| Sul lettino adesso c'è il cervello | Come se volesse recuperare sull'impressione trasmessa al lettore, cioè che la psicoanalisi sia un corpo dottrinario che per la sua storia e situazione presente appartiene più a un campo di sapere letterario che empirico, Jervis chiude così l'introduzione a Il secolo della psicoanalisi: "L'idea che le teorie freudiane non siano state semplici credenze psudoscientifiche ma, ben diversamente, il tentativo di elaborare una psicologia empirica di estremo interesse per la storia della nostra cultura, viene tuttora largamente sottovalutata". In tal senso sono indirizzati diversi tentativi fatti negli ultimi anni da vari neuroscienziati per trovare un senso nelle teorie psicoanalitiche, ma soprattutto di giustificarne l'utilizzazione terapeutica. Tra cui merita di essere segnalato il recente sfmo di Eric Kandel.
Psichiatra di formazione, Kandel, è famoso per i suoi studi sperimentali sulle basi biochimiche della memoria realizzati utilizzando il mollusco Aplasia. Nell'aprile 1998 ha pubblicato sull'American Journal of Psychiatry un lungo saggio, intitolato "A New Intellectual Framework for Psychiatry", in cui proponeva un nuovo quadro concettuale basato sulle conquiste neuroscientifiche per rifondare la psichiatra e la psicoanalisi. Alla base del modello di Kandel c'è l'assunto, rigorosamente biologico, che "tutti i processi mentali" scaturiscono dall'attività del cervello. Inoltre, la costruzione delle interconnessioni tra i neuroni, così come il loro funzionamento nella produzione dei comportamenti, vengono attribuiti da Kandel alla modulazione dell'espressione dei geni dovuta ai processi di apprendimento. Le "alterazioni nell'espressione dei geni indotta dall'apprendimento - scrive il neurobiologo statunitense - dà luogo a cambiamenti nelle configurazioni delle connessioni neuronali", e questo meccanismo generale di costruzione molecolare del funzionamento normale o patologico della cosiddetta mente, sarebbe anche quello attraverso cui la psicoterapia riuscirebbe a produrre quei cambiamenti comportamentali in grado di ristrutturare i profili disadattativi. Essa funzionerebbe cioè "attraverso l'apprendimento, producendo cambiamenti nell'espressione che modificano la forza
delle connessioni sinaptiche e cambiamenti strutturali che modificano la struttura anatomica delle interconnessioni tra cellule nervose del cervello. L'incremento della risoluzione del brain imaging - prevede Kandel - dovrebbe di fatto consentire una valutazione quantitativa dell'esito della psicoterapia".
Le reazioni del mondo psicoanalitico statunitense alla sfida lanciata da Kandel sono molto istruttive. Dalle lettere giunte alla rivista emerge la difficoltà di accettare il superamento delle vecchie idee psicoanalitiche e la paura che il "riduzionismo biologico" di fatto cancelli qualsiasi autonomia d'azione per la ricerca psicoanalitica. Kandel ha risposto scrivendo un secondo articolo, pubblicato esattamente un anno dopo con il titolo: "Biology and the Future of Psychoanalysis: A New Intellectual Framework for Psychiatry Revisited".Si tratta di un'impietosa requisitoria in cui vengono smontate passo passo le idee che guidano la pratica psicanalitica, mostrando come siano state irrimediabilmente confutate dalla ricerca empirica. Kandel invoca quindi un "rapporto Flexner" per gli istituti di psicoanalisi, che consenta, come fu fatto per l'insieme della medicina agli inizi del 1900 a seguito appunto del famoso rapporto preparato da Abrahm Flexner, di ridefinire sulla base delle nuove acquisizioni della neurobiologia i livelli formativi e i profili professionali con la nuova biologia, accogliendo per la pratica psicoterapeutica.
Il neurologo statunitense ritiene che la psicoanalisi per avere un futuro debba stabilire un dialogo con la nuova biologia, accogliendo i dati sperimentali e rifiutando le strategie terapeutiche; partire da spiegazioni completamente rinnovate circa la natura dei vincoli che condizionano l'agire umano. |