Democrazia, istruzioni per l'uso. La ricetta di DahlElogio della "poliarchia", per vincere il
pensiero unico Il "governo dei molti" altro non è che una rete di centri di potere che si limitano
reciprocamente |
| La democrazia è un sistema che non annoia sostenitori e critici. Nel XX secolo scivolò in
una fase quasi tragica coi totalitarismi, per poi mostrare una vivida capacità di recupero e
quasi di trionfo. Nel volume Sulla Democrazia Robert Dahl, professore di scienza politica
alla Yale University ed autore ben conosciuto in Italia, si propone un nuovo esperimento:
stendere in maniera chiara e concisa un "manuale di democrazia" che rivolgendosi a tutti
spieghi che cosa sia, su quali basi si fondi e come funzioni.
L'opportunità di ritornare a riflettere sul tema è catalizzata da eventi che possono sfuggire a
chi come noi vive in sistemi democratici ormai consolidati: il primo dei quali è che le
principali alternative alla democrazia - monarchia centralizzata, oligarchia del suffragio
ristretto, totalitarismo - sono crollati. Rimangono quasi solo dittature militari e governi
autoritari come in Cina, un immenso Paese che in molte migliaia di anni non ha mai avuto
una democrazia. Meno della metà della popolazione mondiale vive oggi entro regimi
democratici. Ciò significa che vi sono luoghi dove la democrazia va introdotta, altri dove va
consolidata, altri dove va migliorata.
Il concetto di democrazia è antico di 25 secoli ed è greco. Le democrazie di allora vissero
ad Atene e nella Roma repubblicana a partire dal 500 a.C. circa e terminano ad Atene con
l'arrivo dell'Impero macedone, e a Roma con l'Impero di Augusto. Dopo l'antichità e alcune
esperienze di governo popolare nel Medioevo, il nuovo grande esperimento democratico fu
quello americano iniziato nel 1776 su una scala alquanto vasta e destinata a crescere, il che
rese subito evidente l'impossibilità di edificare una democrazia diretta e la necessità di una
democrazia rappresentativa.
Secondo Dahl esistono 5 criteri che consentono di parlare di processo democratico:
partecipazione effettiva; valore pari di ogni voto; diritto all'informazione; controllo dell'ordine
del giorno politico, universalità del suffragio col voto alle donne (esse ne erano escluse in
Francia sino al 1945). A questi criteri si legano i vantaggi del governo democratico, tra cui
la maggior floridezza dei Paesi democratici e l'evento, già intuito da Kant, che le democrazie
moderne non entrano in guerra le une con le altre. Un ruolo importante gioca per Dahl il
concetto di uguaglianza politica, ossia l'idea che tutti i cittadini sono abilitati a esprimere
opinioni politiche e a governare, contro l'idea platonica dei custodi i quali in virtù di una più
alta conoscenza sarebbero meglio in grado di difendere e promuovere il bene di tutti: "tra gli
adulti nessuno è a tal punto meglio qualificato degli altri a governare, da indurci a conferirgli
pieno e definitivo potere sul governo dello Stato".
Il governo democratico su larga scala ossia in Paesi grandi è chiamato da Dahl democrazia
poliarchica che è qualcosa di più della democrazia rappresentativa, perchè allude alla
molteplicità dei centri di governo e alla partecipazione democratica diffusa. In senso letterale
poliarchia è da rendere come "governo dei molti", apparendo ricalcato sui termini
"oligarchia" e "monarchia" (governo dei pochi, governo di uno).
Nel volume si segnala una discussione attenta del caso India, che con il suo miliardo di
abitanti rappresenta almeno formalmente la più grande democrazia del mondo, sebbene
Dahl la consideri una democrazia improbabile e con un futuro rischioso per l'enorme
quantità di lingue, caste, religioni, classi, etnie che la compongono e che da tempo vi
coabitano con difficoltà. Significative le pagine dedicate al nesso tra democrazia e
capitalismo, in cui l'autore legge elementi positivi e negativi. Tra gli ultimi l'assunto che il
capitalismo, creando inevitabilmente delle disuguaglianze, limita il potenziale democratico e
favorisce l'ineguale distribuzione delle risorse politiche. Si lega a ciò il fatto che il governo
delle aziende capitalistiche è essenzialmente non democratico, talvolta vicino al dispotismo,
costituendo un fattore importante dell'ineguale distribuzione delle risorse politiche. La sfida
proveniente dall'ordine economico, insieme a quella della diversità culturale e a quella della
globalizzazione, dove prevalgono le decisioni prese dalle elite a spese del controllo
democratico, sono ritenute da Dahl le maggiori per la democrazia del XXI secolo. |