Un risoluto materialista| Lo scomunicarono luterani, calvinisti e cattolici |
| Nel corso delle sue peregrinazioni, Giordano Bruno scrisse
numerose opere metafisiche, teologiche e cosmologiche, in
uno stile spesso critico e a volte anche satirico. Si può avere
un'idea del suo tono anche soltanto leggendo alcuni dei suoi
titoli più polemici: La cena de le ceneri (purtroppo
premonitore), Spaccio de la bestia trionfante, Cabala del
cavallo pegaseo, De gli eroici furori. Anche nelle sue opere
dai titoli più "seri", quali De l'infinito, de l'universo e dei
mondi, o De la causa, del principio e de l'Uno,
generalmente in forma di dialoghi, la sua scrittura ha una
libertà di tono, una vivacità sempre stimolanti.
Bruno sviluppa nei suoi libri una concezione del mondo
risolutamente materialista e unitaria, che gli procurerà tre
scomuniche: quelle dei luterani, dei calvinisti e dei cattolici,
ma gli varrà in seguito l'ammirazione di Spinoza e di Hegel.
Non fu condannato, come la Chiesa sostiene tuttora a
propria difesa, per la sua visione cosmologica, bensì per la
sua posizione eretica. Come se le due cose fossero
separabili, o come se la seconda giustificasse il rogo più
della prima... Comunque, più dell'eterodossia delle sue
opinioni, a renderlo insopportabile alle istituzioni religiose fu
la sua capacità di modificarle. Più che scettico, Giordano
Bruno era relativista. Nel 1588, anticipando di quasi due
secoli la tolleranza dei Lumi, scrisse che la sua religione era
quella "della pacifica convivenza tra le religioni, fondata
sull'unica regola della mutua intesa e della reciproca libertà
di discussione". Mentre ripone la sua fiducia nella "ragione
di ciascuno", Bruno disprezza i dotti. E si identifica spesso
con l'asino, che nella sua ignoranza, pazienza e ostinazione
rappresenta l'allegoria emblematica di chi ricerca la verità.
Adottata la dottrina copernicana, Bruno supera
l'eliocentrismo per farsi ardente propagandista di un
universo infinito, della pluralità dei mondi e del vitalismo
cosmico:
Sarebbe certo abusivo voler vedere in Giordano Bruno il
pioniere della nuova scienza. Se Galileo, nato vent'anni
dopo, inaugurerà la modernità, Bruno resta legato ai modi
del pensiero arcaico. Ma al di là del tributo impostogli dalla
sua libertà di spirito, in un'epoca tutt'altro che incline a
permetterla, c'è una forte lezione da trarre dalla sua opera -
poiché le idee nuove non nascono mai nella forma chiara e
netta che la posterità conferisce loro retroattivamente. In
Giordano Bruno troviamo elementi di ermetismo, di magia
naturale, di filosofia neoplatonica che uniti insieme
producono una concezione audace e visionaria del mondo.
Sebbene non gli si possa attribuire nessuna scoperta
scientifica di rilievo, Bruno ha giocato così un ruolo
essenziale, preparando le menti alla rivoluzione galileiana.
Le numerose, recenti scoperte di pianeti esterni al sistema
solare, lo sviluppo della ricerca sulle eventuali forme di vita
extraterrestri, così come l'ipotesi Gaia, oggi scientificamente
più credibile, costituiscono un magnifico omaggio alla sua
prescienza.
Quanto a noi, siamo oggi più capaci dei contemporanei di
Giordano Bruno di comprendere i protagonisti di quelle
esuberanti polemiche, di quelle feconde confusioni, di quei
paradossali arcaismi che preparavano il futuro? In questi
tempi di pretese certezze razionali, dovremmo ricordarci di
quanto dobbiamo a quelle indocili menti.
(traduzione di
Elisabetta Horvat) |