RASSEGNA STAMPA

2 FEBBRAIO 2000
JEAN MARC LEVY-LEBLOND
Un risoluto materialista
Lo scomunicarono luterani, calvinisti e cattolici
Nel corso delle sue peregrinazioni, Giordano Bruno scrisse numerose opere metafisiche, teologiche e cosmologiche, in uno stile spesso critico e a volte anche satirico. Si può avere un'idea del suo tono anche soltanto leggendo alcuni dei suoi titoli più polemici: La cena de le ceneri (purtroppo premonitore), Spaccio de la bestia trionfante, Cabala del cavallo pegaseo, De gli eroici furori. Anche nelle sue opere dai titoli più "seri", quali De l'infinito, de l'universo e dei mondi, o De la causa, del principio e de l'Uno, generalmente in forma di dialoghi, la sua scrittura ha una libertà di tono, una vivacità sempre stimolanti.
Bruno sviluppa nei suoi libri una concezione del mondo risolutamente materialista e unitaria, che gli procurerà tre scomuniche: quelle dei luterani, dei calvinisti e dei cattolici, ma gli varrà in seguito l'ammirazione di Spinoza e di Hegel.
Non fu condannato, come la Chiesa sostiene tuttora a propria difesa, per la sua visione cosmologica, bensì per la sua posizione eretica. Come se le due cose fossero separabili, o come se la seconda giustificasse il rogo più della prima... Comunque, più dell'eterodossia delle sue opinioni, a renderlo insopportabile alle istituzioni religiose fu la sua capacità di modificarle. Più che scettico, Giordano Bruno era relativista. Nel 1588, anticipando di quasi due secoli la tolleranza dei Lumi, scrisse che la sua religione era quella "della pacifica convivenza tra le religioni, fondata sull'unica regola della mutua intesa e della reciproca libertà di discussione". Mentre ripone la sua fiducia nella "ragione di ciascuno", Bruno disprezza i dotti. E si identifica spesso con l'asino, che nella sua ignoranza, pazienza e ostinazione rappresenta l'allegoria emblematica di chi ricerca la verità.
Adottata la dottrina copernicana, Bruno supera l'eliocentrismo per farsi ardente propagandista di un universo infinito, della pluralità dei mondi e del vitalismo cosmico: Sarebbe certo abusivo voler vedere in Giordano Bruno il pioniere della nuova scienza. Se Galileo, nato vent'anni dopo, inaugurerà la modernità, Bruno resta legato ai modi del pensiero arcaico. Ma al di là del tributo impostogli dalla sua libertà di spirito, in un'epoca tutt'altro che incline a permetterla, c'è una forte lezione da trarre dalla sua opera - poiché le idee nuove non nascono mai nella forma chiara e netta che la posterità conferisce loro retroattivamente. In Giordano Bruno troviamo elementi di ermetismo, di magia naturale, di filosofia neoplatonica che uniti insieme producono una concezione audace e visionaria del mondo.
Sebbene non gli si possa attribuire nessuna scoperta scientifica di rilievo, Bruno ha giocato così un ruolo essenziale, preparando le menti alla rivoluzione galileiana.
Le numerose, recenti scoperte di pianeti esterni al sistema solare, lo sviluppo della ricerca sulle eventuali forme di vita extraterrestri, così come l'ipotesi Gaia, oggi scientificamente più credibile, costituiscono un magnifico omaggio alla sua prescienza.
Quanto a noi, siamo oggi più capaci dei contemporanei di Giordano Bruno di comprendere i protagonisti di quelle esuberanti polemiche, di quelle feconde confusioni, di quei paradossali arcaismi che preparavano il futuro? In questi tempi di pretese certezze razionali, dovremmo ricordarci di quanto dobbiamo a quelle indocili menti.
(traduzione di Elisabetta Horvat)
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vedi anche
Il rogo di Giordano Bruno