RASSEGNA STAMPA

9 FEBBRAIO 2000
JEREMY RIFKIN
LA GRAN BRETAGNA BREVETTA EMBRIONI
A volte un grande cambiamento arriva senza preavviso, trasformando il modo in cui percepiamo noi stessi riguardo alle future generazioni. Così è stato quando il mondo ha sentito parlare per la prima volta di Dolly, la pecora clonata. Ora Ian Wilmut, lo scienziato scozzese che ha clonato Dolly, è passato alla storia per la seconda volta: l'Ufficio Brevetti britannico ha appena accordato a Wilmut, del Roslin Institute, i brevetti per il suo processo di clonazione e per tutti gli animali clonati utilizzando questo processo; i brevetti sono stati ceduti alla Geron Corp., società di biotecnologie californiana. Ma c'è dell'altro. Il brevetto comprende anche come proprietà intellettuale - cioè come invenzione brevettata - tutti gli embrioni umani clonati fino allo stadio di blastocisti, rappresentato da un grappolo di circa 140 cellule. Per la prima volta un governo ha dichiarato che un essere umano specifico, creato attraverso il processo di clonazione, per l'Ufficio Brevetti va considerato, nella sua primissima fase di sviluppo, come un'invenzione. Le implicazioni sono profonde e di vasta portata. Se nel 1865 gli Stati Uniti hanno abolito la schiavitù, rendendo illegale il fatto che qualunque essere umano possieda un altro essere umano dopo la nascita, ora la Gran Bretagna ha iniziato una nuova era, nella quale un essere umano può essere posseduto, come proprietà intellettuale, nelle fasi di gestazione tra il concepimento e la nascita. Se infatti gli embrioni umani clonati sono considerati invenzioni umane, che ne è della nostra nozione di Dio come creatore? Che cosa risponderanno le future generazioni quando i loro figli chiederanno da dove vengono i bambini? Che sono invenzioni di scienziati e proprietà di società di scienze della vita? La Geron Corp. dice di non avere intenzione di clonare un essere umano nato in modo completo, ma solo di utilizzare embrioni umani clonati come strumenti di ricerca. Tuttavia questo sconvolgente brevetto è un primo passo verso un futuro di tecnologia riproduttiva umana e di bambini progettati, nel quale la vita umana in fase di gestazione è una proprietà sfruttabile commercialmente in modi che sfidano la nostra nozione sul significato stesso di essere umano. E' possibile che in un futuro non lontano i genitori ordinino i figli nello stesso modo in cui comprano gli altri prodotti - i figli come nuova esperienza di shopping. Poco alla volta si sono poste le fondamenta per ridefinire i mattoni che costituiscono l'edificio della vita - i geni, i cromosomi, le cellule, gli organi, i tessuti, e ora gli embrioni umani clonati - come proprietà privata, sfruttabile sul mercato della biologia. Dove ci porterà questo viaggio? Economista, autore de "Il secolo Biotech"
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