| Francesco Garritano, "Aporie comunitarie. Fino alla fìne del mondo", Jaca Book, pagine 247, lire 34.000 | Ciò che innanzitutto colpisce, in "Aporie comunitarie. Fino alla fìne del mondo", l'ultimo libro di Francesco Garritano (Jaca Book, pagine 247, lire 34.000) è, innanzitutto, la scrittura, abbastanza inusuale in un testo filosofico. Per formulare le sue tesi sulla legge, la parola, la libertà, il sapere, il desiderio, Garritano comincia quasi sempre col citare un testo letterario, un racconto simbolico, un celebre motto di spirito.
Così, in quasi tutti i capitoli del libro, la descrizione di situazioni e personaggi emblematici introduce alle problematiche filosofiche sulla condizione dell'uomo occidentale alla fine del ventesimo secolo.
Così, anche nel "Prologo", si parte da un noto romanzo di Philip K. Dick (da cui è stato tratto l'ancor più celebre film "Blade
Runner"), che descrive le condizioni di una Terra ormai distrutta da una guerra nucleare, sommersa dalla polwre atomica e quasi interamente spopolata per la migrazióne degli uomini su Marte. Sul nostro pianeta sono rimasti solo esseri umani dotati di una intelligenza ridotta, androídi o robot creati dagli uomini come strumenti di conquista, che ora si rivoltano loro contro, e poliziotti cacciatori votati alla soppressione di questi rivoltosi.
In questa lotta in cui la vita sembra aver abbandonato definitivamente il nostro mondo, in questa guerra fra androidi che si mobilitano per spodestare i dominatori del globo terrestre e gli uomini che hanno perduto ogni residuo di umanità (l'empatia, l'affezione per l'altro, la capacità di aprirsi emotivamente al diverso), Garritano vede l'emblema della putrefazione di un "umanesimo fondato sulla forza, sulla violenza, sulla costruzione di una tipologia di uomo frutto della selezione, uomo non più presente sulla Terra, dileguato negli spazi, invisibile, messo a morte dalla sua stessa idea di uomo".
Gli uomini, sebbene ancora consapevoli che "la passione è ciò che li separa da quanto è mero simulacro", dalla "freddezza di quanto è meccanico", si sono trasformati in "alieni", perché "tale passione viene messa da parte, sacrificata in nome del calcolo, del guadagno, dell'espansione, della conquista, con la conseguenza che l'uomo perde la sua umanità e diviene in tutto e per tutto simile al replicante. La passione come tempo sospeso, vuoto, non riempito dall'opera, produce timore e tremore nell'ultimo uomo, per cui non potendo di fatto essere cancellata (bisognerebbe concepire un uomo senz'anima), viene posta al servizio della ragione, trasformando così la passività in attività, l'alterità in riflesso dell'identità". E' questo commiato dal sentire che "determina la scomparsa della vita dell'uomo".
Ma c'è il desiderio. E' nel desiderio che si manifesta un soggetto che "non è in grado di configurarsi come compiuto, per cui è costitutivamente aperto al rapporto con altri. Col desiderio e nel desiderio si esprime "un'umanità consapevole che l'uomo è esposto ad altri".
Proprio perché il desiderio rappresenta nella sua essenza il superamento della riaffermazione ripetitiva del sé, dell'uno, dell'identico, particolarmente significativa appare la battuta di Groucho Marx che, dopo essere divenuto membro di un esclusivo club di Hollywood (il Friar's Club), invia un telegramma al suo direttore con le seguenti parole: "Vi prego di accettare le mie dimissioni. Non voglio far parte di nessun club pronto ad accettarmi tra i suoi membri".
Garritano si sofferma a lungo su questa frase, connettendola con l'atteggiamento di Woody Allen in "Io e Annie". A un certo punto del film Allen, dopo aver menzionato il motto di Groucho, afferma che come "questi rinuncia a far parte del Friar's Club una volta accettato", così lui "è attratto da varie donne che, nel momento in cui corrispondono la sua passione amorosa, lo pongono nella condizione di allontanarsi, di essere altrove".
Tanto nella repulsione del club che accoglie Groucho, quanto in quella di Woody per le donne che lo accettano, traspare con evidenza - dice Garritano- ciò che è proprio del soggetto del desiderio: il suo nomadismo, il suo essere sempre altrove. |