RASSEGNA STAMPA

3 FEBBRAIO 2000
ROBERTO BERETTA
Cottier: mea culpa sì, ma senza riabilitazione
Padre Georges Cottier, teologo pontificio e segretario della Commissione teologica internazionale che ha preparato - fra l'altro - le sessioni vaticane di studio su Inquisizione e Shoà, parteciperà al convegno di Napoli su Giordano Bruno.
Allora, padre, la parola d'ordine sembra una sola: riabilitare il Nolano.
"No, non parlerei di "riabilitazione". Questo è un termine che riguarda il giudizio corretto sulla vita e sul pensiero di una persona e può essere applicato per esempio al Savonarola, che forse sarà anche beatificato. Bruno invece non può essere riabilitato come pensatore cattolico semplicemente perché il suo pensiero non è mai stato cattolico; egli fin dall'inizio negava idee come il dogma della Trinità, o l'unicità dell'anima personale... Il problema è semmai che il filosofo nolano fu condannato al rogo, mentre oggi sappiamo che non si può usare la pena di morte per punire un uomo che sostiene - seppure pubblicamente e con qualche provocazione - posizioni anti-cristiane".
Dunque un mea culpa relativo al modo, non ai contenuti...
"Nel caso di Bruno la domanda di perdono a Dio da parte della Chiesa riguarda i mezzi usati per la difesa della verità. La Chiesa deve sempre sostenere la fede, ma non col braccio secolare".
Tra l'altro, pare che il processo al domenicano fu regolare.
"Sì, il processo durò 7 anni e fu fatto secondo le norme, con la volontà di salvare l'imputato".
E tuttavia il caso di Bruno è divenuto ideologicamente esemplare.
"Perché così l'hanno fatto diventare. Il Nolano è stato preso come simbolo della libertà di pensiero dagli anticlericali del secolo scorso. Ma il vero Bruno non era un libero pensatore nel senso moderno della parola: era piuttosto un uomo del Rinascimento che difendeva le ragioni della filosofia contro la teologia... Nel suo caso vedo perciò parecchi miti da ridimensionare e il lavoro degli storici sarà molto importante per determinare chi era davvero Giordano Bruno".
Secondo lei?
"Era un brillante scrittore, non sempre facile, che esprime teorie scientifiche interessanti...".
La scienza, appunto: si può istituire un confronto fra il trattamento usato dalla Chiesa verso Bruno e il processo di poco successivo a Galileo?
"No. Galileo era un credente ed è stato accusato per proposizioni scientifiche all'epoca ritenute incompatibili con la visione cristiana del mondo. Ma con lui non ci fu mai questione di fede. Con Bruno, invece, questo non si può dire".
Ma il ripensamento della Chiesa sul rogo non sarà interpretato come una marcia indietro sui contenuti?
"No. Anzitutto il simposio di Napoli non è organizzato dalla Chiesa, ma da una facoltà di teologia. Poi non sarà una richiesta di perdono, bensì un'occasione per studiare il caso e ristabilire la verità storica. Certo, ci saranno manifestazioni tendenti ad accreditare Bruno come martire del libero pensiero; ma noi non vogliamo entrare in questa polemica".
Bruno piace pure al dissenso cattolico. Il teologo Drewermann, ad esempio, si identifica volentieri con lui, anche perché ridusse le religioni a mito.
"Bruno pensava che le religioni fossero un fatto sociale e si equivalessero tra loro. Ma ciò non è affatto il segno della modernità. Anzi, oggi la ragione si trova bene con la fede".
Il fatto che Bruno fosse ecclesiastico aumenta la responsabilità della Chiesa nei suoi confronti?
"In un certo senso sì: non capisco infatti come fu accettato nell'Ordine domenicano, dal momento che già al noviziato dimostrava forti difficoltà sulla fede".
Bruno ebbe problemi anche coi protestanti. Le risulta che costoro abbiano in programma qualche revisione storica nei suoi confronti?
"In effetti il filosofo aderì alla riforma calvinista, ma ebbe difficoltà e dovette fuggire da Ginevra, poi ancora dalla Germania. Tuttavia la vicenda di Bruno ha pesato molto più sulla storia italiana che su quella dei protestanti. E comunque, per adesso, sono solo i cattolici a fare autocritica".
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vedi anche
Il rogo di Giordano Bruno