| Una foto scambiata: banale errore o rivelazione metafisica? | Nietzsche non assomiglia né all'uomo-dinamite venuto a tagliare in
due la storia del mondo (era il parere di un giornalista svizzero, lui
ne era rimasto entusiasta), né a un oltreuomo emancipato ed
emancipante. Assomiglia, il più delle volte, a quello che in effetti fu:
un professore in pensione. In una foto del 1890, che lo ritrae con la
madre, ha anche l'aria di un sempliciotto o persino di uno stupido,
come ha autorevolmente osservato Jacques Derrida. Ora, su un
Tuttolibri del novembre 1991 la foto era apparsa con la didascalia
"Nietzsche con la moglie" (come sappiamo, Nietzsche non si sposò
mai). Avevo a suo tempo segnalato questa circostanza a chi di
dovere, ma poco dopo la foto era riapparsa con la didascalia
"Nietzsche con la sorella". Verrà il giorno in cui la didascalia sarà:
"Nietzsche con la figlia". Non lo dico per vantarmi, perché ho
lasciato che si facesse di molto peggio. Giorni fa, il fotografo
Giovanni Giovannetti mi ha telefonato dicendomi che un libro su
Nietzsche che ho curato l'anno scorso per Laterza conteneva un
errore grosso come una casa. La foto di copertina (riprodotta qui a
fianco, notissima nella iconografia nietzscheana), infatti, non ritrae
l'oltreuomo, bensì Umberto I di Savoia. Giovannetti mi ha spiegato
che all'origine della confusione c'è una mostra di iconografia
nietzscheana tenutasi a Torino anni fa, nella quale era finita, non si
sa come, anche quella immagine (dovuta a Montabone, fotografo
della Real Casa), che ritraeva il re buono, che poi non era buono
affatto, come sapeva Franti, unico nietzscheano in una classe di
pecoroni. L'errore si era poi trasmesso con grande naturalezza,
malgrado in più occasioni Giovannetti avesse avvisato i giornali, e
questi avessero pubblicato delle rettifiche. Succederà anche questa
volta. Ma, archiviato il caso, si apre la domanda metafisica: si tratta
di un banale errore (come sarei fermamente portato a credere)
oppure ha a che fare con i caratteri fondamentali della filosofia di
Nietzsche, e magari della intera età post-metafisica (risposta
grandiosa e assolutoria, per me e per altri)? Per assurdo che possa
sembrare, ci sono argomenti anche per la seconda tesi. Mi spiego.
Nell'aprile del 1888 Nietzsche era arrivato per la prima volta a
Torino, e ne era stato stranamente entusiasta. Alcuni hanno visto in
questa predilezione la prima avvisaglia della pazzia che si scatenerà
tra il dicembre di quell'anno e i primi del gennaio successivo,
quando Nietzsche forse abbraccia un cavallo, certamente scrive
lettere esaltate ad amici, a colleghi, a sconosciuti, alla mamma (o
moglie o sorella o figlia che fosse). Queste lettere, spesso ispirate e
comiche, hanno suscitato, presso il pubblico e gli studiosi, una
motivata simpatia per il loro autore, in altri scritti minaccioso e tetro.
Al di là del caso umano, hanno altresì suggerito recepite letture
filosofiche: Nietzsche anticipa Warhol, nel mondo postmoderno
non solo saremo tutti famosi per quindici minuti, ma, soprattutto,
tutti saremo tutti i nomi della storia. Spicca infatti, tra questi biglietti,
la lettera (data del timbro postale 6 gennaio 1889) che persuase lo
storico Jacob Burckhardt della follia dell'ex collega: "Caro signor
professore, alla fine sarei stato molto più volentieri professore
basileese che Dio; ma non ho osato spingere così lontano il mio
egoismo da omettere, per causa sua, la creazione del mondo. Come
vede, bisogna fare dei sacrifici, comunque e dovunque si viva (...)
Quel che è sgradevole e nuoce alla mia modestia è il fatto che in
fondo io sono tutti i nomi della storia". Dunque, prima
giustificazione: se Zarathustra-Zelig era tutti i nomi della storia,
qualunque foto poteva andare, dunque anche quella di Umberto. Si
noti poi che, sempre in quella lettera, Nietzsche scriveva: "Domani
viene mio figlio Umberto con la graziosa Margherita, che però
riceverò egualmente in maniche di camicia". Alludeva proprio a
Umberto I. |