziali per assicurarci la vita. Eppure di stelle ce ne sono 200 miliardi nella nostra galassia. Anche la
nostra galassia non è unica e sola. Ce ne sono almeno cento miliardi nel cosmo". Questa affermazione, nella sua drasticità, mi
appare non coerente con i limiti delle nostre conoscenze. Ci troviamo dinanzi a centinaia di miliardi di oggetti di varia struttura
(pianeti, stelle, ammassi di gas, buchi neri ecc.), dei quali conosciamo sì e no il sistema solare e poco più: come si può escludere
che da qualche parte ci sia un qualcosa di "simile al sole nei suoi dettagli essenziali", che ci sia un sistema nel quale si possa
generare un fenomeno assimilabile alla vita? Il fatto che noi non conosciamo un qualcosa di "simile al sole" non significa affatto che
questo qualcosa non possa esistere. Significa solo che non ne sappiamo abbastanza per affermare alcunché. Semmai vale una
considerazione, e cioè che l'unico sistema che conosciamo abbastanza bene, il sistema solare, presenta il fenomeno della vita in
un suo pianeta. E visto che l'origine dei miliardi di corpi celesti, alla luce delle teorie più accreditate, sembra essere comune,
dobbiamo pensare che fra i vari corpi celesti vi sia una certa affinità di composizione naturale, di leggi chimiche, di leggi fisiche, e
quindi la presenza di corpi nei quali sia possibile la vita potrebbe non essere così insolita. Perché, è bene ricordarlo, la formazione
della vita sulla terra è stata determinata da particolari condizioni chimico-fisiche, inquadrabili nelle leggi della chimica, della fisica,
della termodinamica. Il collega Zichichi afferma che "ci troviamo in questo sparuto angolo dell'Universo con quello straordinario
privilegio unico della coscienza, la cui frontiera è l'esistenza della ragione". Rispetto questa opinione, che viene da uno scienziato di
alto livello, ma non mi sento di affermare con certezza che non esistono altre forme di vita, ed escludere che alcune di queste
possano essere dotate di qualcosa di simile alla coscienza.
Nel Discorso sul Metodo Cartesio avanza quattro raccomandazioni, la prima delle quali recita: "Non accogliere mai nulla per vero
che non sia conosciuto esser tale con evidenza; evitare, cioè, accuratamente la prevenzione, non diventar preda, dunque, di quello
che si chiama pregiudizio". In altre parole, un briciolo di dubbio, per l'appunto, cartesiano, appare obbligatorio. Io credo che di fronte
ad un problema del tipo di quello che stiamo affrontando non si possano avanzare certezze: la prova negativa nella scienza in molti
casi è assai difficile da raggiungere. E' facile dire che esistono i gatti sulla terra, perché li vediamo, ma è impossibile escludere in
modo definitivo l'esistenza di qualcosa di paragonabile alla nostra vita in uno o più fra i miliardi e miliardi di corpi celesti, molti dei
quali, presumibilmente, simili al nostro. Il che non significa che io ritenga probabile imbattermi in una astronave di marziani. Significa
solo che ne sappiamo troppo poco di un universo troppo grande, e che il fatto che qui da noi, in un insieme che dell'universo fa
parte, il fenomeno vita, caratterizzato per quanto riguarda l'uomo dalla coscienza, sia tranquillamente sorto e si sia sviluppato deve
farci pensare che, forse, non si tratta di un fenomeno così unico ed impossibile. |